Lecce. Nella capitale del Barocco

Piazza Duomo a Lecce
Lecce Piazza Duomo

Lecce (95.000 abitanti) è città di poeti, architetti, scalpellini, artisti, che le hanno dato uno straordinario volto barocco. È città di cattedrali e chiese, archi, ninfei, obelischi, palazzi, “corti stimmate, frondose di festoni barocchi e di mostri” (Vittorio Bodini), vicoli stretti e tortuosi, ma anche viali alberati. Questa è la città con il suo borgo antico che si accende d’oro quando il sole tramonta posando i suoi delicati raggi sulla calda pietra leccese.

La città festeggia i patroni Oronzo, Giusto e Fortunato dal 24 al 26 agosto.

Lecce dista dal mare solo 10 chilometri. Le sue marine sono Torre Rinalda (a 15 chilometri), Torre Chianca (a 15 chilometri), Frigole (a 12 chilometri) e San Cataldo (a 12 chilometri).

DA VISITARE

PIAZZA SANT’ORONZO

Piazza Sant’Oronzo è il cuore pulsante della città. Inondata da un sole abbagliante nei pomeriggi estivi, col suo Santo che continua a proteggerla, piazza Sant’Oronzo accoglie i visitatori. Un tempo era la “piazza dei mercanti”, circondata da portici e botteghe. Oggi è teatro di eventi e culla dell’accoglienza leccese, completata da un “goloso” baluardo, il bar Alvino che, impassibile agli spauracchi della globalizzazione e alla concorrenza dell’anonimo Mc Donald’s, assicura pasticciotti, rustici e caffè in ghiaccio a tutte le ore.

La lupa, mito orientale del Sole, è al centro del marciapiede ovale, intenta a passeggiare sotto un albero di leccio nello stemma della città. Da qui si gode di un’ottima visuale per ammirare il Sedile, situato tra l’Anfiteatro romano e la chiesetta (sconsacrata) di San Marco, gioiellino d’architettura rinascimentale commissionato dai mercanti veneziani nel 1543. Il Sedile, invece, fu costruito qualche anno più tardi, nel 1592, come sala udienze e riunioni e non fu certo un caso se gli architetti dell’epoca optarono per grandi vetrate al posto delle pareti, per assicurare la massima “trasparenza” nella gestione pubblica. Armi, trofei, gli stemmi della città e di Filippo II fanno bella mostra sui portali ogivali e tra i pilastri angolari, ma anche l’interno riserva molte sorprese: recenti restauri hanno infatti “svelato” affreschi delle Virtù sulle volte e un ciclo dedicato a Santa Irene, patrona della città prima di Sant’Oronzo, confermando quanto scritto nelle antiche fonti letterarie. Inoltre anche l’antico orologio è tornato a scandire le ore all’interno della sala che, al calare della sera, si accende di luci variopinte.

Sulla piazza, completamente ridisegnata dal piano regolatore degli anni Trenta, si affaccia anche la Chiesa di Santa Maria della Grazia.

Il simbolo della piazza resta la colonna di Sant’Oronzo, alta circa 29 metri, costruita, secondo la leggenda, nel luogo in cui il vescovo fu decapitato. La colonna, su cui troneggia la statua del santo realizzata nel Settecento a Venezia, fu innalzata da Giuseppe Zimbalo nel 1666 come ringraziamento al martire per aver risparmiato la città dalla peste che imperversò in tutto il Regno di Napoli un decennio prima. I rocchi in marmo, provenienti da una delle colonne che concludevano la via Appia, furono donati dai brindisini, anche loro devoti al santo.


BASILICA DI SANTA CROCE

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La Basilica di Santa Croce

Lecce è sintesi di epoche e culture, di genti e di stili. È anche per questo che il barocco la rappresenta e la pietra modellata dagli scalpellini altro non è che lo specchio della loro gioia, dei pensieri, di ataviche paure. La basilica di Santa Croce ne è l’emblema. Per raggiungerla da piazza Sant’Oronzo, oltrepassando via Matteotti e percorsa la stretta via Umberto I, ecco che la strada improvvisamente si allarga fino a diventare una piazzetta rettangolare. Sulla destra, la facciata barocca di Santa Croce, con le sue sculture e lo splendido rosone, lascia senza fiato.

Costruita a partire dal 1549 e terminata nel 1646, Santa Croce vide impegnati Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo, Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo. La Basilica è ritenuta uno dei maggiori esempi del Barocco leccese, perché la fantasia modella la docile pietra dando vita a immagini, visioni. E quando il sole, giallo nel primo mattino, o dai caldi colori rossi al tramonto, la illumina, insinuandosi fra le volute, non si può che restare incantati a guardare telamoni, leoni, draghi, grifi e putti che abbracciano i simboli del potere temporale e spirituale. In alto, lo stemma dei Celestini racchiude una croce, simbolo del trionfo della Chiesa.

Accanto alla Basilica si trova l’ex Convento dei Celestini, oggi sede della Provincia di Lecce e della Prefettura, il cui atrio spesso in estate si trasforma in incantevole scenario per concerti e spettacoli.

Un po’ più in là, sul lato opposto rispetto alla Basilica, sorge Palazzo Adorno, che colpisce per il bugnato liscio della facciata. Acquistato anch’esso dalla Provincia, oggi è sede della Presidenza. Andando oltre, si trovano le stradine un tempo abitate da ebrei, albanesi, mesagnesi ed esuli della città di Corona, conquistata dai Turchi alla fine del Cinquecento. In questo intreccio di culture, la Chiesa Greca sembra quasi addormentata, placida al centro di questi vicoli brulicanti di vita. Questo piccolo edificio, di epoca neoclassica, fu costruito sui resti di una chiesa più antica voluta dai mercanti greci e albanesi che risiedevano nel quartiere. Ancora oggi, qui si celebrano funzioni in rito greco-bizantino, come lascia intendere l’iconostasi al suo interno.


ANFITEATRO ROMANO

L’Anfiteatro Romano, costruito tra I-II secolo d.C., completa il singolare scenario di piazza Sant’Oronzo. Gli scavi condotti fino al 1940 hanno portato alla luce poco più di un quarto dell’intero ovale, sventrando un paio di isolati. Si tratta, tuttavia, di uno spazio sufficientemente ampio per abbracciare con lo sguardo le gradinate e l’arena, separate da una balaustra decorata da scene di caccia e combattimenti tra animali (tori, leoni e orsi). Poteva accogliere fino a 25mila spettatori.

Lecce Anfiteatro romano
L’anfiteatro romano a Lecce

L’Anfiteatro è da distinguere dal Teatro Romano, dell’età augustea, che si trova a breve distanza, incastonato nei vicoli del centro storico, imboccando via Arte della Cartapesta. Scoperto nel 1929, è quasi integro: la cavea misura 19 metri di diametro.


CASTELLO CARLO V

Il Castello di Carlo V fu progettato e costruito tra il 1539 e il 1549 dall’architetto militare Giangiacomo dell’Acaya intorno alla fortezza di Gualtieri VI di Brienne, di cui è ancora visibile il mastio quadrangolare (metà del XIV secolo). Non è difficile ammirarlo contemporaneamente ad una delle mostre che spesso ospita o mentre si assiste ad una delle iniziative culturali organizzate al suo interno. Ancora in fase di ristrutturazione, il Castello è in gran parte agibile con le sue magnifiche sale, fra cui lo splendido salone dalle volte ogivali e la sala “D’Enghien”, utilizzata dalla principessa per le sue sfarzose feste e decorata da capitelli a “foglie d’acqua”. A pian terreno le sale del Castello ospitano il Museo della Cartapesta.


PIAZZA DUOMO

Il cuore barocco di Lecce batte in piazza Duomo, che si apre improvvisamente percorrendo corso Vittorio Emanuele. Nel suo cortile interno, si affacciano il Duomo, il Vescovado e il palazzo del Seminario. Sui propilei, all’ingresso, Sant’Oronzo, Sant’Irene e Santa Venera danno il benvenuto. A sinistra, invece svetta il campanile di 72 metri realizzato da Giuseppe Zimbalo che, nel cupolino dell’ultimo ordine, riprodusse il pastorale del vescovo Pappacoda, committente dell’opera. La torre campanaria, l’undicesima più alta d’Europa, spicca sul borgo con la sua pietra cangiante, grazie anche al recente radicale intervento di restauro che ne ha assicurato la stabilità. Aguzzate la vista. In cima, una banderuola in ferro raffigura il santo protettore della città.

Piazza Duomo è il trionfo del barocco, dell’artificio che traspare perfino nella disposizione dei volumi architettonici: di fronte all’ingresso, la ricca facciata del Duomo non è che quella laterale, poiché la chiesa si sviluppa nell’altro senso, quello suggellato dalla porta in bronzo dello scultore Armando Marrocco, che la realizzò in occasione del Giubileo del 2000.

Altrettanto incantevole l’interno: protetta dalla penombra, una corona di piccoli altari conduce fino al maggiore, dove marmi e bronzi dorati incorniciano la splendida pala d’altare dell’Assunta di Oronzo Tiso. Nel soffitto ligneo, sono invece incastonate le tele di Giuseppe da Brindisi, come pietre preziose.

ingresso Museo Diocesano Lecce
INGRESSO DEL MUSEO DIOCESANO – PH. IVAN TORTORELLA

Andare oltre la facciata è d’obbligo al cospetto dell’antico Seminario, oggi sede del Museo Diocesano. Qui si può ammirare lo straordinario pozzo settecentesco realizzato da Giuseppe Cino, uno degli artisti che fece grande la città del Barocco. Riccamente decorato con tralci d’acanto, grappoli d’uva e angeli che reggono festoni, il pozzo è uno dei simboli del Barocco leccese, costruito per celebrare i benefici dell’acqua.


NUMERI UTILI

Comune di Lecce: 0832/682111
Polizia Municipale: 0832/233211 – 800/848586
Camera di Commercio: 0832/6841
Carabinieri: 0832/4651
Carabinieri Lecce Santa Rosa: 0832/398216
Questura: 0832/6911
Vigili del Fuoco: 0832/223311
Guardia di Finanza: 0832/672111
Pugliapromozione Lecce: 0832/311417
Iat – Informazioni turistiche: 0832/332463 – 248092
Pro Loco San Cataldo: 0832/650662
Ospedale “Vito Fazzi”: 0832/661111
Prefettura: 0832/6931
Provincia di Lecce: 0832/6831
Tribunale di Lecce: 0832/660111
Università del Salento: 0832/291111