Patrick Zaki, presto cittadino leccese

Anche Lecce riconoscerà la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki, il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna, detenuto nel suo Paese con l’accusa di propaganda sovversiva. Lecce si unisce così alle altre città italiane che hanno già preso analoga iniziativa, da Bologna a Palermo, da Milano a Bari, e molte altre ne seguiranno. Lo ha comunicato il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che ha raccolto l’appello per la concessione della cittadinanza onoraria sottoscritto da Movimento Europeo.it, Humanfirst.it, Fondazione Emmanuel, Terzo Millennio, Camera a Sud: “Crediamo che la nostra città, con il suo tessuto civico fortemente impegnato a sostegno della causa, possa adottare in consiglio comunale all’unanimità questo atto, simbolico ma carico di significati”.

Patrick Zaki, da un anno, è in carcere in Egitto solo per aver espresso sui social le sue opinioni politiche, non in linea con il regime egiziano e per il suo attivismo per i diritti civili. Una detenzione ingiusta che ha mobilitato cittadini, studenti, associazioni in Italia e nel mondo con diverse iniziative. Da Lecce è partita la campagna di comunicazione socialeFree Patrick Zaki, prisoner of conscienceideata e promossa da Conversazioni sul Futuro, ‘Poster for tomorrow’ e Amnesty International Italia. I manifesti vincitori del concorso stanno rivestendo i muri di molte città, tra cui Lecce, aderendo così idealmente alla richiesta di scarcerazione immediata. Una mobilitazione che vede unite le forze politiche in Consiglio e, aggiunge Salvemini “sono sicuro che la proposta di concessione della cittadinanza onoraria potrà trovare unanime adesione come avvenuto nelle altre città italiane. Quella per il rispetto dei diritti umani, infatti, è una battaglia che non ha colore politico.”

La speranza del Sindaco, oltre a quella della immediata scarcerazione, è che si possa fare un ulteriore passo: “che il prossimo governo possa valutare attentamente il conferimento della cittadinanza italiana a questo giovane ricercatore, con la conseguente acquisizione dei diritti connessi, e possa adottare tutte le iniziative diplomatiche necessarie per giungere alla liberazione”