Nelle stanze del vino, le fatiche di ieri e l’ospitalità di oggi

Da antico palmento a moderna HostAria. Da luogo di fatiche contadine a moderno spazio di promozione e conoscenza di un territorio che, di quelle fatiche, ha fatto, fa e farà tesoro. Il Museo del Negroamaro di Guagnano accoglie i visitatori per raccontare l’antica produzione di vino, e per far degustare le nuove eccellenze.

Museo del Negroamaro - ph. Mauro Ingrosso
È ancora l’originale portone in legno del secolo scorso a dare il benvenuto ai visitatori del Museo del Negroamaro di Guagnano, poi, all’interno, anche una garolla, una bascula, antiche botti di fermentazione, due binari, pompe e presse idrauliche, damigiane, “ozze”, “mmili”, e molto altro, fino alle grandi cisterne di fermentazione. Quelle che contenevano il vino prodotto nel palmento della famiglia Tarentini, fino alla metà nel Novecento.

Di anni ne sono passati tanti, e se gli oggetti hanno ancora addosso le suggestioni del passato, a Guagnano quella malia fascinosa legata alla produzione del vino, grazie al vero e proprio tesoro di cantine che insistono sul territorio, non è svanita con l’avvento della modernità. Ed è forse anche per questo che il vecchio palmento non ha avuto altre destinazioni d’uso se non quella di testimone della storia vitivinicola del paese.

L’accesso è da via Castello, nel cuore di Guagnano, una viuzza stretta, ricca di storia, della quale restano poche e sgangherate tracce, quelle dell’antico Palazzo Baronale. In passato era un tutt’uno con lo stabilimento che racconta di una famiglia del posto, di un Sud, quello del Novecento, legato alla terra, abbarbicato agli alberelli di negroamaro, malvasia e ai loro grappoli, spremuti con tenacia e stoico sacrificio, per ottenere il vino da spedire al Nord, affinché conferisse corpo e sapore agli altri vini.

Di quel periodo si respira appieno l’aria, quei giorni intensi e frenetici sono raccontati dal ferro arrugginito dei binari e dei vari strumenti e marchingegni, così come dal legno, magari un po’ tarlato, ma ancora colorato di mosto, solido e vivo, di botti, torchi, presse. Arrivavano i traini carichi d’uva dalle campagne del circondario, quindi iniziava il ciclo di produzione del vino, con i grappoli che passavano dalla deraspatrice, per finire nelle presse, con il mosto convogliato in botti e cisterne. Un ciclo che, se vogliamo, non è poi cambiato di molto, se non nel prodotto finale. Perché, questa, non è più mortificata terra di “vino da taglio”, bensì di assoluta eccellenza.

Ogni cantina di Guagnano ha una sua personale storia, della quale il Museo del Negroamaro, voluto dal Comune nel 2008 e avviato grazie al lascito della famiglia Tarentini, è diventato il custode e il narratore, ma anche il luogo di un modello di accoglienza contemporaneo fatto di esperienze, cultura e gusto con il progetto HostAria del Negroamaro, realizzato da Comune e Arci Rubik.

Il nome, che richiama immediatamente la convivialità dell’osteria, si fonde al moderno concept dell’ospitalità, dall’inglese “to host”, diffuso nell’“Aria”, intesa come profumo, quello del vino che, oggi come allora, avvolge campagne, strade, vicoli e case di Guagnano nelle stagioni di vendemmia e nelle sue diverse declinazioni. Ed ecco che l’antico opificio, conservato e consegnato per diventare museo, diventa luogo esperenziale, negli spazi espositivi, con gli oggetti che raccontano, nel cortile interno, che accoglie le iniziative estive, nella sala degustazione, con la vastissima scelta tra le etichette del territorio. In bella mostra, con i loro colori che sembrano rendere più vivide e vive quelle affascinanti tracce di faticosa quotidianità.

DOVE SI TROVA: il Museo del Negroamaro è in via Castello, nel cuore di Guagnano.

INFO E CONTATTI: oltre a essere spazio espositivo e sede di HostAria del Negroa- maro, fino al 18 luglio il museo è anche sede di Vignaculture, il progetto di InfoPoint curato dall’Arci Rubik che abbraccia e propone una serie di attività e percorsi. Info e prenotazioni: 340/8942727. www.hostariadelnegroamaro.it