Archeoplastica: il museo dei rifiuti spiaggiati

Approda su Produzioni dal Basso, il progetto Archeoplastica di Enzo Suma, per la creazione di un museo virtuale dei reperti trovati sulle coste.

“Ma davvero la plastica dura così tanto?”, è quello che si è chiesto e continua a chiedersi Enzo Suma, guida naturalistica a Ostuni, classe 1981, dell’associazione Millenari di Puglia, realtà dell’alto Salento impegnata nella fruizione, nella valorizzazione del territorio, nell’educazione ambientale e anche nel volontariato naturalistico. Enzo Suma è l’ideatore del progetto Archeoplastica, un vero e proprio museo virtuale dei rifiuti in plastica spiaggiati. Intervistarlo è come assistere a una mini-lezione di scienze naturali.

“Da anni, raccolgo i rifiuti durante le escursioni, ma dal 2018 ho cominciato anche ad osservarli”, racconta, “ho iniziato a raccogliere con metodo, annotando data e tipologia del rifiuto, è così che ho notato che, quelli che avevo tra le mani, erano veri e propri reperti”. In circa tre anni, Enzo ha selezionato oltre 200 rifiuti di plastica, datati dai 30 agli oltre 50 anni fa: flaconi di bagnoschiuma degli anni Sessanta, creme solari con più di cinquant’anni sulle spalle, involucri di prodotti alimentari ormai introvabili, “a ogni rifiuto trovato, corrispondeva uno studio, attraverso le pubblicità e ricerche su internet, o anche semplicemente postando la foto sui social, capivo di che rifiuto si trattasse”.

Uno studio che, oltre a riflettere sulla storia dei rifiuti, pone degli interrogativi irrimandabili anche sulla loro geografia: “nessuna delle nostre coste è salva, i rifiuti sono ovunque, in ogni caletta, su tutte le spiagge, ma è soprattutto la costa adriatica a esserne invasa, perché l’Adriatico è un mare chiuso, il maestrale che spira dal nord-ovest spinge verso le nostre coste persino i rifiuti dal Po”.

Questi rifiuti, Enzo, non li butta, ma comincia ad archiviarli: “li ho ripuliti e stoccati, a casa mia ce ne sono dappertutto, perfino nella mia stanza“, ride, “l’idea è quella di mostrarli, farne una scheda e catalogarli su internet”. Così nasce il progetto Archeoplastica, che approda su Produzioni dal Basso, per un crowdfunding finalizzato alla raccolta fondi per la creazione del sito. “Utilizzo una tecnica chiamata fotogrammetria, è come scattare una foto 3D di ogni rifiuto, perché lo si possa zoomare, ingrandire e osservare in tutti i suoi dettagli”.

L’obiettivo è quello di affiancare a questo catalogo virtuale di reperti una sezione dedicata a fare divulgazione, “c’è una grossa carenza di informazione scientifica in Italia”, sul tema dei rifiuti e della plastica. “È un progetto che intendo portare nelle scuole, non appena sarà possibile”, conclude Enzo, “i bambini sono molto più sensibili di noi al tema dell’inquinamento del mare, non capiscono come un rifiuto apparentemente in ottime condizioni possa essere più vecchio dei loro genitori”.

L’informazione ambientale a scuola è di primaria importanza: “i bambini recepiscono il messaggio e lo ripetono a casa, pensiamo che sono loro ad imparare da noi, ma spesso è vero il contrario”. In pochissimi giorni, intanto, la raccolta di Produzioni dal Basso ha raggiunto un cospicuo numero di donatori. “È il pretesto per raccontare una storia senza fine, quella della plastica, immortale, che si accumula sempre di più nei nostri mari. E che dobbiamo combattere”.

Clicca qui per contribuire al progetto Archeoplastica di Enzo Suma.