Il teatro a domicilio di Ippolito Chiarello. “L’arte è un bene di prima necessità”

Dopo il Barbonaggio teatrale nelle strade, il nuovo progetto dell’artista salentino nei cortili e sotto le finestre

Ha la voce sicura di chi conosce il mestiere. Ippolito Chiarello non riesce a stare fermo in questo clima di incertezza, tra chiusure forzate e riaperture dei teatri a data da destinarsi. E se gli spettatori non possono raggiungerlo è lui ad andare da loro. Così, palchetto in spalla e pedalare: “O si muore tutti dentro casa o si cercano nuove strade”, dice di quella che potrebbe sembrare una follia.

D’altronde l’attore salentino è già avvezzo a sortite del genere, lui è “quello” che ha inventato il Barbonaggio teatrale, un modo per “fare uscire il teatro dai teatri”, per arrivare alle persone. “Se è vero come è vero che l’arte cura, adesso è il momento di agire”, spiega presentando il suo nuovo progetto: il “Barbonaggio Teatrale-Delivery. In bici attraverso la città per curare le anime e prevenire l’astinenza del cuore”.

E proprio come si farebbe per ordinare una pizza, con tanto di specialità e listino prezzi, ecco l’attore a domicilio sotto la finestra o nel cortile condominiale, che consegna pezzi della propria arte appena sfornata. Il progetto dovrebbe prendere le mosse dal 4 dicembre, allo scadere del Dpcm in corso, sempre che non sopraggiungano misure più restrittive. Ci sarà anche un “menu bambini”: “Appunti di Geofantastica”, viaggio nei paesi veri immaginati. Per i grandi invece tra le “pietanze” i pezzi più celebri del suo repertorio tratti da: “Oggi sposi”, “Club 27”, “Fanculopensiero stanza 510” e “Psyco Killer”.

La performance si svolgerà nel massimo della sicurezza e le opzioni sono diverse: con distanziamento (più finestre che si affacciano nello spazio all’esterno, spazi grandi, spazi nei parchi cittadini) anche per più nuclei familiari; senza distanziamento, solo per un nucleo familiare o conoscenti; e se la situazione nelle scuole dovesse tornare alla normalità, si potrebbe fare anche sotto la finestra di una classe o nel cortile. Nessun biglietto, bensì una donazione liberale per il proprio investimento artistico. E chi non ha la possibilità di pagare, “dimostrerà la propria indigenza… sulla fiducia”. Si possono anche fare delle donazioni per sostenere il progetto artistico da lui fondato, Nasca Teatri di Terra, e finanziare degli spettacoli sospesi per chi non può permetterselo.

Perché l’arte va vissuta in presenza e Chiarello tiene a ribadirlo con forza: “Non voglio più condividere materiale artistico sul web. Non si può risolvere tutto con uno schermo”, afferma, “non possiamo vivere così, le persone sono stanche. L’arte ha una funzione in questo momento: arriva in soccorso mostrando le sue alte capacità. Bisogna avere delle visioni al servizio della comunità. Agire con azioni concrete”.

Giocare con i limiti imposti dall’attualità, dunque, con le parole e le immagini che la descrivono e che fanno paura, trasformare la realtà, leggere e interpretare con una nuova grammatica le regole del reale e riconoscere l’arte come un bene primario: “come il cibo e le medicine, un bene di prima necessità. I fattorini, in tempo di regole restrittive, sono gli unici abilitati a circolare per recapitarli. Anche gli artisti devono poter consegnare la propria merce”. Se i teatri (come gli ospedali) sono chiusi o in sofferenza, occorre curarsi a casa e in presenza. E allora ecco i riders-attori (gli infermieri), “cavalieri del sentimento” con l’arte a domicilio. Occorre potenziare l’arte del territorio (la medicina). Nascono così le particolari USCA, Unità Speciali di Continuità (Assistenziale) Artistica.

Il nuovo format appena lanciato ha già riscosso attenzioni da tutta Italia: “Mi hanno contattato alcune compagnie da Alessandria e Varese. Ho raccolto le prime donazioni”. Il format è libero, può essere replicato da altri artisti purché ci sia l’intenzione di fare rete, utilizzare le stesse immagini, comunicare sui social con gli stessi hastag. Per il resto, basta una bici, un palchetto con uno zaino sulle spalle per trasportarlo, un costume di scena e un menu digitale.

“Questa è un’occasione per riflettere, uscire dall’autoreferenzialità”, chiosa Ippolito Chiarello esprimendo non solo l’urgenza di reinventare il presente ma, anche, di cambiare il teatro, per il futuro: “L’arte si fa per la gente non per se stessi. Occorre coltivare il pubblico. La rivoluzione nel teatro si fa tornando alle origini, all’antico. Più si è presenti più si ha valore”.