Sulle tracce della taranta

A Galatina, la festa dei santi patroni Pietro e Paolo in forma ridotta ma non meno intensa e significativa, sulle tracce della taranta.

Ph. Pierluigi Luceri

Le chiamavano “tarantate”, perché, si diceva, morse dalla taranta, dal ragno infido che popolava le campagne salentine. E per salvarle, c’era solo la misericordia di San Paolo e la musica, quella dolce e incessante del violino e quella incalzante del tamburello. C’è una foto, nella piccola cappella di San Paolo, al civico 7 di via Garibaldi, all’interno di palazzo Tondi-Vignola, che ne testimonia ancora la storia e, chiudendo gli occhi, è possibile immaginarle, vestite di bianco, a piedi scalzi, muoversi freneticamente finché il veleno, a suon di musica, non fosse stato estirpato, o forse, più probabilmente, finché il male di vivere, la rabbia repressa, l’angoscia e la voglia di gridare, non fossero state estinte, vorticosamente, attraverso la danza, o con l’aiuto dell’acqua benedetta, recuperata nel pozzo di San Paolo, ancora esistente.

Giungevano da tutta la regione, con i carretti o a piedi, all’alba del 29 giugno, per chiedere la grazia a “Santu Paulu de le tarante”, per tornare a una vita normale, per non destare più scalpore nel paese, nella speranza di esorcizzare il male oscuro. E davanti al sagrato della cattedrale, o all’interno della cappella, si radunava anche un nugolo di curiosi, affascinati e intimoriti, davanti alle contorsioni grottesche di donne, ma anche uomini, pizzicati dalla tarantola, o da “lu scursune”, che avevano perso la retta via.

Oggi delle “tarantate”, resta il mito, la fascinazione, la sensazione di avvicinarsi a qualcosa che non è ancora stato decifrato e resta custodito, come un seme prezioso, nel patrimonio della cultura orale e immateriale, nella voce sommessa di chi le “tarantate” sostiene di averle viste di persona, di ricordarne le grida e lo sguardo perso nel vuoto. In una Galatina che per, quest’anno, osserva un omaggio più discreto al suo patrono, è possibile visitare la cappella, in punta di piedi, sbirciare il cortile dove si custodisce ancora il pozzo di San Paolo e la sua acqua miracolosa e curiosare tra i vicoli barocchi della città.

Per i giorni della festa, la chiesa dei santi Pietro e Paolo sarà illuminata a festa e ogni balcone addobbato con le caratteristiche “zagareddhe”, i tradizionali nastrini colorati, e un lume rosso dinanzi alla finestra.