Alla vigilia della riapertura, il Museo Castromediano guarda al futuro

Riapre domani, il Museo Castromediano con la mostra di Paolo Gioli. quiSalento ospita un intervento di Luigi De Luca, direttore del Polo Biblio-museale di Lecce.

Il museo Sigismondo Castromediano di Lecce

di Luigi De Luca, direttore del Polo Biblio-museale di Lecce e del Museo Castromediano

Il Museo Castromediano riapre dopo la seconda serrata con un sentimento di maggiore precarietà ed incertezza rispetto al futuro. Riapriamo con la sensazione di aver perso un’altra opportunità; di avere sprecato del tempo prezioso dietro la disputa se fosse giusto o no chiudere i luoghi della cultura, dietro inutili lamentele e sterili rivendicazioni che non colgono l’enormità del disastro in cui l’umanità è scivolata; incapaci di aggredire il cuore dei problemi.

Luigi De Luca

Nella notte della pandemia i musei, a differenza dei supermercati o dei parrucchieri, a cui si sono paragonati per rivendicare il diritto a restare aperti, avevano un altro dovere: quello di ripensare il proprio ruolo nella cattività del distanziamento sociale, il senso stesso del loro operare negli scenari pandemici, le ragioni del loro esistere nella prospettiva post Covid. Davanti allo spettacolo della desolazione umana, frutto degli squilibri ambientali, economici, educativi, sanitari che la pandemia ha solamente accelerato, l’unica domanda possibile ha le parole dell’artista e scrittore John Berger: “quanto bisogna distruggere prima di poter rinnovare”?

Vale a dire: come liberarsi della “spietata eredità” del capitalismo sulla salute e sull’ambiente e, attraverso l’industria culturale, sulle menti e sulle coscienze dei popoli? Probabilmente era proprio questa la sfida che la pandemia ha lanciato alla cultura e all’arte: farsi artefici del rinnovamento necessario prima che davvero sia troppo tardi. Una sfida che evidentemente non abbiamo saputo cogliere se la risposta, più o meno generalizzata, è stata la grande fuga verso l’universo digitale. Tutti verso la terra promessa del nuovo intrattenimento virtuale ad arricchire ancora di più le grandi company del digitale ormai più potenti degli stati. Il momento che viviamo, come tutti i momenti di crisi, richiede il coraggio di andare a vedere cosa c’è oltre il muro che la paura erige davanti ai nostri occhi e che rischia di paralizzarci. Il coraggio di guardare in faccia il futuro e dargli un nome.

All’interno del Museo Castromediano

Per questo motivo, il Castromediano ha deciso di mantenere vivo il rapporto con il suo pubblico ma senza il ricorso al trasferimento delle sue collezioni nella grande vetrina digitale. Abbiamo mantenuto con il pubblico un rapporto di tipo progettuale e creativo. Tre esempi su tutti. Con il progetto ADD (l’Arte Diminuisce le Distanze) abbiamo voluto che il museo si facesse scuola, rompendo la dinamica asfittica della Didattica a Distanza che ha mortificato il concetto stesso di insegnamento. Tra i ragazzi confinati nelle loro stanze e il docente isolato nel ruolo non suo del mezzobusto, abbiamo inserito il museo con i suoi spazi e il suo patrimonio, i suoi archeologi, i suoi storici dell’arte, i suoi restauratori, i suoi grafici, i suoi bibliotecari, i suoi curatori, i suoi comunicatori. Tutti al servizio di una scommessa nuova: lavorare insieme alla Scuola per ricostruire attraverso il patrimonio culturale, l’arte e la bellezza il senso della comunità e l’appartenenza che il distanziamento sociale rischia di distruggere per sempre nell’animo di intere generazioni.

Le tecnologie digitali se hanno un compito è quello di facilitare il dialogo tra i luoghi della cultura e quelli della formazione. Più di tremila studenti e tante scuole, in poche settimane, hanno vissuto con noi questa esperienza. Certamente più di quanti visitatori avrebbero frequentato il museo nello stesso periodo se fosse stato aperto. Oggi più che mai dobbiamo tenere saldi i legami con la realtà. Dobbiamo porre l’innovazione tecnologica al servizio dell’ innovazione sociale e culturale. In questo senso va il progetto Bricks4City con il quale, mentre il museo era chiuso, abbiamo promosso, insieme a Città Fertile, un team di giovani architetti e urbanisti, un processo di progettazione partecipata che ha interessato un gruppo di bambini, di giovani under 30 e di famiglie, provenienti da tutta Italia. Attraverso il gioco Minecraft e le strategie di progettazione partecipata, abbiamo ripensato insieme il rapporto tra città e museo, partendo dalla riqualificazione degli spazi esterni del Castromediano, proiettandoli nel 2030.

Il rendering virtuale del museo per il progetto Bricks4City

Oltre la pandemia, in un futuro che vogliamo immaginarci migliore e alla cui costruzione i musei non possono rinunciare. Neppure quando sono chiusi. Sempre nel periodo in cui il museo era chiuso è nato il progetto “Spazio Aperto” che ha coinvolto gli studenti delle Accademie di Belle Arti di Bari, Foggia e Lecce. Diceva John Kennet Galbraith: “Il cambiamento non viene da uomini e donne che cambiano idea, ma dall’avvicendamento fra generazioni”. Il progetto “Spazio Aperto” è dentro questa strategia di cambiamento generazionale indispensabile per l’arte e per la cultura per poter sopravvivere. Non è soltanto la concessione di alcuni spazi del museo a giovani artisti nel tentativo di favorire il dialogo tra questi e il sistema dell’arte a livello nazionale. Non è soltanto una concessione insomma ma una vera rivoluzione che riguarda la cessione di una fetta del potere decisionale della direzione del Museo e del Comitato di gestione dei Poli Biblio-Museali verso le nuove generazioni i cui esiti non possiamo conoscere. Ed è questo il bello di questo progetto. Il futuro possiamo solo immaginarcelo. Se lo conoscessimo non sarebbe futuro.

Ora riapriamo e lo facciamo con una grande mostra di un singolare artista contemporaneo volutamente ospitato nel contesto della collezione archeologica del Castromediano. Il progetto su Paolo Gioli è il frutto di quella che io chiamo la vocazione del Castromediano ad essere un museo di relazioni. Il museo vive del rapporto con il contesto culturale circostante. Abbiamo volutamente rinunciato ad una parte della nostra iniziativa culturale autonoma per intercettare quella che emerge dalla società e sostenerla. Cosi è stato per la mostra di Paolo Gioli nata dall’incontro con il Cineclub “Canudo” di Bisceglie. Non è un nostro progetto ma l’abbiamo fatto nostro perché ci consente di fare avanzare la ricerca sul rapporto tra il museo archeologico e l’arte contemporanea che è alla base del nuovo corso del Castromediano.

In questa dinamica tra antico e contemporaneo si inserisce uno dei temi dell’esperienza artistica di Gioli, quello del rapporto tra analogico e digitale. Dell’arte di Gioli condividiamo lo scetticismo verso le tecnologie digitali e l’opzione per un artigianato dei media. La vera innovazione su cui i musei devono lavorare e fare ricerca, è quella culturale e sociale per riscrivere il loro rapporto con il potere della politica, della burocrazia, della finanza, dell’industria culturale. Dell’antico le opere di Gioli esaltano non la grandezza ma la rovina e la corruzione delle forme, la perdita di ogni canone di classicità. Non tanto quello che c’è da salvare ma quello che ancora bisogna distruggere per arrivare ad una vera trasformazione sociale, culturale, umana. Di questo in fondo ci parla la mostra di Gioli; a cominciare dalla biografia dell’artista. Per questo è una mostra da non perdere.