Legno verde: diventare grandi a Taranto

Cosimo Argentina e il suo ultimo "maschio adulto solitario": l'educazione sentimentale di Umberto Babilonia.

“Gli adulti hanno sempre ‘sta fissazione: quello che ha messo a posto le cose per loro va bene per tutti e soprattutto per i figli. Uno deve sperare di nascere da un padre a cui è filato tutto liscio altrimenti è la notte. Per me fu notte”. Si presenta così Umberto Babilonia, 12 anni, che diventa grande a Taranto, negli anni Settanta. È lui il protagonista di “Legno verde”, l’ultimo romanzo di Cosimo Argentina approdato in libreria, dove l’autore tarantino ci regala un altro splendido esemplare di “Maschio adulto solitario”.

Conosciamo Babilò quando inizia l’ultimo anno delle medie, con sussidiario, astuccio, diario nuovo e libri che sanno di colla, e lo seguiamo in questa avventurosa educazione sentimentale seduto ai banchi dei “figli di Sales”, tra partite a calcetto e figurine Panini, esercizi spirituali con ribellione e sbornie memorabili. Come un libro “Cuore” in salsa tarantina, “Legno Verde” è la storia di un principio d’adolescenza, un romanzo di formazione che racconta del giovane Umberto e dei suoi compagni di avventura: Zerenchio, Lombardi, Rezzò, Ribot, Stanisci, e poi ancora gli interni, il “vendicatore con la tonaca”, Don Spida, Morbidoni.

E poi le ragazze, dall’ammaliante Amalia alla fulgida Alma, ne passano tante, Amparo, la ragazza più brutta di Taranto, Daria l’anemica, e poi ancora la bruna, la bionda e la rossa, tutte variazioni sul tema sentimentale, per cominciare a “provare una specie d’amore” senza tuttavia riuscire a metterlo a fuoco. Senza riuscire a dirlo apertamente, la prova più dura per un “cuore di cuoio”, per citare un altro dei titoli di Argentina, che punta alla “dissolvenza”, in un mondo in cui invece “tutti avevano ’sta fissa”: socializzare.

Sullo sfondo, “c’era un sacco di umidità. Insieme all’umidità c’era il fumo che buttava fuori l’acciaieria”. Sullo sfondo, c’è Taranto, con i suoi cortei, sacri e profani. Con lo sciopero degli operai e la processione dei Misteri, “dove aspettano tutti accalcati che passino le statue e si segnano e sentono le musiche strazianti e poi si vanno a mangiare il panzerotto tornando a essere i bastardi di sempre”. Tutto ingoiato in presa diretta, come succede solo a 12 anni e dintorni, quando ancora non si vive nel mondo dei grandi.

Lo smarrimento, l’eccitazione, l’ebbrezza del vivere, la magia, di cui parlava Céline, citato in epigrafe, di entrare nell’adolescenza, dell’essere ancora lontani anni luce dalla solita esistenza di adulti. Quella che odora “di sigaretta senza filtro, di pane vecchio, di sudore e di dimenticanza”. L’incanto di vivere senza filtri, “a mezza parola”, raccontato come solo Argentina, tra humor e malinconia, sa fare.

 

COSIMO ARGENTINA

LEGNO VERDE

355, EURO 18

OLIGO EDITORE