Acaya: a volo d’angelo sulla città perfetta

È un tempo sospeso e immobile, quello racchiuso tra le mura del piccolo borgo di Acaya. Basta superare l’arco di ingresso sovrastato da Sant’Oronzo benedicente e si è già nel Medioevo, in quel sogno di linee e di pietra che accompagnò Giangiacomo dell’Acaya fino ai suoi ultimi giorni... da uomo libero.

Se si potesse osservare dall’alto, a volo d’angelo, il borgo di Acaya apparirebbe in tutta la sua perfetta geometria: le strade che si incrociano perpendicolari la dividono in uguali porzioni di caseggiati. Benvenuti nella “città ideale”, quella immaginata, voluta e realizzata dall’architetto militare Giangiacomo dell’Acaya, lo stesso cui si deve anche il progetto e la realizzazione del Castello di Lecce. E qui il destino fu beffardo, perché fu proprio nelle segrete di quest’ultimo che il geniale architetto fu imprigionato e finì i suoi giorni, accusato di “malversazione nella realizzazione di opere pubbliche”, coin- volto in una sorta di tangentopoli dell’epoca.

Il piccolo borgo, oggi frazione del comune di Vernole, ha comunque conservato il suo fascino di cittadella fortificata e oltrepassare la porta principale su cui spicca la statua di Sant’Oronzo, è un po’ come entrare in un’altra dimensione, in un tempo sospeso e antico reso vivo dai suoi poco più di 500 abitanti. A cingerlo c’è ancora il fossato originario e le mura del castello che costituiscono uno degli angoli più suggestivi.

Ancora all’apice della sua carriera Giangiacomo pensò a questo luogo perseguendo i canoni delle “città ideali” descritti nei trattati di architettura del tempo. La volle anche a “misura d’uomo”, razionale, funzionale, autonoma. Il borgo ha la forma di un quadrato di circa 230 metri di lato, con una cinta muraria rafforzata da tre grandi bastioni, mentre nell’ultimo, lo spigolo a sud-ovest (quello integro), fa bella mostra di sé il Castello. All’interno del maniero si possono ammirare le scuderie, le antiche cisterne, i frantoi, le due torri circolari, la bellissima sala ennagonale con i delicati fregi in bassorilievo e i due volti scolpiti che, si narra, ritraessero i genitori di Giangiacomo, una parte delle prigioni con i graffiti dei reclusi (particolari quelle che riportano due mani) e nell’atrio la vera perla di questo luogo. Si tratta della “Dormizione della Vergine”. L’affresco è ciò che rimane della trecentesca chiesa che lo conteneva ed è una vera rarità.

Secondo la tradizione ortodossa, la Madonna non morì mai. Una notte, mentre dormiva profondamente, fu accolta anima e corpo nel Regno dei cieli. Qui l’Oriente cristiano ne celebra il rito il 15 agosto, lo stesso giorno in cui i cattolici festeggiano l’Assunzione della Vergine. Gli ortodossi del Salento omaggiavano fino a poco tempo fa la Madre di Dio con una festa nel cortile del secentesco castello al cospetto di questo affresco bizantino che rappresenta il transito di Maria al cielo. La città fortezza ebbe il suo culmine sotto Giangiacomo dell’Acaya, ma fiorì anche in seguito con i De’ Monti e i Vernazza.

Nel 1714, però, il castello e il borgo furono assaltati dai turchi, in un’incursione devastante per l’intero territorio di Vernole. Da quel momento iniziò la decadenza di Acaya che, soltanto da pochi anni, gode di una rinnovata attenzione. Dopo un lungo periodo di abbandono, il castello, radicalmente ristrutturato e di proprietà della Provincia, è stato inaugurato nel 2007 e oggi le sue sale possono essere visitate. È possibile anche fare una breve passeggiata sulle mura (si sale da una piccola scala accessibile dalla piazzetta) e magari godersi uno dei sanguigni tramonti salentini. È qui che si può immaginare Giangiacomo, nel tempo in cui la disgrazia nelle fattezze di esattore dei tributi doveva ancora fargli visita.

Lo sguardo perso all’orizzonte mentre ricorda la sua gioventù sempre in viaggio per quel vasto regno da fortificare, la benevola amicizia dell’imperatore Carlo V e il suo sogno di trascorrere qui i suoi ultimi giorni, lontano dal clangore delle prigioni e della guerra.

PER VISITARLO

Acaya è una frazione del comune di Vernole dalla quale dista appena 7 chilometri (13 da Lecce). Si raggiunge tramite le SP1 e SP337. Una volta arrivati, è necessario parcheggiare prima dell’arco d’ingresso al borgo.

APERTURA

Il castello è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 18 alle 21 (ultimo ingresso 30 minuti dalla chiusura). Biglietti: intero 5 euro, ridotto 3, studenti 2.

INFO E PRENOTAZIONI

La visita può essere effettuata con l’ausilio di una delle guide, tra queste la dottoressa Oronzina Malecore, una degli archeologi che riportarono alla luce diversi reperti dalla vicina Roca Vecchia in parte custoditi nello stesso castello.

Info: 347/2535235.