L’impresa di diventare grandi

L'ultimo romanzo di Loredana De Vitis inaugura la collana Orlando della casa editrice indipendente Collettiva.

Quando al ricordo del pomeriggio con Riccardo, il piede sinistro di Gesù Crocifisso si staccò, Marta capì subito che la colpa era di quel pensiero impuro, che ebbe l’ardire di affacciarsi nella sua testa proprio tra i banchi della parrocchia di San Paolo.

Inizia così “Il posto di Dio”, romanzo di Loredana De Vitis, illustrato da Fabiola Berton, che ci fa entrare in punta di piedi nella Lecce degli anni Ottanta, tra foto ricordo sul comò e pudici cassetti di biancheria intima. Una bella storia di famiglia, narrata quasi esclusivamente al femminile, con personaggi sapidi e corposi, che ricordano un po’ le donne della ultima Elena Ferrante e un po’ le figure di “Chocolat”.

C’è la zia Roberta che “siamo-tutti-nelle-mani-di-Dio-figlia-mia”, santini in tasca e cucina saporita, c’è la vicina di casa Olga, chiusa a chiave in un matrimonio e persa nelle fantasticherie di mani audaci e dopobarba, c’è Rita, la moglie perfetta che costruisce case come rocce, c’è Serena, irresistibile come il suo caffè, il più buono di tutta Lecce, e c’è soprattutto Marta, con la freschezza dei suoi pochi anni, che, tra sante onnipotenti e prove

del coro, cerca di farcela nell’impresa più bella di un’esistenza: diventare grandi restando se stesse. Con “Il posto di Dio”, De Vitis inaugura la collana Orlando, della casa editrice indipendente Collettiva, un posto dove si può volare libere “dal destino segnato delle figlie delle donne infelici”, sbarazzandosi del terribile “a me tocca” e del “si è sempre fatto così”, un luogo dove riconoscersi nel femminile universale che, in questa prima stanza, ci ricorda che “c’è sempre un posto per Dio”, ma soprattutto che a decidere quel posto siamo soltanto noi.

LOREDANA DE VITIS

IL POSTO DI DIO

PP. 167, EURO 16 COLLETTIVA EDIZIONI