Nella dolce Valle d’Itria, dove gli ulivi sorridono ancora

I tour fotografici di Vieè che promuovono le bellezze della Valle d'Itria

Nella piana degli ulivi secolari, lungo la Via Traiana

È un po’ come attraversare il varco tra due dimensioni: di là, nella provincia di Lecce, gli ulivi ingrigiti e morti, fusti fantasma, resti di una pandemia silenziosa che ha stravolto un paesaggio secolare; di qua, chiome rigogliose e terreni perfettamente coltivati. Benvenuti nella Valle d’Itria.

Qui, in questa porzione di territorio pugliese al centro esatto tra le province di Bari, Taranto e Brindisi. Qui, in questa depressione carsica che occupa la parte meridionale dell’altopiano delle Murge, e si estende sino ad abbracciare Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Qui, dove la xylella non è riuscita ad arrivare e il panorama regala ancora distese di ulivi, in piena salute e verdeggianti, a perdita d’occhio.

Grazie al progetto finanziato dal PSR Puglia 2014/2020 misura 16-Cooperazione, Sottomisura 16.3-Operazione 16.3.2 “Creazione nuove forme di cooperazione per sviluppo e/o commercializzazione servizi turistici”, realizzato per valorizzare le tante risorse locali e rafforzare l’immagine del territorio, che mette insieme cinque aziende-masserie produttive di eccellenze enogastronomiche, due collaudate aziende di servizi turistici e la supervisione di un’affermata azienda di attrezzature e servizi nel settore fotografico. La rete di imprese “Vieè-Valle d’Itria Photo Experience”, offre al viaggiatore lento e consapevole un’esperienza sensoriale e creativa in grado di far vivere il territorio attraverso la scoperta di angoli nascosti, caratteristiche masserie e l’incontro con artigiani e testimoni della cultura locale.

Pensati da Vieè, infatti, per tre giorni, i tour proposti immergono i visitatori nelle eccellenze di questa parte di Puglia coniugando bellezze naturali, artistiche, culturali e gastronomiche.

Si può scegliere così tra il Percorso Natura, Cultura ed Enogastronomia, con un pacchetto completo che va dal primo pomeriggio del venerdì al pranzo della domenica o, volendo, personalizzare le visite e le escursioni secondo le proprie esigenze e interessi. Di seguito, nel dettaglio, il reportage del Percorso Natura.

IL PERCORSO NATURA (Martina Franca): Masseria Le Pianelle-Bosco delle Pianelle-Montalbano, la Via Traiana-Borgo Li Santuri-Masseria Narducci-Parco Regionale delle Dune Costiere (Ostuni)-Giardini di Pomona (Cisternino)-Ciclovia Acquedotto Pugliese-chiesa rurale dei Cappuccini o Santa Maria Odegitria.

Si parte alla volta della Masseria Le Pianelle, le cui origini risalgono al 1800, dal 1987 di proprietà della famiglia Cisternino. L’azienda-masseria si sviluppa su circa 125 ettari, la maggior parte dei quali seminativi, il resto dedicato al pascolo e al bosco. Dieci anni dopo averla acquistata la famiglia Cisternino la ampliò realizzando una stalla che oggi conta 200 bovini, un caseificio, una macelleria e un laboratorio salumi. I bovini vengono nutriti con fieno, mais, orzo, soia, crusca coltivati nella stessa azienda, che alleva anche maiali, cavalli, polli e galline allo stato brado e semi-brado. I prodotti della masseria, che vanno da latticini e formaggi lavorati a mano, a carne e salumi fatti con gli animali del proprio allevamento, sono venduti direttamente in azienda.

Gli ospiti vengono accolti dalla brava ed esperta padrona di casa, Antonella, che li accompagna in un tour della masseria indimenticabile. La prima tappa è nel laboratorio del fratello Gianni, un casaro giovane ma dalla manualità esperta, che crea mozzarelle e burratine sotto gli occhi increduli dei presenti. Per gli appassionati di salumi e formaggi si apre poi una via verso il “paradiso”.

La masseria offre la possibilità di visitare la grotta nella quale viene stagionato il rinomato caciocavallo della zona e assistere alle diverse fasi del confezionamento del prestigioso Capocollo di Martina Franca (presidio Slow Food), emblema delle eccellenze pugliesi, le cui peculiarità comprendono l’affumicatura con gusci di mandorle e corteccia di fragno.

Fortunato, il secolare leccio del Bosco delle Pianelle

Il tour prosegue nel vicino Bosco delle Pianelle, all’interno dell’omonima riserva, dove Piero, esperta guida dalla cooperativa Serapia che gestisce il centro visite, conduce alla scoperta di lecci, roverelle e fragni, lungo i sentieri un tempo battuti da pastori, briganti e boscaioli. E, proprio come a preservarne l’anima e ricondurre all’autentico contatto con la natura, i cellulari non hanno più campo. Inutile affannarsi sui piccoli schermi, bosco e sottobosco pretendono un’attenzione esclusiva. I percorsi per conoscerne la storia e tutto il fascino che il tempo non ha scalfito sono ben 21 e si dipanano lungo 15 chilometri sotto una fitta vegetazione. Tra questi, l’appassionato Piero conduce al cospetto di “Fortunato”, il monumentale, “saggio” e secolare leccio, così appellato perché scampato all’inclemente taglio dei boscaioli. Lasciata la natura il cellulare tornerà a funzionare, e la visita di Locorotondo riporta coi piedi per terra, e permette di cenare con capocollo di Martina Franca e arrosto misto cotto nel classico forno a legna.

La ex casa cantoniera, oggi Albergabici gestita dalla cooperativa Serapia

Il secondo giorno si inforca la bicicletta per un tour su due ruote lungo la Via Traiana, tra masserie storiche e ulivi monumentali. La partenza è da Albergabici, una ex casa cantoniera a Montalbano, oggi casa della cooperativa Serapia che si occupa di turismo sostenibile. Il particolare edificio rosso spicca lungo l’ex SS16 Ostuni-Fasano ed è dotato di 20 posti letto e di una ciclofficina con annesso bicigrill.

Il dolmen di Montalbano

Dopo aver trovato la bicicletta giusta si parte insieme a Francesco per l’escursione nella piana degli ulivi monumentali, molti dei quali inseriti nell’elenco regionale degli Ulivi Monumentali al fine di preservarli dall’espianto. Percorrendo un tratto dell’antica via Traiana e poi Francigena si arriva al Dolmen di Montalbano, monumento megalitico del II millennio A.C. A pochi metri un piccolo rifugio rurale offre l’occasione di accedere al terrazzo per godere di un paesaggio mozzafiato: da un lato i dolci monti della murgia appena sopra una distesa di ulivi, dall’altro il blu dell’Adriatico che balugina all’orizzonte. Tra questi la bella Ostuni adagiata sulla collina e i tetti di Cisternino.

La chiesetta settecentesca di Borgo Li Santuri

Si monta nuovamente in sella per approdare nel Borgo Li Santuri, a pochi metri dal palazzo signorile di campagna, si svelano le tracce della laboriosità che caratterizzava il borgo: la buia discesa nel frantoio ipogeo che racconta della dura vita dei frantoiani. In superficie, invece, a lambire i sotterranei ambienti è la chiesetta settecentesca. Un profumato vialetto di agrumi introduce al piccolo edificio sulla cui sommità spicca l’Assunta affiancata da deliziosi putti di pietra miracolosamente integri. L’interno, purtroppo, è inspiegabilmente e deprecabilmente in stato di completo abbandono, tanto da richiedere un improrogabile intervento di recupero, magari, da parte della Soprintendenza che dovrebbe tutelarne il valore storico e artistico.

Il grande Ficus all’interno di masseria Narducci

Con le domande ancora sospese a mezz’aria ci si dirige verso la Masseria Narducci. Ad accogliere i visitatori è l’elegante ospitalità del proprietario Gianfelice pronto a raccontare la lunga e appassionante storia dell’attuale struttura ricettiva fin dal tempo in cui era il frantoio di famiglia. Gianfelice conduce alla degustazione dell’olio che ancora si produce in azienda. Un’esperienza insolita che permette di testare in prima persona la qualità dell’olio extravergine di oliva. Sotto un enorme ficus i visitatori possono degustare un aperitivo agricolo, con i prodotti del territorio a Km 0 in una masseria di bianco e calce, restaurata nel rispetto della sua indole rurale attraverso il recupero di diversi elementi originali, perfettamente inseriti negli spazi tornati a nuova vita.

La “strada bianca” che conduce alle imponenti dune costiere

La giornata si conclude con un’escursione lungo la costa del Parco Regionale delle Dune Costiere, 1.100 ettari lungo 8 chilometri di costa, tra Torre Canne e Torre San Leonardo, nei territori di Ostuni e Fasano. Per arrivare in riva a questo pezzo di Adriatico e al cospetto delle imponenti dune si percorre quella che viene chiamata la “strada bianca”. Una candida striscia dritta come una spada taglia in due i campi di grano appena mietuti e orlati dagli ulivi monumentali. Il colpo d’occhio è così forte che ben si spiegano i numerosi set cinematografici che qui hanno preso vita, ultimo tra questi il Pinocchio di Matteo Garrone.

Il fiume Morelli

Il parco è caratterizzato da diverse e preziose peculiarità: il posidonieto, le praterie di posidonia che non solo offrono rifugio a tante specie animali, ma svolgono anche un ruolo fondamentale contro l’erosione della costa; la zona umida intorno al fiume Morelli costituita da stagni e bacini di antichi impianti di itticoltura risalenti al XIII secolo; le dune fossili a meno di 200 metri dalla costa, formatesi tra 100mila e 6mila anni fa, e la pseudosteppa, mix erbaceo simile alle steppe asiatiche, ma sviluppata nel clima mediterraneo, habitat ideale della stipa e delle orchidee; le lame e gli insediamenti rupestri.

Francesco apre varchi e sentieri sommersi dalla vegetazione ai piedi delle imponenti dune. Si muove come fosse tra le stanze della sua casa pregustando la sorpresa che attende il gruppo al suo seguito. Tra erba altissima e folta macchia mediterranea, improvvisamente si sbuca in una sorta di capanna, creata dalla verde cupola di un millenario ginepro coccolone. Ci si entra letteralmente all’interno, provando la netta sensazione di essere dei privilegiati e abbracciati da una storia antica scritta nei grovigli di rami e tra le enormi radici che affiorano dalla sabbia.

I Giardini di Pomona a Cisternino

L’ultima mattinata del tour è dedicata alla visita del Conservatorio Botanico Giardini di Pomona e alle 600 varietà di alberi di fico proveniente da tutto il mondo che ne fanno un innovativo esempio di difesa della biodiversità ed eco turismo a impatto zero. Dopo una suggestiva passeggiata a piedi lungo un tratto della Ciclovia Acquedotto Pugliese (percorso cicloturistico ed escursionistico che segue il tracciato di due condotte storiche dell’acquedotto, il Canale Principale, da Caposele in provincia di Avellino a Villa Castelli nel brindisino, e il Grande Sifone Leccese, che dal punto terminale del primo giunge fino a Santa Maria di Leuca, dove l’infrastruttura è celebrata con una cascata monumentale realizzata nel 1939), il percorso fa la sua ultima, breve, tappa nella chiesa rurale dei Cappuccini o Santa Maria Odegitria, il cui culto ha dato il nome all’intera Valle d’Itria. Immersa nel cuore della valle, la chiesa è un gioiello dell’arte ebanista in chiave barocca. Costruita insieme al convento dei cappuccini su un precedente insediamento dei monaci Basiliani risalente al XIII secolo. L’insediamento era costituito da un edificio principale e una cappella ipogea abbellita da un affresco bizantino della Madonna dell’Odegitria, purtroppo molto deteriorato, spostato nella cappella principale.

I tour sono personalizzabili.

Info e prenotazioni: 080.4805642, 080.8838362

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