Essere uguale a me

Non è necessario emigrare per sentirsi “Spatriati”. Si spatria nel corpo e nell’anima quando si vive da irregolari, fuori dagli schemi, dalle convenzioni, dalle appartenenze alla ricerca della propria identità. In “Spatriati”, il nuovo romanzo di Mario Desiati, scrittore pugliese tra i più apprezzati della sua generazione, si spatria quando si infrange la “crudele legge del quieto vivere, aspro codice umano che nei luoghi più piccoli richiede rigore e assoluta severità”, quando ci si allontana dall’amore, quello di sé.

Claudia e Francesco si conoscono al liceo di Martina Franca, entrambi solitari, due diversi, ognuno a modo proprio. Si riconoscono e si legano, nel punto in cui le loro ferite sanguinano. Crescono nella provincia, tra uliveti, trulli, alberi di ciliegio e i pranzi di Natale sempre uguali con la recita dei parenti, i regali sotto l’albero e la messa di mezzanotte. A Martina sembra tutto separato da un confine netto: “pregare è da femmine, i rosari sono da beghine, ai maschi spetta solo muovere le statue”.

Qui Claudia si veste da maschio con disinvoltura, non si cura della diffidenza di chi vorrebbe incasellarla, “perché sei come sei e non sei come noi?”. Ma a Londra, Milano, Berlino, è padrona del proprio destino, insegue senza paura la libertà e i suoi desideri. Francesco, invece, continua a chiudersi in un guscio rassicurante, prova a ripararsi nella quotidianità della vita di paese, attaccato ai riti, “bagnavo le dita nell’acquasantiera di campagna”. Nel suo incedere lento scopre il Sud in profondità sul filo del “Pensiero meridiano” di Franco Cassano. Ma quel guscio è destinato a rompersi, facendogli assaporare il piacere dell’opportuno e dell’inopportuno, di spogliarsi dal “conformismo residuale” e tendere alla felicità “inspiegabile, ultraterrena”, come quella degli adulteri.

Tra partenze e ritorni rincorre Claudia. Si ritrovano tra le parole degli scrittori e dei poeti della loro terra: Rina Durante, Maria Corti, Maria Teresa di Lascia e Vittorio Bodini. Le loro esistenze “spatriate” si allargano, accogliendo tutto ciò che è umanità. Una lettura densa, disturbante e illuminante. Tra lampi poetici e disarmanti verità, Mario Desiati scalfisce con la penna le incrostazioni dell’anima, perché “non essere mai se stessi per tutta la vita è un dolore”.

MARIO DESIATI SPATRIATI PP. 288, 20 EURO EINAUDI