“La venerdia matina”, canti di fede e tradizione

In edicola, a richiesta con quiSalento, l'ultimo l'album degli Arakne Mediterranea, dove lo storico ensemble riprende i canti di passione della Settimana Santa

Rito e folclore, fede e tradizione, canti e preghiere popolari annunciavano la Settimana Santa nel Salento. I Canti di Passione sono tra le espressioni più genuine delle sacre rappresentazioni, quelle della Pasqua in particolare, una festa così carica di immagini, con l’evocazione della morte e resurrezione del Cristo innanzitutto, ma anche con le suggestioni legate al ciclo della vita, al passaggio dall’inverno alla primavera; una vita contadina scandita dai grandi avvenimenti liturgici e da quelli della natura. Quei “gesti e canti”, che magari a volte diventano “interpretazione e canzoni”, utili a ricordare, a ripescare nella memoria e far conoscere, rivivono ne “La venerdia matina” (cd in edicola a richiesta con quiSalento a 8 euro), un lavoro, quello della storica compagnia Arakne Mediterranea, dal grande valore culturale oltre che artistico, un disco in cui, in sette tracce, si è proiettati all’interno della tradizione più vera e suggestiva, che diventa spettacolo e arte popolare.

Un lavoro corale, dove la voce della direttrice artistica Imma Giannuzzi si innesta sui temi tradizionali e gli arrangiamenti originali di Luigi Giannuzzi, sublimati da Gianluca Milanese, con le collaborazioni di Marco Dell’Anna, Valentina Marra e Giorgia Santoro. Una madre è disperata e va in giro alla ricerca del figlio. Vuole ritrovarlo o urlare il suo dolore in faccia a chi l’ha portato via da lei. Sono le prime ore de “La venerdia matina”, quando Gesù è di fronte a Pilato, e Maria urla all’apostolo “Giuda traditore, ce cosa sapisti fare. Essi venutu a me trantasei t’avia datu e quandu addru nu tinia lu miu mantu me vindia”. Un canto di Passione e tormento si alza al cielo, in strofe che accompagnano in un viaggio nella tradizione orale, nella sua forma più antica e spontanea di rappresentazione ed espressione dei sentimenti. L’ensemble salentino riprende canzoni legate ai riti pasquali per tramandarle prima che si perdano, troppo preziose per essere scordate.

C’è “La morte di Gesù Maria Sant’Anna”, testimonianza di Pino Zimba e famiglia; c’è “Santu Lazzaru”, direttamente dall’archivio di Giorgio Di Lecce; e poi “Ave quaranta giorni”, a memoria e testimonianza degli anziani di Cutrofiano; e ancora il canto e scioglilingua “Pai pai pai”. Ma il fulcro del lavoro è “I Passiùna tu Cristù”, preziosissima testimonianza di Donato Tommasi riportata in due versioni: quella dei Cantori di Martignano e quella originale degli Arakne, toccante momento per ripercorrere la cattura, la condanna e le sofferenze della crocifissione di Gesù, della morte e della resurrezione. Imma, Giovanna, Luigi, Maria Assunta e Stefania Giannuzzi, con voce, percussioni, chitarra, nacchere e violino ricreano un mondo antico, dove fede e umanità si mescolano a ballate popolari, oscure e strazianti. A ricordare che la Passione ha ben poco di divino, e tanto di umano.

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