“Insegniamo il cambiamento”: Daniele Manni vince il Global Teacher Award

È un salentino, il primo professore italiano a ricevere il prestigioso riconoscimento. Daniele Manni, insegnante di imprenditorialità e informatica, educa le sue classi alla creatività e al cambiamento.

È un po’ come il Premio Nobel dell’insegnamento, quello che premia ogni anno i professori più bravi. Ma Daniele Manni, 60 anni, docente di imprenditorialità e informatica presso l’Istituto superiore Galilei-Costa-Scarambone di Lecce, forse, storcerebbe il naso a sentirci parlare di bravura. Perché a essere premiata, secondo il professore insignito del prestigioso Global Teacher Award, è soprattutto l’originalità, l’essere fuori dall’ordinario, innovativi, sperimentali.

E soprattutto saper trovare il giusto canale di comunicazione con i propri studenti. Andare loro incontro, raggiungerli senza aspettarsi che siano loro a doversi adeguare al linguaggio degli adulti, dei professori, della scuola. “È così”, racconta, “che si crea quell’empatia per la quale, alla fine, i miei ragazzi si impegnano e si applicano anche per non deludere chi ha creduto in loro. Se rinunci a questo, passi mezza giornata a zittire la classe e non raggiungi alcun risultato”.

Un insegnamento fondato sull’interazione, sulla mutua fiducia, che ha resistito anche alla prova della didattica a distanza. “Da noi, è andata abbastanza bene”, racconta, “grazie allo straordinario lavoro del nostro animatore digitale Francesco Manno, che in poco meno di una settimana ci ha dotati di una piattaforma virtuale unica per le quattro sedi distaccate, ai docenti che hanno saputo adeguarsi velocemente e ai nostri studenti, che hanno reagito benissimo all’emergenza”.

Persino i più distratti, i meno inclini alla permanenza in classe hanno tratto beneficio dalla famigerata dad. “Forse perché erano più concentrati, perché riuscivano a sentire meglio la voce del professore ma la stragrande maggioranza ha risposto bene alla prova del virtuale”, racconta Manni, “detto ciò, la didattica in presenza è un’altra cosa: ci sono mancati gli sguardi, le interazioni, la spontaneità”. Quella per esempio dei lunghi brainstorming, ore e ore a discutere, mettere in circolo le idee e farle diventare prodotti concreti, creazioni tangibili.

La mia specializzazione è creare mini-imprese con i miei studenti“. E a portarlo sulla vetta del successo di oggi sono stati proprio le decine e decine di progetti che ha realizzato con i suoi ragazzi in 30 anni di insegnamento nell’istituto leccese. Iniziative inconsuete e innovative non solo per una scuola del sud, ma per la scuola in generale della quale si ha spesso un’idea stantia. Il primo progetto risale al 2000, quando con il sito Blues&Blues i suoi studenti si aggiudicano il premio Best of the blues website awards. Nel 2004 nasce la cooperativa “Arianoa”, attraverso la quale i ragazzi fanno impresa, reale, non simulata. E poi “Res Pubblica Salentina” per promuovere il territorio mettendo in rete le sue risorse turistiche, “GPace – Giovani per la pace”, diverse iniziative all’insegna del rispetto e della tolleranza, “Salento Ecoday” che organizza ben 3.500 volontari per ripulire dai rifiuti le campagne e le spiagge, il brand “Dieta Med-Italiana” per la promozione dei prodotti enogastronomici locali anche attraverso un festival. E poi “N₂Y₄” (Never too Young for), ovvero la scuola aperta anche oltre l’orario scolastico per usare aule, palestra, laboratori e diventare, così, spazio per dare vita a iniziative e socializzare.

“Occorre saper adeguarsi al cambiamento e trarne gli aspetti positivi”, spiega Manni, “ad esempio, il Coronavirus ha letteralmente costretto tantissime persone a prendere dimestichezza con la comunicazione digitale. Bisogna saper cogliere il meglio anche di questo cambiamento, che non abbiamo voluto, ma stiamo subendo, e accoglierlo con resilienza”. E lui di cambiamento, se ne intende. “Ho fatto approvare nel nostro piano di studi tre nuove materie: creatività, innovazione e cambiamento. Sono tre discipline vere e proprie, con le quali ci alleniamo a farci venire buone idee”.

“Ai docenti che si stanno affacciando adesso sul mondo della scuola, consiglio di proseguire nel solco dei loro maestri, ispirarsi al modello di insegnamento che hanno ricevuto”, conclude Manni, “può sembrare poco rivoluzionario, ma il mio consiglio è di partire da quello che si sa, diventare bravi, prendere dimestichezza con il mestiere e poi dare spazio alla riflessione autonoma per chiedersi: cosa posso fare di più? Come posso attirare la loro attenzione? Come posso far sì che i miei studenti siano contenti di essere lì dove si trovano? Il mio sogno è una scuola dove gli studenti non vedono l’ora di entrare al mattino“.