Seguendo la luce de Lucía

C’era una volta un tale di nome Paco, che suonava la chitarra come un diavolo dalle dita d’angelo, e faceva sussultare corpi e anime, con “tremolo” e “rasgueado”. C’era una volta e c’è ancora, per fortuna, il flamenco, musica e danza andalusa che gli Almoraina, nel loro quinto disco, regalano alle orecchie di chi ha voglia di ascoltare, e dedicato a chi ha voglia di immergersi, socchiudendo gli occhi, nella calda luce meridiana dell’Andalusia.

Lusìa è proprio il titolo del disco, compendio di brani originali dove linee melodiche spiccatamente spagnole si mischiano al latin, al jazz, ai ritmi del tango e della samba, con Massimiliano Almoraima e la sua chitarra che fungono da centro gravitazionale attorno al quale ruotano le voci della salentina Rachele Andrioli e dell’andalusa Beatriz Salmeròn Martìn, nonché altri musicisti di rilievo assoluto come Matteo Resta, Francesco Pellizzari, Giovanni Ceresoli, Alessandro D’Alessandro (Premio Tenco 2017), Redi Hasa e Alessandro Lorusso.

Tra l’apertura di Cerro de la Silla, nella quale sarebbe anche lecito aspettarsi una bella intro da Diego El Cigala (giusto per non scomodare il mitologico Camarón de la Isla), e la chiusura con Vengo a regalarte, e mani che battono e dita che schioccano, c’è tutto un mondo di pura passione, che a volte prende strade più sudamericane (Sambati), a volte più gitane (Zingarina), a volte cerca approdi sabbiosi (Mar de arena) e altre guarda il cielo (Amanecer), ma mai, mai, perde mai di vista quella “tierra” che l’ha visto nascere e crescere. E magari piace pensare, rileggendo il titolo del disco, che non si voglia perdere di vista quel De Lucia che tanto ha dato e continua a dare al flamenco, sfiorando ancora oggi le corde d’altri mondi.