Le fiabe che parlano due lingue

Vito Bergamo raccoglie in un volume le fiabe della gente calimerese, quella che veniva appellata “gente dalle due lingue”.

Arriverà forse un tempo in cui tutti i bambini del mondo si addormenteranno ascoltando la stessa favola. Le principesse avranno lo stesso nome, la strega sempre la stessa mela avvelenata e la fantasia avrà un unico colore, a tutte le latitudini.

È per scongiurare, o almeno allontanare nel tempo, questa uniformità dell’immaginazione che Vito Bergamo, insieme al Circolo Culturale Arci Ghetonìa, dà alle stampe il prezioso volume “Li cunti de lu Vitu”, le fiabe tramandate oralmente nei paesi della Grecìa salentina, trascritte in italiano, in dialetto romanzo e in dialetto griko, grazie alla traduzione di Anna Maria Chirienti.

Sono le fiabe della gente calimerese, quella che veniva appellata “gente dalle due lingue”, in grado di parlare salentino ma anche una strana lingua, più aspra, simile al greco. “Per strada, giocando, comunicavamo in tre lingue: ciascuno usava quella per lui abituale e ci capivamo sempre”, racconta Bergamo.

E proprio da questa molteplicità di idiomi, ma anche di sfumature, di significati, nascono questi “cunti”, custoditi da Bergamo e finalmente disponibili per essere raccontati, e letti, anche insieme ai più piccoli, grazie alle illustrazioni di Nadia Esposito. È tutto un immaginario familiare, inequivocabilmente salentino, che viene fuori: dalle torte alla marmellata di mele cotogne al bestiario, che vede come protagonisti le gazze, le volpi, le rane dei “paduli”.

Il cattivo si chiama “nagnorcu” e il folletto amico “sciacuddhi”, i prodigi delle fate ricordano i miracoli delle Madonne locali, la tradizionale “pumeta” calimerese, l’aquilone, aiuta un bambino a ritrovare il sorriso e la principessa non sta sul pisello ma riesce a contrastare i turchi con un efficace contrattacco a base di “pampasciuni”.

Chiedere per favore, non fidarsi delle apparenze, imparare l’umiltà, la morale è sempre quella, dalle favole di Esopo, ma qui sembra sussurrata all’orecchio da una nonna amorevole, accanto al fuoco del camino, magari leccandosi i baffi dopo aver addentato una crostata alle mele cotogne.

VITO BERGAMO

LI CUNTI DE LU VITU

  1. 255, EURO 18

GHETONÌA