Poesia, architettura, cittadinanza attiva: suona la campanella della Scuola per restare

Rigenerazione urbana, consumo di suolo, poesia e gentilezza: iniziano le lezioni della Scuola per Restare.

Molise
Paesaggio molisano - Ph. Gianluca Palma

Abitare il tempo e lo spazio, in maniera consapevole. Sensibilizzare alle buone pratiche del vivere. Educare alla restanza attiva”. Questo il piano di studi e gli obiettivi, ambiziosi e quanto mai necessari di questi tempi, della Scuola di Restanza, iniziativa venuta fuori da La Scatola di Latta, che inizia proprio oggi le sue lezioni.

La campanella suona alle 19.33 con i primi due incontri dell’anno scolastico. Si parla di architettura consapevole e consumo di suolo, insieme a Laura Pavia e Giuseppe Milano che, in un momento in cui le scuole sono ferme, danno inizio a una formazione peculiare e aperta a tutti. “Una scuola che non terminerà mai: itinerante, multidiscipinare, inclusiva, gratuita e accessibile a grandi e piccini; senza porte e finestre, senza pagelle e attestati”, si legge nel loro manifesto, ma soprattutto una scuola “adatta a chi vorrà abitare poeticamente e civicamente i propri territori e a chi vorrà conferire pienezza al proprio re-stare”.

La scuola ha aperto i battenti lo scorso gennaio, quando ancora il rischio di essere travolti dall’epidemia apparteneva a un emisfero lontano, nello spazio e nel tempo. “Abbiamo avuto un ritorno pazzesco”, dichiara Gianluca Palma, “in pochissimo tempo, si sono iscritte circa duecento persone, di ogni fascia d’età e provenienti da tutta Italia, soprattutto dal Sud e dal Centro”. Prima dell’inizio delle lezioni, c’è stata una piccola avanscoperta in Lucania, terra di predilezione di Gianluca, originario di Botrugno, l’incontro a Pisticci con i ragazzi del cineparco Tilt (Torno in Lucania Team) e a casa del poeta Alfonso Guida, a San Mauro Forte. Uno studio approfondito, e sul posto, dell’abitare i paesi, del vivificare le comunità, dell’arte della restanza, teoria e prassi.

San Mauro Forte
San Mauro Forte – Ph. Gianluca Palma

Gianluca, ideatore de La Scatola di Latta, che propone incursioni ed escursioni nei piccoli centri salentini, ala scoperta dei borghi nascosti, ha una spiccata preferenza per gli incontri off-line. “Quando è iniziata la fase 2, che non autorizzava gli spostamenti, ho pensato che potrebbe essere una marcia in più cominciare on-line”, spiega, “una pratica che potrebbe continuare anche dopo, a crisi finita, per restare in contatto, per esempio d’inverno, quando nei nostri paesi spesso la vita rallenta”. Creare convergenze infraregionali, in un momento in cui ogni tipo di frontiera, geografica e sociale, è chiusa. Accelerare i processi di conoscenza e mettere in contatto tante persone tra loro. Restando, però, fedeli a quel clima di convivialità e intimità che da sempre caratterizza le sue creazioni.

I posti, sebbene virtuali, sono limitati. Si procede un passo alla volta, prediligendo quelle soluzioni che consentano ai partecipanti di guardarsi negli occhi, sebbene dietro uno schermo. Erede della scuola di Eugenio Barba e del suo baratto culturale, la “retta” per iscriversi alla scuola è un vero e proprio scambio di saperi, di tempo, di manufatti, di ospitalità, “prodotti o edificanti segreti per una restanza felice”. Tempo, ospitalità, lezioni sulle erbe spontanee del Sud, corsi di cittadinanza attiva, tutorial sulla gentilezza come arma e consuetudine per il quotidiano, praticare la poesia come si pratica uno sport.

Una scuola quanto mai necessaria in un periodo di ridiscussione delle proprie priorità, fisiche, geografiche e sociali, dove imparare a “ri-scoprire i nostri luoghi madre, a stimolare e supportare gli enti pubblici e privati locali e internazionali”, per incoraggiare alla cittadinanza attiva glocale e abituarsi alla fondamentale arte della cura. Per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri, la migrazione interna dalle regioni del Sud a quelle del Nord, e quella, più sottile ma non meno diffusa, dalle campagne o paesi verso i capoluoghi e le città, svuotando ancora di più le piazze delle cittadine più piccole. Valorizzare quindi i piccoli comuni che possono essere palestre e fertili terreni di sperimentazione per nuove politiche civiche, sociali e politiche, qui e ora.