Intrecciare, stringere e legare. I nodi raccontano la vita

È l’antica arte di creare i tessuti con le mani, il macramè, intrecci di fili che disegnano morbidi motivi geometrici. Kika Montinaro ha imparato la tecnica durante un viaggio in Sudamerica, ma le sue “pareti tessili” sono tutte a Km0. Scendono con leggerezza sui muri, sulle porte o su angoli insoliti della casa, donandole un fascino nuovo, che arriva direttamente dal passato.

È una trama di ricordi, riflessioni intime, sentimenti, relazioni: le mani tessono e narrano storie. I pensieri, invece, restano legati ai nodi. La mente si svuota e fa spazio a nuove energie: “Per me tessere è un’attività meditativa”, rivela Kika Montinaro di Trama Handmade, “il macramè è lento, avanza nodo dopo nodo. Mi piace lasciarmi trasportare dalle mani. Mi conducono in un’altra dimensione”.

Kika ha ripreso tra le mani l’antica arte del macramè declinandola non solo in tessitura ma anche in gioielli, accessori, tende, arazzi di corde intrecciate. Opere in merletto dal gusto contemporaneo che nessun macchinario sarebbe in grado di produrre. Solo le mani, alcune mani, mosse dall’incanto, possono dare vita a questi “orditi dell’anima”. “Ho imparato i primi nodi del macramè in Argentina dove ho conosciuto tribù di artigiani pronti a trasmetterne l’arte”, racconta, “poi mi sono trasferita in Bolivia, lì non c’era nessuno che potesse mostrarmi altre tecniche, così ne ho sviluppata una tutta mia”.

Classe 1981, tessitrice e artista circense, impegnata anche nella comunicazione, la sua vita era sempre in bilico sul cavo teso della partenza e del viaggio. Ma è accanto al mare, a San Foca, da dove è partita, che la sua anima eclettica ha trovato l’equilibrio. E come i marinai fecero approdare in Italia il macramè dall’Oriente, intorno al XV secolo, Kika ha portato con sé questo scrigno di sapere nel Salento, dove la tessitura era tradizione ma i “pizzi” solo bordature. “Quando sono tornata, nel 2008, ho voluto riconnettermi con il passato della mia terra”, racconta, “il macramè da noi veniva utilizzato per le finiture dei lavori al telaio, annodando i fili in eccesso nella parte superiore e inferiore”.

L’arte e la cultura pugliese sono i fili che disegnano le sue collezioni, tra le fibre e i colori naturali, ispirati al mosaico di Otranto o alle decorazioni delle trozzelle messapiche. “Dopo aver lavorato su bracciali, collane e orecchini, volevo creare in grande. Così ho iniziato con le tende”, dice con un pizzico di esitazione, come se stesse rivelando per la prima volta ad alta voce un desiderio nascosto. Ma le mani scorrono sicure tra le fibre delle lunghe frange: “Le mie tende sono a Km0. I bastoni li cerco sulla spiaggia, recuperando legno marino, oppure uso il bambù locale”, spiega, “le corde in cotone naturale invece, le prendo da una corderia di Gagliano del Capo”.

Kika tesse “sipari” che calano leggeri sulle finestre, scendono sui muri con le loro remote geometrie, decorano il vuoto della bocca di un camino, evocano l’antico con la freschezza del presente. Sull’uscio le sue tende ondeggiano alla brezza, in quel gioco di vedo-non vedo che lascia filtrare la luce della controra salentina mentre all’interno prende vita un raffinato ricamo di ombre, un chiaroscuro che è quasi magia. È quell’ora in cui tutto si ferma o rallenta, un tempo che richiama il lavoro delle mani che intrecciano, legano e stringono.

Tra un nodo piatto e uno a spirale, la trama si svela e, come in una trance o una “malìa” del Sud del Sud, i motivi e le simmetrie sembrano arrivare da lontano, le morbide losanghe infilarsi da sole tra i fili: “Intreccio assecondando il flusso creativo. Per quanto io possa progettare, il risultato finale non è mai come lo avevo immaginato. Spesso ho un’idea in testa, preparo il disegno, ma nella realizzazione seguo le mani che mi portano in altre direzioni. È un po’ come la vita, si controlla fino a un certo punto, poi, bisogna lasciare andare”.

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