Grano e cibo come dono, con l’agricoltura di prossimità di San Cassiano

Tutto doveva partire quando tutto si fermò. Ovvero nel mese di marzo, periodo nel quale a San Cassiano (come in tanti altri comuni) ci si prepara per la sagra di San Giuseppe, con tutto il simbolismo che si porta appresso: un accorato processo di condivisione con la cittadinanza, una festa come luogo di innovazione culturale, una valorizzazione dell’identità nel rispetto dell’ecologia umana e del territorio. Ricucendo la relazione tra gli uomini e le pietanze delle “tavole” tradizionalmente offerte al santo, producendo autonomamente i prodotti del grano e intendendo il cibo come dono. A seguito dell’emergenza sanitaria, poi, e con il progressivo allentarsi delle maglie delle restrizioni, si prova a ripartire. Offrendo a chi ne ha più bisogno la semola di grano duro “Saragolla”, autoprodotta con il progetto Ruralia, che sarebbe servita per produrre la “massa” e il pane della sagra di quest’anno e che diventa così un prodotto di prossimità a sostegno della mutua assistenza del piccolo borgo del Parco Paduli.

Un grano macinato a pietra nel Mulino di Comunità di Castiglione d’Otranto e che deriva da alcuni terreni messi a disposizione gratuitamente da alcuni privati, per ricostruire sia la memoria storica del paese sia una filiera corta di autoproduzione, che passa dal riconoscimento dell’importanza della biodiversità e da un’agricoltura a basso impatto per l’ambiente. Non solo. Oltre alla semola, stati confezionati beni anche fondamentali a lunga conservazione come pacchi di frise e biscotti per affrontare le ristrettezze economiche di questa lenta fase di ripartenza.
Attraverso questa prima esperienza di autoproduzione avviata a San Cassiano si può riaffermare con forza il fondamentale ruolo dell’agricoltura di prossimità, intesa non solo come cura del paesaggio ma soprattutto come cardine per riorganizzare le politiche di mutua assistenza, assicurando in questo modo l’accesso al cibo, al cibo locale di qualità, veramente a tutti.