Santo Stefano di Soleto: luce e colore tra Oriente e Occidente

Non una chiesa, ma un’esperienza dei sensi, un viaggio spazio-temporale celato da quattro mura e una volta d’affreschi, nel cuore della Grecìa Salentina. Santo Stefano accoglie e meraviglia nella sua chiesetta, fiore all’occhiello del centro storico di Soleto.

Ph. Samenti di Gabriele Miceli

L’Oriente e l’Occidente si danno appuntamento, nel cuore della Grecìa Salentina. Lì, dove persino nella lingua parlata, ci sono tracce della presenza greca in Puglia, nella chiesetta trecentesca dedicata a Santo Stefano. Non ci sono banchi, né altare, ma un ambiente vuoto che, quasi paradossalmente, sembra esaltare la popolazione delle pareti. Basta voltarsi a destra o a sinistra per incontrare lo sguardo di santi e beati, un divino corteo che abita silenziosamente gli ambienti di questa chiesetta da quasi mille anni. Nel paese dove, secondo la leggenda, un campanile è stato eretto in una notte da un sabba di streghe e spiriti infernali, un altro miracolo, di natura celeste, si schiude aprendo il portoncino color marrone, incastonato tra gli altri edifici del centro storico, forse ignari di preservare tanta bellezza.

Reminiscenze bizantine restano ancora preziosamente custodite in questa chiesa, testimonianza di un tempo in cui la pietra e la pittura erano più forti e potenti della scrittura e soprattutto attraverso l’immagine ci si poteva avvicinare alla conoscenza ineffabile dei misteri della fede. Tutto qui ha un significato: gli otto petali del rosone, simbolo d’in- finito e conoscenza; la disposizione delle decorazioni parietali, dove s’alternano riquadri e scene longitudinali; la scelta dei colori. Una chiesa, che oggi è venerata come una vera e propria pinacoteca d’arte cristiana, al pari della vicina Basilica di Santa Caterina d’Alessandria dove, secondo fonti storiche, hanno lavorato le stesse maestranze.

Un linguaggio, quello iconografico, volutamente vivido, impressionante, quasi pauroso, per infestare i sogni e l’immaginario dei credenti e avvolgerli nell’allegoria cristiana. Una sensazione ancora viva oggi, quella d’essere avvolti dal colore, dalla luce, dal pigmento che racconta storie, che stupisce, placa o impaurisce le coscienze. Le tinte s’insinuano ovunque, tra le strettoie degli angoli, nei punti di fuga della navata, nello spessore cilindrico di pietra dove è stato ricavato il rosone. Nell’unica navata, riparata dal soffitto a capriate di legno, sembrano animarsi le eleganti comparse di questo straordinario ciclo pittorico, databile tra il XIV e il XV secolo, quando a Soleto imperava il rito greco bizantino. Un congresso di sapienti si ritrova nella piccola abside a catino, dove sono raccolti tra loro la Vergine e gli apostoli riceventi lo Spirito Santo e un raro Cristo adolescente, simbolo della sapienza divina nel corpo forte di un giovane, ma anche Santa Sofia e gli altri santi, con in mano cartigli redatti in lingua greca.

Le vite di Cristo e di Santo Stefano sono raccontate sulle mura laterali, mentre nel registro superiore della controfacciata, trionfa San Michele Arcangelo che, in un sontuoso Giudizio Universale, salomonicamente spartisce beati e dannati, con una composizione articolata che sembra quasi ricordare Bosch, dove il pennello ha minuziosamente dettagliato i peccati e le loro pene nei gironi infernali. Nascosto tra le schiere dei figuranti dipinti, il demonio, realizzato in stucco nero a sbalzo, come comanda l’iconografia bizantina, mentre ai lati della scena gli angeli fanno trillare le trombe, avvisando che l’ora è giunta per ripercorrere la propria vita e chiedere perdono.

Un edificio che ha custodito nei secoli il suo messaggio, quello della bellezza dell’incontro, delle mescolanze, del sincretismo degli stili architettonici, sin dalla semplice eppure raffinata facciata, dove il rosone romanico fa da contraltare all’altezza del campanile a vela, elemento gotico per eccellenza, di quando s’usava la pietra puntata verso il cielo per sentirsi più vicino a Dio. Un’esperienza dei sensi, un monumento architettonico oggi valorizzato dall’amministrazione, visitabile anche virtualmente sul sito soletonellemura.it, grazie alla ricostruzione digitale a opera di Zoom Culture.

PER VISITARLA

La chiesa di Santo Stefano si trova a Soleto, in via Ospedale M.G. Carrozzini.

APERTURA

La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 21.

MODALITÀ DI ACCESSO

È obbligatorio munirsi di mascherina individuale e rispettare il distanziamento di un metro.

INFO E PRENOTAZIONI

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.soletonellemura.it o chiamare l’Info Point, situato a pochi metri dalla chiesa, al numero 389/2648039.