Onda su onda. Futuro e speranze per il surf e gli sport del mare

Carlo Morelli e l'onda giusta

Mettere la tavola in acqua, adagiarsi sopra e spingersi lontano dalla riva, fino al punto in cui, da un momento all’altro, si sa, arriverà l’onda giusta che permetterà di cavalcarla. Esiste un’azione che, più di questa, esprime il concetto di “libertà”? I surfisti dicono di no; difficile dar loro torto. L’emergenza sanitaria ha limitato la pratica sportiva e molti hobby, smorzando tantissime passioni che, chiuse dai divieti di spostamento, hanno atteso, o attendono, più o meno silenziose il momento giusto per tornare a esplodere. Il surf è una di queste, una passione sempre più diffusa anche nel Salento, uno sport da praticare in mare e… in solitaria.

Ci siamo sentiti e ci sentiamo in questo lungo periodo come pesci fuor d’acqua” sostiene Carlo Morelli, dal 2017 delegato regionale della FISW (Federazione Italiana Sci nautico, Wakeboard e Surfing), usando quasi inconsapevolmente una metafora che non potrebbe invece essere più azzeccata. “Chi pratica gli sport del mare è abituato a farlo anche durante l’inverno, con adeguato equipaggiamento, e il mese di marzo è proprio il periodo più bello, quello che segna il passaggio verso la stagione più calda: quest’anno, purtroppo, non abbiamo potuto apprezzarlo. Parliamo di quasi 500 persone, tanti sono i surfisti da onda nel Salento. L’emergenza, inoltre, ha indotto la Federazione a cancellare anche uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, il campionato regionale di Sup (Stand up paddle). La competizione si sarebbe dovuta svolgere da maggio a ottobre a Taranto. Un evento dalla valenza nazionale che avrebbe visto coinvolti circa 400 atleti provenienti da tutta Italia”.

Cosa ha fatto fuori dall’acqua chi è abituato a starci sempre? 

Abbiamo continuato a frequentarci virtualmente, come è accaduto in tanti altri settori, cercando di fare comunità attraverso varie piattaforme, dirette fb e instagram… insomma, il contrario delle nostre abitudini. Ma era l’unica maniera per incoraggiarci a vicenda, trovare gli stimoli per far passare un altro giorno di astinenza dal mare, fare insieme un po’ di attività motoria per mantenere la forma fisica. I più fortunati, quelli che avevano il giardino, hanno potuto usare il surfskate, ovvero uno skateboard particolare che permette di emulare il movimento della tavola da surf sull’acqua, gli altri si sono adeguati a casa con esercizi motori di base. Difficilmente incontrerete surfisti che vanno a correre. Se non hanno la possibilità di stare in acqua, preferiscono fermarsi del tutto”.

Ha scritto una lettera accorata al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e al presidente del Coni regionale, Angelo Giliberto, per chiedere chiarimenti sulla ripresa dell’attività. Le hanno risposto?

“Mi sono fatto portavoce di centinaia di istanze. Non mi hanno risposto loro direttamente, ma le linee guida sulle modalità di svolgimento degli allenamenti degli sport individuali inviate proprio ieri dal ministro Spadafora al Coni e al Cip mi confortano, perché sono sullo stesso piano di quanto già dichiarato dal sindaco di Lecce Carlo Salvemini che aveva fatto chiarezza in merito anticipando che non avrebbe adottato ordinanze restrittiva. Purtroppo noi non surfiamo solo a Frigole e San Cataldo, anzi: in queste due località non sempre ci sono le onde giuste. Frequentiamo Porto Cesareo, Torre dell’Orso, San Foca… quindi ora bisogna comunque cercare di capire se anche gli altri primi cittadini hanno intenzione di non limitare gli spostamenti verso il mare”.

Carlo Morelli sul surf

C’è anche un altro problema, non da poco…

“Si… il problema è che per arrivare in acqua bisogna attraversare le spiagge. E se sarà limitato l’accesso, come paventato in questi mesi, allora il surf non si potrà fare comunque. Questa al momento sembra la prospettiva più pessimistica, insieme alla possibilità, speriamo remota, di un eventuale dietro front che porterebbe a non potersi spostare dal proprio comune. Tutti coloro che non hanno il mare dove risiedono sarebbero penalizzati… speriamo di non dover affrontare queste due eventualità”.

Guardando invece la realtà da una prospettiva ottimistica: se non ci dovessero essere restrizioni o limitazioni, tutti in mare?

“No… attenzione, non siamo così incoscienti. La nostra Federazione darà indicazioni precise, intanto siamo tutti consapevoli che non si potrà tornare tutti insieme. Sarà una questione di buonsenso, non bisognerà affollare le spiagge, ma dividersi tra località e in orari diversi, limitando la permanenza in mare. Surfare meno per surfare tutti, in buona sostanza. C’è anche da tener conto che, dalla particolare ‘classifica’ del rischio di contagi stilata dal Coni, il nostro sport è a rischio zero. Se consideriamo tutti questi aspetti, non credo che potremo nuocere a qualcuno tornando in acqua”.

Quindi crede che… andrà tutto bene?

A me manca tantissimo il mare, sto scalpitando per tornarci ma mi chiedo: cosa cambiano 5 o 10 giorni in più se quest’attesa significa salvaguardare la nostra salute e non vanificare tutti gli sforzi fatti? Conviene farlo gradualmente, in sicurezza, e spero che non accada che tutti si riversino fuori, perché così il rischio aumenterebbe, e ricominciare tutto dall’inizio sì, sarebbe insopportabile”.

Al di là della situazione attuale, cosa si è fatto, cosa si potrebbe fare o si sta già facendo nel Salento per incrementare gli sport dell’acqua?

“Faccio una premessa: il surf è uno sport neonato dal punto di vista culturale in Italia, ma si sta sviluppando in fretta. Il problema è che mentre nella maggior parte di tutti gli altri sport è necessario avere una tessera per entrare nell’impianto o nel centro sportivo dove si praticano, il surfista si tessera solo se vuole entrare nel club o gareggiare. Quello che stiamo cercando di fare in questo momento è convincere gli appassionati della disciplina a tesserarsi. Al momento ne abbiamo solo 4mila in Italia, a fronte dei circa 100mila praticanti. E se questa Federazione vuole avere un peso, se vuole dire la propria anche ai tavoli dove si discutono i regolamenti, allora deve incrementare i suoi numeri. E poi, un praticante tesserato è anche più tutelato e protetto di chi non lo è. Purtroppo c’è una fetta di surfisti che è restia… sono quelli stile californiano o australiano, che pensano che per essere liberi bisogna infrangere le regole. Sappiamo che non li convinceremo mai, ed è un peccato, perché per essere ottimi surfisti non è indispensabile essere fuori dagli schemi. Tutt’altro”.