Il selvatico Toma, poeta libero, torna in libreria

Musicaos pubblica un'importante raccolta poetica dello scrittore originario di Maglie.

Maglie, murales in omaggio a Salvatore Toma
Maglie, murales in omaggio a Salvatore Toma

Spremiti Toma
spremiti come
un limone
o spezzati come
si spezza un ramo
d’alloro per
respirare dal vivo, dal profondo.

Cosa c’è di più rivoluzionario di una poesia? Arriva nelle librerie, riaperte da pochissimi giorni, in una data simbolica, quella del 25 aprile, il volume “Poesie (1970-1983)”, una preziosa raccolta di versi di Salvatore Toma, a cura di Luciano Pagano, per la collana Fogli di Via della casa editrice Musicaos. Un volume epico e importante, che include tutte le composizioni pubblicate in volume da Toma, testimoni di un’intensa e immaginifica attività di scrittura, per immergersi nell’universo di questo poeta maudit del Novecento salentino, che conosciamo ancora troppo poco.

Una pubblicazione che aggiunge un tassello importante alla bibliografia del poeta originario di Maglie, nata dalla collaborazione con il centro di ricerca PENS (Poesia Contemporanea e Nuove Scritture) dell’Università del Salento. Ancora più significativa, in virtù dell’attuale blocco delle attività produttive. “Abbiamo deciso di mantenere le uscite quando, dopo la fase iniziale del lockdown, abbiamo capito che tutti i soggetti coinvolti nell’uscita di un libro sarebbero stati operativi, seppure con le dovute cautele. Quando poi abbiamo visto che diverse librerie iniziavano a proporre un servizio a domicilio, e, alla fine, di riaprire, abbiamo avuto conferma delle scelte fatte”, ha dichiarato Luciano Pagano, direttore di Musicaos. “Tutto è cambiato, e probabilmente per un po’ di tempo non sarà come prima, difatti insieme al libro in sé, e al fatto che il libro possa raggiungere i lettori, ci sono anche gli incontri pubblici, le presentazioni, le occasioni di incontro, di cui non possiamo fare a meno”.

La copertina del libro
La copertina del libro

Alla mancanza di presentazioni e incontri, viene in aiuto la forza intramontabile della scrittura di Toma, poeta figlio di un apprendimento selvatico, autodidatta, fatto di osservazioni del volo degli uccelli, delle direttive del vento, pomeriggi interi trascorsi nelle campagne dei suoi genitori, una famiglia di fioristi di antica tradizione. “Se si potesse imbottigliare l’odore dei nidi, se si potesse imbottigliare l’aria tenue e rapida di primavera se si potesse imbottigliare l’odore selvaggio delle piume di una cincia catturata e la sua contentezza, una volta liberata”, scriveva Toma, ignaro adepto di un inedito naturalismo fiabesco, dove per i campi scorrazzano bisonti e maiali, i palazzi e le auto e le ferrovie scompaiono e “arriverà la vita”, tornerà a ruggire il leone.

Poeta in esilio, Toma si ritirò dal mondo moderno, trovando riparo nel querceto di famiglia, dove allevava cani di razza inglese, seguendo il ritmo delle stagioni e rifugiandosi tra i libri dei suoi poeti preferiti e il silenzio screziato dai rumori della natura. Qui, tra i fiori di campo e il volo di una civetta, sboccia la sua poesia, che esplora il misticismo della vita animale, la dimensione onirica della vita e l’ombra costante della morte e del suicidio.

Lontano dalle sperimentazioni ardite, di successo nella capitale, intrappolato nella sua provincia, Toma cesellava poesie dolenti, dal ritmo furioso, tra i versi esistenziali più sanguinanti del decennio a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, mettendo insieme nella sua breve vita sei raccolte di poesie, pubblicate a fatica da piccoli editori: PoesieAd esempio una vacanzaPoesie scelteUn anno in sospesoAncora un anno e Forse ci siamo.

Riscoperto dopo la sua morte grazie a Maria Corti, Salvatore Toma non riuscì ad allacciare rapporti importanti con l’editoria nazionale. Fu la stessa Corti che curò la superba edizione del “Canzoniere della Morte”, per Einaudi, folgorata dall’anima silvestre e profonda di questo giovane poeta.

Inneggiava al suicidio come esaltazione della vita stessa, aveva l’incubo della sua esistenza, fatta di “sogni paurosi” e “sconcertanti conoscenze” ed era terrorizzato all’idea di poter “sfiorare l’eternità”, di trascinarsi a lungo nella quotidianità. Eppure, lo sostengono i suoi amici più stretti, Salvatore Toma non si è ucciso, si è semplicemente lasciato andare, trascinato dalla corrente dell’alcool, di cui abusava sin da giovanissimo, morto al pronto soccorso in un ultimo disperato respiro.

Oggi, Salvatore Toma, insieme ad Antonio Verri e Claudia Ruggeri, è ricordato tra i poeti appartati, una sorta di Scapigliatura salentina, un trio di maudit, che ha animato una indimenticabile stagione d’avanguardia nella provincia di Lecce. Il regista Elio Scarciglia ha dedicato a Salvatore Toma il documentario Il bosco delle parole. Per ritrovarne le parole, invece, la sua Ultima lettera di un suicida modello, basta seguirne le tracce tra le campagne di Maglie, chiedere alle querce, alle civette, sedersi all’ombra di un albero e, semplicemente, tendere l’orecchio.