Da Taranto al mondo. Il MArTA digitale, internazionale e accessibile a tutti

Lo Zeus rinvenuto a Ugento nel 1961 durante i lavori di ampliamento di un’abitazione privata

“Camminare per le sale del MArTA provoca una strana emozione. È come scoperchiare una botola e scoprire trenta secoli di storia, tutta insieme, alle nostre spalle’’. Sono le parole di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino prematuramente scomparso nel 2017, tratte dal suo libro “Dalle macerie” e lette da Vinicio Capossela in occasione dell’inaugurazione della nuova piattaforma digitale del MArTA.

Quei trenta secoli di storia oggi sono fruibili, da chiunque, da casa. Il Museo Archeologico Nazionale Di Taranto, tra i più ricchi e importanti al mondo, ha spalancato le sue porte, richiamando i valori universali della Magna Grecia, con la nuova piattaforma digitale, uno strumento che mette insieme archeologia e innovazione tecnologica in un racconto tra passato, presente e futuro. Un racconto, per giunta, tradotto in otto lingue che punta all’internazionalizzazione del museo, superando i confini occidentali, spingendosi ancora più in là, sino alla Russia, in Cina e alle aree di lingua araba.

Uno degli “Ori di Taranto”

Dai reperti simbolo del MArTA come gli “Ori di Taranto” o la “Tomba dell’atleta”, sino ai tesori mai visti conservati nei depositi, sconosciuti anche a molti studiosi, sono oltre 40mila i reperti digitalizzati in archivio, accessibili a curiosi, appassionati e addetti ai lavori, nell’ottica di una totale condivisione del patrimonio che favorisca la costruzione di un museo comunitario, comunità che comprende tanto i tarantini quanto tutti i cittadini del mondo.

Il MArTA raccoglie 6500 anni di storia, dalla Preistoria all’alto Medioevo, oggi amplia la sua offerta attraverso uno strumento inclusivo che mira al coinvolgimento e alla fidelizzazione di pubblici diversi, dai bambini ai disabili. Non è un caso che l’inaugurazione sia avvenuta il 18 maggio, in diretta Facebook data la chiusura sino a nuove disposizioni per emergenza COVID-19, in occasione della Giornata mondiale dei musei, quest’anno dedicata al tema “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”.

La piattaforma digitale è solo una tappa di un progetto scientifico-culturale più ampio di rinnovamento e valorizzazione “Il Museo MArTA 3.0” a cura della direttrice Eva Degl’Innocenti, che include l’archivio digitale in open source, un sito rinnovato, un nuovo allestimento degli spazi museali e un fablab dove poter riprodurre i reperti in 3D.

Un’immagine di Mirko Pugliese Tatoo Atelier per la campagna MiBACT #lartetisomiglia

Un museo che permette un’interazione totale e un dialogo con il pubblico, che incontra le esigenze soprattutto delle generazioni più giovani. L’utente è “Al centro di tutti i processi di fruizione”, spiega la lungimirante direttrice, “attraverso una nuova strategia digitale continueremo a creare contenuti di alto valore scientifico puntando sul coinvolgimento emotivo e la partecipazione attiva e sociale del visitatore, consentendogli di iniziare l’esperienza prima di arrivare al museo e di continuare dopo. L’offerta digitale è complementare alla visita fisica”.

L’esperienza digitale non può sostituire quella fisica, piuttosto la completa: uno degli obiettivi è portare visitatori a Taranto, renderlo un polo culturale attrattivo, con l’ambizione di diventare tra i siti museali più visitati d’Italia.

Il MArTA è Taranto, è la sua storia che affonda le radici in un passato di arte e cultura, negli splendori della civiltà classica. Taranto oggi è una città dilaniata, fagocitata dall’ILVA e le sue dolorose vicende. Nel MArTA potrebbe ritrovare e ricostruire la sua identità, cambiare rotta e uscire per sempre dal bivio mortale salute o lavoro. Il MArTA potrebbe essere il biglietto da visita con cui presentarsi al mondo, per citare ancora Alessandro Leogrande “può essere, accanto ad altre cose, il volano per la sua rinascita. Prima ancora di un fattore di attrazione turistica, può divenire un contenitore all’interno del quale ritrovare il flusso della propria storia e avviare una nuova fase di racconto di sé.” (da “Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale” Feltrinelli, 2018).