Dove nasce il barocco, nel museo della pietra leccese

La pietra, nel Salento, racconta storie antiche. Basta tendere l’orecchio e nel silenzio si anima un piccolo mondo antico di cavamonti e macine, di roccia porosa e scalpellini. A Cursi, dove si scopre la pietra leccese, dalle cave ai portali barocchi.

Si potrebbe dire che nasce qui il barocco. In questo grazioso paesino dell’entroterra, dove le cave di pietra locale, oggi dimesse, si squarciano come esotici canyon, algidi e fumosi, dando al paesaggio un aspetto quasi irreale. Oggi la pietra lavorata dall’uomo vive con la vegetazione che in alcuni tratti ha preso il sopravvento, disegnando un paesaggio quasi fiabesco, sospeso, dove sbuca ogni tanto una “ventarola”, un vero e proprio arco temporale, che segna una discontinuità tra uno strato geologico e l’altro, una ferita nella roccia, dove si sono depositati fossili, scheletri, tesori e importantissime rarità.

Cursi, paese di cavamonti, ospita l’Ecomuseo della Pietra Leccese, un museo diffuso, che si spande anche nelle stradine del centro antico e nei villaggi limitrofi, seguendo le tracce di questo tufo speciale, ancora oggi elemento fondante del paesaggio e dell’architettura salentini. Da queste possenti falesie di roccia e carbonato di calcio, sono nati gli angeli e i santi, i fiori d’acanto e i frontali barocchi, le teste di saraceno e i dragoni che ingioiellano Lecce e tutto il Salento, ma anche più discrete panchine, murature, pareti, facciate, architravi, fatte di quel bianco che diventa oro all’imbrunire, di questa pietra calcarea e morbida, che si sfarina con un dito, ma resiste ai secoli.

La pietra leccese è infatti la formazione mioceanica più antica del Salento e non è raro, tra una roccia e una zolla di terra, ritrovarvi conchiglie e resti antichissimi. L’ecomuseo di Cursi racconta storie di uomini e terra, di fossili e mare, di schiene piegate a estrarre una roccia destinata a modellare le facciate e le residenze di cardinali e nobili, promessa a palazzi e seminari. Vicende che iniziano nel passato ma sono ancora aperte e vive nel territorio e qui si possono vedere a pochi centimetri e anche toccare con mano. La scoperta ini- zia a palazzo De Donno, dove riposano ancora le antiche macine del frantoio ipogeo e si racconta la genesi del museo, insieme all’opera di arredo urbano dell’artista Ugo La Pietra e altre installazioni di arte contemporanea.

Dal museo si parte poi alla ricerca della pietra nel suo impiego quotidiano, con percorsi che s’inoltrano dapprima nel parco delle cave, dove, con l’aiuto e le spiegazioni delle guide, è possibile visitare quelle d’estrazione più antiche, ormai dismesse, le cave attive e le cave cantiere, per apprendere qualcosa in più sulle tecniche estrattive, di oggi e di ieri, sugli strumenti e le metodologie, sulla riqualificazione delle cave e le loro nuove destinazioni d’uso, per esempio quella della cava giardino. Tra sculture di pietra e vegetazione, appare ancora decisa la mano dell’uomo, quando ci si imbatte nei tagli praticati a mano con “lu zoccu”, l’attrezzo principale dei cavatori, usato per spaccare le rocce quando ancora non esisteva la tecnologia, o nelle “serre”, vere e proprie segherie di una volta, dove si lavorava quasi solo con l’ausilio delle mani.

E ancora nelle installazioni di arte contemporanea più recenti che costellano il parco, conferendogli un fascino da luogo dell’immaginazione. Sono tante le tipologie di percorso organizzate dai gestori dell’eco-museo, tutti giovanissimi, entusiasti e attivi. A piedi, nel centro storico di Cursi, con partenza da palazzo De Donno, alla scoperta del parco delle cave che si estende sino all’abitato di Melpignano o ancora in bicicletta, sulle tracce della pietra esplorando i villaggi limitrofi. Durante l’escursione, il presente rivela elementi ancora vivi del passato, i giorni di fatica e lavoro si trasformano in arte e memoria, l’arte del costruire diventa oggi impegno nel preservare un patrimonio fatto di tufo, fragile e insieme resistente, onnipresente nel paesaggio eppure preziosissimo.

DOVE SI TROVA

La sede dell’ecomuseo è palazzo De Donno, in piazza Papa Pio XII a Cursi.

APERTURA

Il museo è visitabile tutti i giorni su prenotazione.

MODALITÀ DI ACCESSO

Nei luoghi al chiuso è indispensabile munirsi di mascherina.

INFO E PRENOTAZIONI

Visite guidate per gruppi di minimo di 5 persone. Per le escursioni in bicicletta è possibile noleggiarne una sul posto.

Per le prenotazioni contattare il numero: 327/1631656.