Il Salento brucia: parte dal basso la lotta al disastro ambientale

La petizione lanciata dal coordinamento del gruppo "Salviamo gli ulivi del Salento" chiede una presa di posizione urgente da parte delle istituzioni sull'emergenza incendi in corso.

Il Salento brucia. È un dato di fatto, una constatazione, un grido d’allarme e di denuncia, che risuona più forte ogni anno, all’avanzare dell’estate, con i primi caldi di giugno. È anche e soprattutto un’accusa e una richiesta di aiuto, quella della petizione lanciata dal gruppo Salviamo gli Ulivi del Salento, appena tre giorni fa e che, in poche ore, ha raggiunto centinaia e centinaia di firme.

“A cosa serve una petizione popolare? A fare massa critica, radunare il sentimento delle persone, afflitte da un male comune e dal desiderio di cambiare, a chiedere con forza e con urgenza una risposta”, commentano dal gruppo. Privati cittadini, associazioni, soggetti politici, sono in tantissimi ad aver aderito alla richiesta urgente di attenzione rivolta alle amministrazioni locali, provinciali e regionali, grandi assenti dal dibattito. “Non siamo più di fronte alla sola crisi del comparto olivicolo ma a un’emergenza ecologica”, si legge nella lettera, “non abbiamo affrontato per tempo la questione dell’abbandono rurale e programmato una nuova pianificazione ecologica del territorio per creare nuove e sane opportunità di economia per le comunità locali, lasciando spazio all’avanzamento del degrado e alla crisi della sicurezza”.

Numerosi sono i “capi d’accusa”, in particolare quello di non aver combattuto contro l’abbandono della terra nel Salento, un territorio che ormai non è più aggredito dai, purtroppo, consueti incendi boschivi, ma anche dai roghi utilizzati per smaltire impunemente rifiuti e sterpaglie e da quelli appiccati volontariamente per “finire” gli agonizzanti ulivi colpiti dalla Xylella. Tutto questo, durante i mesi più caldi, nel periodo, quello che va dal 15 giugno al 15 settembre, in cui è in vigore l’ordinanza regionale che vieta ogni tipo di fuoco sul territorio. Invertire la rotta era già urgente da anni, oggi non è più rimandabile.

La petizione non è solo un’accusa ma un invito alle amministrazioni locali a costituirsi parte civile e soprattutto un elenco di proposte concrete per contrastare l’abbandono rurale, tra cui: attivare un immediato Piano straordinario per la gestione dell’Emergenza incendi; mettere in campo misure di incentivo finanziario e un servizio capillare di consulenza agro-forestale ai proprietari terrieri per la riforestazione e l’impianto di specie arboricole compatibili con la vocazione ecologica e paesaggistica del territorio; realizzare un sistema continuativo di monitoraggio e messa in trasparenza nei confronti della cittadinanza sulle misure di sostegno e incentivo messe in campo e sui risultati conseguiti.

Perché è proprio questo uno dei nodi focali del problema: la mancata presa di coscienza della complessità del fenomeno: “un conto sono gli incendi boschivi, che ci sono sempre stati, e sono, soprattutto in una terra segnata dalla criminalità come il Sud, un’attestazione di presenza e di interesse su territori a vincoli paesaggistici”, commentano dal coordinamento del gruppo, “un’altra cosa è quello che sta succedendo nelle campagne, dove è in atto una vera e propria tragedia, un colpo di grazia al territorio, che non può essere legato solo agli incendi dei contadini, dietro c’è una volontà precisa di svalutare la terra”.

Attivare unità di intervento incaricate di affiancare i proprietari dei terreni nell’utilizzo corretto ed efficace degli incentivi per la riforestazione e alla rigenerazione ecologica del territorio; formare e rendere operativi corpi di vigilanza ambientale in collaborazione con la cittadinanza: queste sono invece le richieste fatte alle istituzioni regionali e provinciali, per contrastare un vero e proprio disastro ambientale, con conseguenze irreversibili sulla salute del territorio e di chi lo abita, sull’economia agricola e turistica, sul benessere del paesaggio e del suo ecosistema. “Manca una visione del futuro sul territorio, una cultura ambientale, manca la volontà di preservare il preziosissimo ecosistema già esistente: cosa succederà a tutti questi terreni bruciati?”

Ugualmente impellente è il messaggio da far pervenire ai cittadini e alle associazioni agricole: “è urgente fare rete, coordinarsi, non agire come cani sciolti, ma costituirsi e diventare un vero e proprio soggetto politico, chiamato a sedersi ai tavoli delle istituzioni”. Alla petizione, seguirà, infatti, un primo incontro dal vivo con le associazioni che hanno aderito all’appello e a tutti coloro che desiderano agire concretamente.

Intanto, il Salento continua a bruciare.