Nel labirinto dei preguidizi, l’esordio di Misophònia

La potenza dell’arte risiede nella capacità di dare voce alle minoranze che hanno bisogno di essere ascoltate, ed è proprio questo quello che è riuscito a fare con il suo singolo di esordio “Dentro al mio labirinto” il progetto Misophònia, capeggiato dal cantante e chitarrista Mattia Carluccio. Il cantautore, insieme ai due musicisti Mario Esposito (basso) e Vincenzo Zizzi (batteria), ha deciso di annunciare la sua entrata nel panorama musicale dando voce a una tematica tanto discussa in questi in questi giorni, l’identità di genere, attraverso un rock dalle chitarre distorte che ricordano i primi album dei conterranei Negramaro.

L’aspetto intrigante di questa scelta è l’interesse da parte di un artista “etero cis gender” che prova a immedesimarsi nelle problematiche di una sessualità e di un genere che non è il suo. L’immaginario del brano infatti racconta le fragilità emotive di un ragazzo che vive in un corpo in cui non si sente se stesso, evidenziando quanto la scoperta della propria identità di genere, e non solo, possa portare un individuo a sentirsi solo.

“Come si sta dentro ad un corpo che non si è scelto?” recita il ritornello, toccando l’apoteosi dell’empatia con una semplice domanda dalle risposte spesso sofferte, complicate e sussurrate. Il primo lavoro di Misophonia è un vero inno alla libertà di essere se stessi senza vergogna, un messaggio importante che parte dalla musica e che si spera che prima o poi possa diventare anche legge.
Sarà mai possibile uscire dal “labirinto” del pregiudizio?