L’amore che va, l’amore che resta

Può essere lungo “Il tempo di un lento”, senz’altro più dei pochi minuti della durata del brano e, quindi, dell’immersione nell’abbraccio. Fa un tuffo nei ricordi Giuliano Sangiorgi, negli anni ‘80, quelli delle festicciole in casa, dei teneri approcci adolescenziali che lasciavano segni nel cuore e nell’anima. In quelle innocenti evasioni che cambiavano la vita. Nei piccoli interminabili momenti, come il tempo del giro di una bottiglia e di un bacio-penitenza al buio.

Nasce nell’abbraccio e, soprattutto nel bacio, tra Luca e Maria Giulia la storia del nuovo libro del leader dei Negramaro. Nel loro ballo d’amore che scavalca un’estate di pensieri bui e illumina d’amore il corridoio di una scuola, al rientro delle vacanze. Una storia che rischiara i loro occhi prima di svanire nel buio di una galleria, a bordo del Rapido 904, perso nella famigerata “Strage di Natale”. Era il dicembre del 1984. La fine di tutto, e l’inizio di tutt’altro per Luca, perso tra i grattacieli della Grande Mela e nel sorriso burbero di Miles Davis.

C’è l’amore per la musica di Giuliano Sangiorgi, nella storia come nel ritmo della narrazione, ci sono, tra le righe, i versi di Fabrizio De André e di Lucio Dalla, c’è, nella storia, uno dei lenti più ballati in quegli anni, “Eyes without a face”, c’è il vocione e il ghigno di Billy Idol e ci sono le canzoni di Festivalbar. C’è “Amore che torni”, la canzone d’amore scritta da Luca per la sua Maria Giulia, che riempie di lacrime prima lei, e quindi il mondo di lui, diventato celebre musicista tanti anni e una vita dopo. Riempie, infine, la tasca di una giacca sdrucita e gli occhi colmi d’amore di un padre, muto e perso, ma mai arreso.

GIULIANO SANGIORGI

IL TEMPO DI UN LENTO

PP. 184, EURO 17 EINAUDI