Sedotto e abbandonato

DI PAOLO LA PERUTA| ILLUSTRAZIONI: PIETRO GALEOTO

“Devo solo arrivare alla prima elementare e diventare grande, grande come mio padre e metterò il grembiule e imparerò a volare e scriverò poesie d’amore soltanto per mia madreee…”

Immaginate la scena: siamo nel Caffè Letterario di Lecce ancora chiuso al pubblico. Due uomini fatti, finiti e abbondantemente vaccinati. Il primo, sono io, Pietro Sicuro, un omone grande e, soprattutto, grosso, intento ad estrarre, sculettando a ritmo di musica, delle bottiglie di birra da una grossa pila di cartoni ancora da sistemare. L’altro è il mio socio Sandro che le prende, sempre ballando e cantando, per poi riporle in un frigo semivuoto. So bene che sembriamo due personaggi usciti da un musical di serie B, ma questa canzone di Brunori ci ha proprio stregato.

“…non mi piace la scuola, non mi piace studiare, voglio solo suonare, voglio bere e fumaaareee…”

Sulla e di fumareee, un applauso lento, ma potente, alle nostre spalle, ci congela con l’ultima nota in bocca e le bottiglie in mano.
– Ma che bravi! – dice una voce affettata – Vi prego, non fermatevi. Starei a guardarvi per ore.
Ci voltiamo pronti a incenerire questo intruso del cazzo. A parte la figura di merda per l’essere stati sorpresi a ballare e cantare come Ginger e Fred, detestiamo quelli che non rispettano l’orario d’apertura.

La mano lunga e affusolata copre la bocca con un gesto da sciantosa. Il borsalino calato sugli occhi di traverso fa pendant col cappotto aperto su un completo gessato da dandy. Scarpe lucide a punta e pochette tra le mani completano la figura di questo damerino che sembra venuto fuori dalla copertina di Vogue Uomo.
– Scusa Cazz Decan, ma le sedie e i tavoli accatastati non ti suggeriscono niente?
– Che non avete ancora aperto? Lo so, ma dalla porta semichiusa ho visto due bei tipi come voi e non ho saputo resistere. Piacere, io sono Jonathan.
Io guardo Sandro che non ha ancora deciso come reagire.
– Su, siate buoni, non potete dire di no a una signorina. Voglio solo una birra e poter ammirare il vostro splendido siparietto.

Adesso il mio socio ha scelto: è incazzato.
– Ascoltami bene Jonathan Livingston – sibila – adesso tu…
Ma Sandro non riesce a terminare la frase perché qualcosa d’informe e pesante si abbatte sulla nostra porta rimasta aperta. Jonathan fa un salto indietro con un gridolino isterico.
Quella che sembra una valanga di stracci, a guardarla meglio, appartiene alla specie umana: grosso, capelli lunghi, arruffati, barba sporca, vestiti logori, un delizioso profumo di fogna e un’evidente incapacità di stare in piedi accompagnano l’entrata in scena del nostro nuovo avventore che si appoggia al bancone per non cadere.
– Ma cos’è, la fiera degli animali strani, oggi?
– Ehi, bello? – dico al nuovo ospite – Siamo chiusi, devi uscire.
Lui biascica qualcosa d’incomprensibile, mentre Jonathan interviene – non mi pare proprio sia in grado di andare lontano.
Io lo annuso più da vicino per capire se sia ubriaco oppure no. Ho una certa esperienza in merito e concludo che, nonostante il fetore, il nostro amico è sobrio ma esausto o affamato. Il mio istinto compassionevole mi spinge a chiedergli se vuole sedersi per riprendere le forze. Lui sembra annuire.
Jonathan indossa con entusiasmo i panni della crocerossina dicendo – lo controllo io, tu fai posto sulle panche.
Pochi secondi dopo, l’infermo trova pace sdraiandosi in posizione fetale a occhi chiusi.
– Ora me la sono meritata una birra, vero? – dice Jonathan squittendo eccitato.
Sandro ha seguito tutta la scena scuotendo il capo, ma anche lui ha un cuore, così prende tre Menabrea, le stappa, e ne porge una a me e una al nostro nuovo amico.
– Comunque io sono Pietro e lui è Sandro.
– Conoscervi è un piacere divino.
– Non sei un tipo che passa inosservato – chiede il mio socio – da quale pianeta vieni?
– Da Venere, ovviamente, non si vede? – risponde Jonathan con malizia e poi aggiunge – Ma ora che vi ho visto ballare e cantare, state certi che sarò un vostro affezionato ammiratore. Soprattutto del tuo bel sederone, Pietro.
– Senti Decan, se vogliamo rimanere amici, attieniti alla regola del guardare e non toccare, se no ti faccio il culo.
– Magari!

Sandro si gode la scena, mentre il nostro barbone sembra essere passato nel mondo dei sogni. In quel momento sentiamo bussare alla porta a vetri. È Fabio, venuto per consegnare i superalcolici. Mentre aspetta che io saldi la fattura, si guarda intorno un po’ a disagio, alternando lo sguardo tra i nostri due strani ospiti. Effettuato il pagamento, ripongo la borsa con il portafogli dietro il banco e riprendo a mettere a posto le birre.
Per Giove, siamo decisamente indietro con i lavori di apertura.
– Qui continua tu, – dice Sandro – io vado a sistemare i bagni.
– Vai tranquillo – dice Jonathan – la do io una mano a Pietro.
– E io te la spezzo – rispondo – se non la tieni a posto.
– Che brutto carattere che hai! Però sei tanto carino e ti perdono.
Finito con le birre, prendo lo sgabello e comincio a riporre i vini sugli scaffali in alto. Intanto Brunori continua a cantare, “ma levati i pantaloni che voglio fare l’amore, lo voglio fare con te…”.
– Ascolta, anche la vostra musica ci sta mandando dei segnali inequivocabili – dice Jonathan con una risata allegra.
Prendo un tappo di sughero che trovo tra le bottiglie e glielo lancio dritto in fronte.
– Mi piaci quando sei violento.
Sospiro, poi torno a dargli le spalle per continuare il mio lavoro.
Qualche secondo dopo, l’atmosfera viene rovinata da un rumore di lotta. Mi volto spaventato e vedo il mio corteggiatore faccia a terra sotto il peso del barbone che lo sta assalendo con violenza. Scendo dallo sgabello con una bottiglia di vino e istintivamente gliela spacco in testa facendolo crollare privo di sensi quasi immediatamente. Jonathan si rialza terrorizzato dandosi una rassettata agli abiti. Anche Sandro, richiamato dal fracasso, torna dai bagni e trova il barbone per terra immobile, con una pozza rossa che lentamente si estende intorno alla testa.
– Oddio, lo hai ammazzato!
– Non credo – dico – quello è vino, non sangue. E comunque questo bastardo stava aggredendo Jonathan. L’ho colpito per fermarlo.
– Mio eroe, mi hai salvato la vita!
– Zitto tu, altrimenti fai la stessa fine.
Sandro si avvicina al barbone e gli tasta il polso. Poi prova a scuoterlo delicatamente per farlo riprendere.
Nel frattempo Jonathan recupera completamente il controllo di sé.
– Esco fuori a chiamare un’ambulanza – dice, aprendo la porta – qui il mio telefono non prende quasi nulla.
– Ok, già che ci sei, chiama pure la polizia.
– Certo, questo stronzo ha rovinato il mio cappottino preferito.
Con un sorriso e un occhiolino, esce fuori a telefonare. Il barbone riapre lentamente gli occhi e, intanto, con una mano fruga nella tasca interna della giacca.
– Ehi tu, vedi di non fare altre cazzate – gli urlo.
– Piuttosto, vedi tu di non peggiorare la situazione. – risponde lui a fatica estraendo un tesserino della Questura.
Giove Infiltrato, è un poliziotto!
– Che cazzo sta succedendo qui? – dice Sandro incredulo.
Anche il finto barbone si rimette in piedi.
– In questura gira la voce che siete due teste di cazzo, ma ora ne ho la certezza. – dice, massaggiandosi la testa dolorante.
– Scusa, ma come potevo sapere che eri un poliziotto? Sei conciato da buttare.
– Questo è un travestimento. Sono settimane che provo a incastrare quel ladro del cazzo.
Un lampo di luce squarcia lo stato confusionale in cui verso.
– Oh merda, Jonathan, un ladro!
– Già, il tizio che hai difeso eroicamente ha rubato in decine di attività commerciali, compresa la vostra.
Io e Sandro ci scambiamo uno sguardo allarmato. Giro dietro il banco per cercare la borsa con i soldi del locale. La apro in cerca del portafogli.
– Merda, è vuota!
Il poliziotto-straccione ci regala un sorrisetto beffardo, del tipo “vi sta proprio bene!”. Io guardo sconsolato il mio socio.
Lui allarga le braccia e dice – Tanto ha fatto che alla fine Jonathan ci è riuscito.
– A fare che cosa? – domando.
– A mettertela nel…
– Ok, ok, hai reso l’idea… per Giove!
Qualche minuto dopo saliamo in macchina, in questura ci attendono con ansia.
– Hai messo un cartello per scusarci della chiusura? – chiedo a Sandro.
– Certo.
– E cosa ci hai scritto su?
– “Chiuso per problemi tecnici”.
Annuisco in segno di approvazione e metto in moto. Se non fossimo passati così velocemente davanti al locale, avrei potuto leggere cosa recitava davvero il cartello affisso dal mio socio:

OGGI IL CAFFÈ LETTERARIO RIMANE CHIUSO
PERCHÈ PIETRO È UN FESSO

PAOLO LA PERUTA | L’autore
È nato a Napoli nel 1973. Nel 2000 ha fondato il Caffè Letterario a Lecce organizzandovi mostre, concerti, reading, spettacoli teatrali e presentazioni di libri. Nel 2013 ha esordito con il romanzo Per Giove! (Lupo) con il quale si aggiudica il premio nazionale Giallo Limone, indetto dal comune di Limone Piemonte; nel 2015 pubblica Senza Pace (Manni) con il quale vince il premio nazionale Tolfa Gialli e Noir. Il suo prossimo romanzo uscirà a settembre 2019.

PIETRO GALEOTO | L’illustratore
Ha studiato e lavorato a Lecce una ventina di anni fa, collaborando soprattutto con quiSalento. Poi, come tanti pugliesi, è emigrato verso nord ricoprendo prima il ruolo di Art director a Bologna e in seguito responsabile della comunicazione a Milano. Da sempre coltiva la passione per l’illustrazione e il suo lavoro più importante in questo ambito è stato un libro per ragazzi pubblicato in Svezia. Premiato dai lettori, i personaggi delle illustrazioni sono diventati pupazzi animati e hanno dato vita a uno spettacolo teatrale. Oggi vive a Roma, da marzo sarà a Francoforte.