Volteggi e rasoiate sull’acqua. Stop gare, ma su kite e vele il vento soffia ancora

Un atleta della specialità hydrofoil

I surfisti a cavallo dell’onda giusta e, sullo sfondo, verso l’orizzonte, i kite che volteggiano e i foil che sfrecciano a tutta velocità a pelo d’acqua. Questo il quadro che gli appassionati degli sport del mare stanno dipingendo da qualche giorno al largo delle spiagge salentine, dopo che la Regione Puglia li ha autorizzati a riprendere gli allenamenti individuali.

E se Carlo Morelli, delegato regionale della FISW, ha raccontato la ritrovata libertà degli amanti della tavola da onda, Daniele De Nuzzo (delegato regionale della FIV, Federazione Vela per il settore kitesurf) spiega cosa ha provato chi ha dovuto rinunciare per due mesi a “volare” sull’acqua. “Non potendo fare pratica ci siamo dovuti limitare alla teoria. E quindi attraverso le dirette social o con canali privati ho sfruttato questo tempo, e come me anche altri istruttori, per preparare e diffondere materiale didattico, sia formativo (ripassare le precedenze e le tecniche non fa mai male) che dimostrativo, con tutorial che invogliavano e accompagnavano allenamenti “a secco” di equilibrio e forza. Il kitesurfing è una disciplina molto fisica: se non mantieni il corpo allenato per due mesi difficilmente riesci a tornare in acqua”.

La FIV è una Federazione molto articolata, organizzata in zone, simili a comitati interregionali (la Puglia, insieme alla Basilicata, forma la cosiddetta VIII zona), a loro volta comprendenti tantissime classi veliche, tra le quali anche il windsurf e il kiteboard. “Quest’ultima disciplina fa a sua volta capo alla CKI (Classe Kitebording Italia): io sono l’intermediario tra la classe del kite e la zona e mi occupo del difficile compito di organizzare le attività connesse a questa specialità. Quindi anche manifestazioni agonistiche, zonali e nazionali, indispensabili per individuare gli atleti da far partecipare alle competizioni italiane, internazionali ed, eventualmente, avviare alla preparazione olimpica in vista di Parigi 2024. La prima Olimpiade in cui l’hydrofoil, specialità del kite, sarà inserito come sport olimpico”.

Quando si alza il vento è ormai consuetudine vedere decine di aquiloni volteggiare nelle acque salentine. Ma quanti praticanti ci sono?

Sono un migliaio, a fronte di poco più di 150 tesserati FIV, purtroppo. Entra in Federazione tesserandosi solo chi vuole gareggiare: gli altri preferiscono gli Enti di promozione, dove magari risparmiano qualcosa sul tesseramento, o frequentare associazioni improvvisate, spesso neppure riconosciute dal Coni, o ancora rimanere ‘battitori liberi’ per l’incomprensibile smania di non volersi identificare con e nella federazione. Pur facendo parte della FIV, a differenza della vela il kite ha un background praticamente inesistente, essendo nato da appena una decina di anni. Per cui se chi vuole veleggiare deve necessariamente seguire corsi, imparare tecniche, etc., al contrario chi vuole provare il kite deve solo comprare la tavola e metterla in acqua. Qualcuno frequenta corsi base di società sportive del luogo o della IKO, un’associazione internazionale che ha preso in mano la formazione molto prima della Federazione, che purtroppo solo negli ultimi anni ha capito le potenzialità di questo sport, ma sono davvero pochi”.

E delle altre specialità che ci dice?

“Mentre la vela continua ad avere i suoi appassionati, quasi tutti professionisti, anche perché ha costi maggiori legati all’imbarcazione ed alla sua manutenzione, il windsurf è stato quasi completamente soppiantato dal kite, dal surf e ultimamente dal kitefoil. Dai 30/40 praticanti del 2001 si è passati al migliaio attuale che dicevo prima. Con la FISW stiamo cercando di fare un censimento per capire effettivamente le dimensioni che ha assunto quello che può essere considerato a tutti gli effetti un fenomeno sportivo. Sarebbe utile anche per fare un confronto col passato e con le varie realtà, giacchè io sono stato anche istruttore Uisp e poi IKO prima di approdare in Federazione”

Oltre a tenere tanti appassionati lontano dall’acqua, quali altri danni ha fatto l’emergenza sanitaria?

“Ha fatto saltare due eventi nazionali importantissimi. Il primo si sarebbe dovuto svolgere a Porto Cesareo, la prima tappa del Campionato Italiano kite wave, che è una specialità artistica del kite. Viene utilizzato il kite per surfare le onde, utilizzando tavole monodirezionali più piccole rispetto a quelle del surf. Un evento assegnato di nuovo al Salento perché nell’edizione 2019 aveva registrato il record assoluto di partecipanti: ben quaranta, che avevano dato vita ad una gara durata oltre otto ore”.

L’altro appuntamento mancato?

A Gallipoli: il campiona italiano hydrofoil, che fa parte delle discipline racing che andranno a Parigi nel 2024. È uno sport spettacolare, che si pratica su una tavola che ha nella parte inferiore un sistema di pinne che permettono di arrivare a velocità incredibili, anche 38/40 nodi, anche in presenza di pochissimo vento.

Con tutte queste specialità non si rischia di far radunare troppa gente sulle spiagge?

Confido nel buon senso di tutti gli appassionati e nel fatto che il Governo ha dato l’ok alle attività individuali ma non alla riapertura dei circoli, quindi non possiamo andare in mare in compagnia o con l’istruttore a prendere lezioni. Per questo aspettiamo e speriamo nel 18 maggio. Nel frattempo, però, lo studio condotto dal Coni ha dato alla vela ed alle sue classi un rischio di contagio pari a 0/1, infatti i kite escono fino a 600, 700 metri dalla riva e devono essere molto lontani tra loro per non scontrarsi. È chiaro che bisogna avere l’accortezza di scaglionarsi su diverse località e in orari differenti, tenendo conto che le chiacchierate le faremo a luglio, se ce lo consentiranno, mentre per la birra dopo il kite… beh, incrociamo le dita per agosto”.