Riforestazione, qui e ora: torna la Notte Verde di Castiglione

Una transumanza di piante, animali e genti per l'edizione limitata della Notte Verde di Castiglione, all'insegna della riforestazione.

Riforestazione. Qui, nel Salento. Terra arsa, mai come quest’anno, con un’estate segnata dall’aumentare di incendi dolosi e desertificazione. Piantare un albero, investire nel futuro, nel millennio che verrà, sognare foreste al posto dei campi bruciati. È dedicata a un’utopia, sempre più necessaria, l’edizione 2020 della Notte Verde della Casa delle Agriculture di Castiglione d’Otranto. Un’edizione, la nona, prevista per domenica 30 agosto, doverosamente limitata, che tuttavia porta avanti con fermezza l’idea della tutela dell’ambiente, e delle piccole comunità.

Una forza di volontà che si concretizza nella marcia a piedi, nel cammino, atto supremo di manifestazione e ribellione, una transumanza lunga nove chilometri, lungo le campagne dell’entroterra di Andrano e dintorni, accessibile anche ai portatori di disabilità, un evento già sold out. Un cammino di piante, animali e genti, una passeggiata nell’humus vivo, nella terra fertile e in quella ferita, come una processione ecologista, in onore di Madre Natura.

Con il gesto del camminare, si dice no a un ritorno acritico alla normalità, quella stessa normalità che, ben prima della pandemia e della xylella, ha devastato il Salento. No alla perdita della biodiversità, no alle monoculture, no ai cartelli “zona avvelenata” appesi agli alberi, ai veleni, alle discariche abusive. Un grido di rivolta che si alza in maniera pacifica, concreta, ancorata alla terra e tuttavia in grado di attraversare frontiere spaziali e temporali.

Perché si parla di Salento, ma anche di Amazzonia, di tribù indigene, di frontiere erette dal capitalismo e foreste abbattute dall’imprenditoria senza scrupoli, sempre nel segno della comunità, della condivisione, della partecipazione collettiva, con un format che la Casa delle Agriculture sta diffondendo in tutto il Salento. Passo dopo passo, è proprio il caso di dirlo.

“Durante i mesi del lockdown, a fronte della richiesta collettiva di ritorno alla normalità”, spiegano da Casa delle Agriculture, “abbiamo problematizzato la dimensione idealizzata di società e di mondo precedente, facendo nostro il motto ‘Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema’. Anche il paesaggio salentino, da quasi dieci anni, ascolta e vive le parole emergenza, epidemia e contagio come un vocabolario della quotidianità, senza quasi più spazio per sperare in cosa era normale”.

“Ci siamo chiesti, quindi, se anche per le distese monocolturali, per la biodiversità in pericolo, per i fantasmi degli ulivi e per i boschi scomparsi, per tutti i cartelli ‘zona avvelenata’ censiti in giro per la provincia, per tutti i terreni abbandonati, svenduti e per tutte le forme di gestione chimica dei suoli debba valere la stessa coraggiosa presa di posizione: la normalità era il problema, ben prima che la ‘questione Xylella’ squarciasse il velo sulle abitudini sociali e culturali di questa terra. Viviamo un momento di rottura, di passaggio e qui, come in pochi altri luoghi del mondo, questa frattura è visibile e lascia tracce evidenti. Mettiamoci in cammino allora, attraversiamo lo spazio con occhi e voci nuove”. 

“Stiamo vivendo un autentico disastro paesaggistico e agricolo: gli oliveti”, spiega Francesco Minonne, direttore del Parco Otranto-Leuca, “rappresentavano dei veri e propri boschi in questo territorio, povero tra l’altro di altre forme forestali. Una biomassa fotosintetizzante enorme sta scomparendo. Le soluzioni sono tante, ma tutti siamo d’accordo su un aspetto: qualsiasi forma di riforestazione dev’essere associata ad una analisi preliminare del clima, del suolo, dei contesti ambientali in cui vanno a determinarsi gli interventi. Importante è anche ascoltare le diverse forme di pensiero su quello che può essere il ripristino o la riqualificazione del paesaggio. Le strade da seguire sono diverse: ci sono situazioni in cui ha senso la piantumazione di nuove essenze, mentre ve ne sono altre in cui è preferibile il non intervento, lasciando alla natura la regia del processo di rinaturalizzazione, com’è auspicabile, ad esempio, nel caso di molti terrazzamenti del parco Otranto-Leuca. In tali contesti, sarebbe più opportuno non disperdere energie in nuovi interventi per impiegarle, piuttosto, nel monitoraggio e conservazione del nuovo paesaggio naturale, sicuramente l’evoluzione che meglio asseconda i cambiamenti climatici”

Il programma prevede l’incontro alle 17 presso il Mulino di Comunità di Castiglione per l’inizio della marcia. Da lì parte la camminata-parata aperta da un cavallo murgese al traino di un carretto antico, sul quale il “trainiere” Alessandro Cuna, accompagnato dal percussionista Franco Nuzzo, canta stornelli e strine in grico. Segue lo spettacolo itinerante di maschere tradizionali appartenenti alla cultura dei popoli dell’Amazzonia. Nell’area del Parco regionale costiero Otranto-Leuca, alle 20.30 si tiene la riflessione collettiva “RIFORESTIAMO!” con le organizzazioni locali che promuovono forme di rigenerazione del paesaggio, esperimenti di agro-riforestazione ma anche letture critiche della storia del territorio. Alle 23, il concerto “SCION SCION”, omaggio musicale ad Ennio Morricone, con al pianoforte il maestro Luigi Botrugno, autore degli arrangiamenti; all’arpa, Eleonora Carbone; al contrabasso, Stefano Rielli; al sassofono, Emanuele Raganato. 

I 150 posti disponibili per la marcia sono già esauriti ma è ancora disponibile la sedia job trekking (prenotazioni al numero 328/5469804)