L’Ilva di Miriam Dubini: una storia per guarire

Miriam Dubini è stata forse la prima autrice a raccontare Taranto e l’Ilva con lo sguardo dei bambini cresciuti ai Tamburi e sarebbe bello se il suo libro fosse adottato come testo di lettura in qualche scuola.

Ph. Luigi Andrisani
Alcuni libri sono “da leggere”, altri, “da recuperare”, da salvare dalla distrazione, dall’essere passati inosservati, magari, perché i fatti di cronaca lo impongono. Miriam Dubini, milanese, creativa e generosa penna di libri per ragazzi, diede alle stampe “Non toccate la terra-cinque ragazzi contro un gigante: l’Ilva” nel 2015, con Rizzoli. Le conseguenze di un incidente stradale se la sono portata due anni fa.
Aveva 41 anni. È stata forse la prima autrice a raccontare Taranto e l’Ilva con lo sguardo dei bambini cresciuti ai Tamburi e sarebbe bello, per seminare coscienza, se il suo libro, vincitore del Premio Minerva, fosse adottato come testo di lettura in qualche scuola, non solo di Taranto. 256 nuvole, tante quanti sono i camini dell’Ilva, la più grande azienda siderurgica di tutta Europa. Stefano li conta, lui conta tutto, ma il suo fratellino Davide in quelle nuvole vede forme di animali e cose. A Taranto, a ispirare i sognatori non sono quelle candide e bianche bensì le nubi rosse e pesanti di veleno che poi si posa su tutto, tanto che il sindaco ha emesso un’ordinanza in cui vieta di toccare la terra del parco.
“Così i bambini hanno iniziato a sognare più forte”, che fare quando la scuola è chiusa perché il vento si è alzato e il minerale ti entra nella gola? E quando il piccolo Davide comincia a tossire sempre più forte, allora, ci vuole “una storia per guarire”, di più, cinque supereroi in grado di far capire agli adulti che le cose possono cambiare, che diritto al lavoro e rispetto dell’ambiente sono rivendicazioni che devono procedere insieme.
Perché la libertà “è come se venisse da un posto che sta dentro le persone. Ce l’hanno tutti. Ma si dimenticano. Finché non arriva la stagione più dura”.