Dal Salento all’Italia, l’appello per votare la Quercia di Tricase al Tree of the Year 2020

c'è tempo fino al 29 febbraio

Al momento, il pino silvestre guardiano di un villaggio allagato della Repubblica Ceca, il pioppo solitario della Federazione Russa e il rumeno abete multisecolare, guardiano di Cibin, la precedono nella classifica provvisoria (e in continua evoluzione) ma “lo stacco” non è tanto e la Quercia Vallonea di Tricase ce la può ancora fare.

C’è tempo fino al 29 febbraio per votare la Quercia Vallonea di Tricase al concorso europeo Tree of the Year 2020. Dopo il titolo nazionale di albero dell’anno indetto dall’associazione Giant Trees Foundation, conquistato con oltre 350mila voti lo scorso 21 novembre, dal primo febbraio la quercia salentina rappresenterà l’Italia nella competizione europea.

Sono 16 gli alberi finalisti, in gara non per l’avvenenza, l’età o l’imponenza ma perché ciascuno ha una storia da raccontare, che spesso si confonde con la leggenda. Ne ha una da narrare anche la Quercia Vallonea, conosciuta come la “Quercia dei Cento Cavalieri”, un monumento vivente che si trova sulla strada che da Tricase Porto conduce a Tricase, non molto distante dal boschetto della Falanida.

Considerato l’albero più antico del Salento, si presume abbia un’età tra i 700 e i 900 anni, la sua folta chioma si estende per 700 mq e il tronco ha un diametro di 4,25 metri, equivalente all’abbraccio di tre persone adulte.

Nei secoli è stata una fonte preziosa per l’economia locale, il suo legno fu utilizzato in carpenteria, le sue ghiande hanno nutrito animali e uomini, in particolare durante le carestie, e i tannini in esse contenuti hanno colorato le vele e il pellame.

In palio non c’è solo il prestigio per la Puglia e l’Italia bensì le risorse necessarie per studiarla, valorizzarla e tutelarla. Il premio sarebbe anche l’occasione per dare un segnale positivo a tutto il Salento come auspicato da Italia Nostra nell’appello lanciato in questi giorni “perché possa innescarsi un processo di sensibilizzazione e di mobilitazione che, partendo dal Capo di Leuca coinvolga l’intero Salento nell’individuare e attuare quei programmi di tutela di tutte le risorse naturali – in particolar modo delle residue ed esigue aree boscate, nonché dei piani di imboschimento e di ricostruzione del paesaggio rurale, oggi quasi totalmente compromesso per effetto del disseccamento degli ulivi e dei numerosi interventi di cementificazione e di alterazione ambientale verificatesi nel corso degli ultimi decenni”.

La leggenda narra che sotto l’imponente chioma di foglie lunghe e dentellate, lisce e setose che pendono dai rami hanno trovato una “casa” sovrani, viaggiatori, signori e contadini. Si dice che tra i suoi visitatori sia capitato anche Federico II di Svevia di ritorno dalle crociate che non trovò riparo da solo. Accanto a lui, sotto le sue fronde si ritrovarono anche i suoi cento cavalieri e tutta la corte feudale.

Ma c’è anche la leggenda nella leggenda: il principe di Tricase, dopo anni di battaglie contro i nemici, restò con soli cento cavalieri. In occasione dell’ultima guerra da cui sapeva che i suoi non sarebbero tornati, donò loro una ghianda, simbolo di protezione. Durante il viaggio, i cento, abbagliati dalla bellezza di una radura, piantarono le ghiande in segno di unione profonda, da cui nacque la gigantesca vallonea.

E sarebbe bello ritrovarsi sotto la sua chioma come i cento, uniti questa volta per aggiudicarsi il titolo di albero europeo dell’anno 2020.

Per votare https://www.treeoftheyear.org/vote