La visione meridiana di Cassano: il pensiero che cambiò il Sud

Si è spento ieri, Franco Cassano, docente di Sociologia della Conoscenza presso l'Università di Bari, autore della pietra miliare "Il pensiero meridiano".

Ph. Vicoli Corti

Che il Sud esista per se stesso, e non contrapposto al Nord. Che l’identità meridiana non andasse inscatolata e svenduta, ma coltivata, analizzata in maniera cruda e spietata, e amata, come si ama una terra aspra. “Un giorno abbiamo cominciato a guardare il Sud in modo diverso, e ci siamo ritrovati con più passato e molto più futuro di quanto credevamo possibile”, ha commentato lo scrittore Nicola Lagioia ieri, alla notizia della scomparsa di Franco Cassano, teorico visionario del Sud.

Si è spento ieri, Cassano, all’età di 79 anni, dopo aver combattuto a lungo con la malattia. Scrittore, attivista, “movimentatore” culturale, per una breve parentesi si ritrovò per caso anche nelle fila della politica, prima di tornare a quello che sapeva fare meglio: immaginare nuovi spazi, creare idee ancora non esistenti, stimolare la fantasia e darle forma e concretezza. Era il 1996 quando, per le edizioni Laterza, uscì “Il pensiero meridiano”, un saggio inimmaginato e inimmaginabile, perché nessuno prima aveva dato dignità a quel sud agricolo, quel meridione un po’ imbarazzante, ultima ruota del carro e, ben in anticipo sui tempi, quando ancora turismo lento ed esperienze slow s’erano fermati molto prima di Eboli, ci aveva sussurrato all’orecchio di “essere lenti come un treno di campagna“, di andare a piedi, perché chi va a piedi “vede aprirsi magicamente il mondo”.

“L’Accademia pugliese, il pensiero meridionalistico italiano, la riflessione sociologica e la cultura euro-mediterranea perdono oggi un pensatore profondo, stimolante, provocatorio”, ha commentato il rettore dell’Università del Salento, Fabio Pollice, raccontando delle ricerche di Cassano, sviluppate “in tutte le direzioni indicate da quella sua “rosa dei venti”, dalla provincia al mondo, dalla terra al mare, dalla mitologia all’epica, alla filosofia alla sociologia, dalla storia alla geografia eccetera, disegnando una sua affascinante geopolitica delle culture pensata per un rinnovamento dell’anima della civiltà europea, contro mercificazioni, egoismi, razzismi, muri o confini invalicabili: “Come può pensare uno stato europeo – scriveva – di parlare al mondo senza aver messo il naso fuori dall’economia, senza aver ridato a se stesso quelle ragioni del vivere? Come può pensare di avere una politica planetaria senza trasformare in una sua ricchezza anche le voci che si affacciano sul suo mare meridionale, che popolano già e popoleranno sempre di più l’Europa?”.

Franco Cassano

“Cassano è stato un punto di riferimento per tutti quelli che, in questi anni di battaglie per la rinascita culturale e politica del Mezzogiorno, si sono impegnati per far emergere, con le idee e l’azione politica, un protagonismo nuovo di questa parte del paese e uno sguardo diverso verso il Sud”, ha aggiunto Massimo Bray. “Uno sguardo che superasse lo stereotipo della chiusura e della estraneità alle dinamiche globali e alla loro complessità per evidenziare invece il particolare modo del Mezzogiorno di essere connesso con il mondo che lo circonda, con il mare che lo circonda, con quel Mediterraneo che è naturalmente e dovrebbe essere per vocazione il suo orizzonte privilegiato”.

È annoverato tra i saggi ma hanno la delicatezza e la forza della poesia le parole di Cassano, per il quale la lentezza non era un crogiolarsi svogliato nello stereotipo delle persiane chiuse alla controra ma darsi spazio, “portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada”, “suscitare un pensiero involontario e non progettante”, quel pensiero “necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo”. Di colpo, il Sud, inteso come sud del mondo, nel quale il Mezzogiorno italiano era naturalmente incluso, diventava soggetto operante del proprio immaginario, cominciava a pensarsi, invece di essere pensato. All’intensità di una visione mai sopita, Cassano affiancava l’indicazione concreta di uno sviluppo economico alternativo, che non inseguisse il capitalismo ruggente ed estremo, ma avesse ritmi più umani, altri. Meridiani.

Un’intuizione che sbocciava forse dagli strali di Antonio Verri contro i falsi meridionalisti e la provincia “attraversata da strane, meravigliose e disperate energie”, ma che era di certo frutto di una profonda riflessione, che prese piede a Bari, quando lui, giovane anconetano, atterrò nel capoluogo pugliese, accolto a braccia aperte nel circolo della scuola “barisienne”, che poi più tardi rinnegò. Di lui, ci restano anche le sue riflessioni in “Modernizzare stanca”, “L’umiltà del male”, ma anche e soprattutto l’eredità dell’associazione Città Plurale, preludio alle idee di riqualificazione e progettazione pianificata urbana. Come Italo Calvino, Cassano sognava un Sud invisibile, non ancora esistente, ma di cui sicuramente, con il suo pensiero, ha creato le fondamenta.