I santi, il virus e le feste che (non) saranno. Viaggio tra i comitati del Salento ai tempi della pandemia

Diso, Galatone, Avetrana, Parabita, Scorrano, Gallipoli. Come sarà la festa patronale dopo il Coronavirus?

La festa di Santa Domenica a Scorrano
La festa di Santa Domenica a Scorrano

Novene in diretta streaming, matinée bandistici in filodiffusione, altarini domestici e piazze gremite, non di fedeli, bensì di lumini. I programmi, civili e religiosi, si trasferiscono sulla rete e perfino i manifesti rispecchiano una realtà inedita di quella che è da sempre un’occasione di condivisione e socialità. Il futuro prossimo delle feste patronali nel Salento è essenzialmente virtuale, per sopperire alla mancata possibilità di potersi radunare e celebrare insieme la ricorrenza del santo patrono, un momento atteso tutto l’anno dalla cittadinanza, e anche dagli operatori del settore. 

quiSalento ha chiesto a comitati e organizzatori di alcune tra le più grandi feste patronali salentine da qui all’estate inoltrata come immaginano l’avvenire della ricorrenza, come sta cambiando la devozione in tempi di distanziamento sociale e cosa rimarrà di questa lunga quarantena.

Nel paese più piccolo, dove a oggi non si registra nessun caso di Covid-19, in virtù delle restrizioni imposte dal decreto ministeriale, la festa più grande salta. A Diso, si celebra in maniera più che modesta in onore dei Santi Filippo e Giacomo, nonostante quest’anno ricorrano i 300 anni dall’arrivo delle statue lignee dei patroni. “Aprile è un mese di giubilo per la nostra comunità, le campane suonano a festa e il cielo chiama a raccolta i raggi più belli perché ‘su rivati i pali'”, si legge sulla pagina fb della festa, ma a malincuore è arrivato poi l’annuncio dell’annullamento dei festeggiamenti.  “Sarebbe stata la nostra prima festa”, dichiara Moana Casciaro, presidente del comitato feste di Diso, che per il primo anno, è tutto al femminile. “Siamo 31 donne e abbiamo deciso di rimanere in carica anche per il prossimo anno, sebbene sappiamo già che non sarà facile”.

La ricorrenza dei Santi Filippo e Giacomo cade proprio negli ultimi giorni della fase 1. Sono quindi annullati i festeggiamenti civili, mentre restano in programma, celebrati in sordina, i riti religiosi. “Abbiamo chiesto alla cittadinanza di allestire altarini domestici e addobbi lungo le strade da cui passa di solito la processione”, continua Moana, “cercheremo di trasmettere le musiche della banda in filodiffusione. Forse i devoti allestiranno l’esterno delle proprie case personalmente con bandierine e palloncini”. I santi, partecipi del momento difficile, sono abbigliati in maniera semplice ed esposti in chiesa, mentre la processione slitterà, se tutto va bene, a settembre, in occasione della festa per la Madonna dell’Uragano.

L'altarino di Adriana Mazzeo e Mario Preite a Diso
L’altarino di Adriana Mazzeo e Mario Preite a Diso

I busti allargano le braccia in attesa del sindaco che, come ogni anno, consegnerà nelle mani dei santi le chiavi della città. Un gesto simbolico, di grande valore soprattutto in questo momento, cui fa eco il cuore grande del comitato, che ha avviato numerose azioni di beneficenza in seno all’emergenza sanitaria, dalla distribuzione delle uova pasquali ai bambini della comunità alle donazioni all’ospedale di Scorrano. E non solo. “Abbiamo deciso di non ritirare l’acconto già versato alle ditte di fuochisti e paratori”, continua Moana, “come impegno per l’anno prossimo, un piccolo segno per contribuire all’economia del settore”.

Tutto il resto sarà in diretta streaming sui social network. Una tendenza che sembra aver funzionato e che forse sopravviverà alla crisi sanitaria. I responsori in onore del Santissimo Crocifisso a Galatone non erano mai stati così partecipati. “Abbiamo toccato picchi di 500 connessioni”, racconta Luigi Greco, presidente del comitato feste galatonese. La festa, ai tempi del Covid-19, è diventata anche qui inevitabilmente virtuale. E, di conseguenza, molto più partecipata. “I galatonesi all’estero o fuori regione ci hanno seguito tantissimo, e pensiamo di continuare con le dirette anche quando l’emergenza sarà finita”.

Sarà una non-festa”, continua Greco, e come potrebbe essere diversamente per una ricorrenza che si svolge negli ultimi giorni della fase 1? Eppure, è pronto un vero e proprio programma di festeggiamenti. Il primo maggio, giorno della benedizione della città, la piazza di fronte alla chiesa si popolerà di 500 lumini. Il 2 maggio, oltre alle cerimonie in diretta tv, si invitano i fedeli a ornare finestre e balconi con drappi rossi e bianchi e fiori, mentre il 3 maggio, una vettura della Protezione Civile ha ottenuto il permesso di circolare per “portare ai cittadini il sapore della festa”, diffondendo con un altoparlante le musiche della banda. Parallelamente, invece, sui social network, “si svolgerà un programma civile fatto di ricordi, di vissuto, pubblicando contenuti sulle precedenti edizioni della festa”.

“Quella del Crocifisso è una festa identitaria, importantissima per ogni galatonese”, conclude Greco, “ma non ce la sentiamo di fare la questua come se niente fosse”, sarà una festa simbolica, “un anno di disorientamento, certo, ma anche di riflessione”.

Galatone in festa lo scorso anno
Galatone in festa lo scorso anno

Le conseguenze dell’annullamento delle feste patronali non sono solo di natura sociale e religiosa, ma toccano da vicino moltissime attività commerciali, dagli esercizi del posto agli addetti ai lavori, fuochisti, bande e maestri paratori. È per salvaguardare l’importante indotto economico e i principali attori del settore delle feste patronali che l’associazione PugliArmonica si è fatta portavoce presso la Regione Puglia della proposta “È comunque festa”, che vorrebbe consentire ai paesi di poter godere, durante i giorni della ricorrenza, almeno della piazza centrale e della chiesa addobbate, del giro di banda mattutino e dello sparo delle caratteristiche salve.

Affacciarsi da casa e scorgere il rosone delle luminarie, lasciarsi svegliare dalle fragorose diane o dall’allegra marcia sinfonica della banda. Regalare ai paesi almeno l’essenziale e, soprattutto, permettere agli operatori del settore di sopravvivere. “Siamo convinti che seppur minima questa nuova idea di festa, date le condizioni, non passerebbe inosservata”, dichiara Graziano Cennamo, presidente di PugliArmonica, “non sarà certo paragonabile ai grandi fasti a cui siamo abituati, ma potremo dire “Oggi è festa”. Dall’altro lato, i lavoratori e gli artigiani delle imprese di luminarie, i musicisti e i fuochisti anche quel giorno, nonostante tutto, avranno fatto il loro lavoro, garantendo allo stesso tempo la sopravvivenza della loro attività e la continuità di una tradizione”.

Sono tantissimi, dai maestri fuochisti alle aziende di luminarie fino ai concerti bandistici di tutta la regione, ad aver aderito all’appello, “un intero settore dell’industria culturale”, continua Cennamo, “che in questi anni è stato tra quelli trainanti della promozione culturale e turistica dell’intero territorio regionale”. Un’alternativa valida, che la Regione si riserva di valutare, considerato che molte feste, per ragioni logistiche e organizzative, non sono solo rinviate ma annullate, come a Casarano.

Il signor Giuseppe Fersini, 74 anni, è il vicepresidente del comitato della festa di San Giovanni Elemosiniere di Casarano da sette anni. Per loro la situazione è stata chiara fin da subito e già il 17 marzo, dalla pagina Facebook, annunciavano l’annullamento della festa della Madonna della Campana e di San Giovanni. “Siamo stati i primi ad annullare le feste in programma. Abbiamo capito subito la situazione e ci siamo fermati. La reazione dei casaranesi è stata encomiabile, hanno compreso e accettato tutti di buon grado. Tutti pensavamo che con i lutti che ci sono stati, non fosse giusto festeggiare. Ci siamo consultati con il nostro parroco don Salvatore Tundo e lui è stato d’accordo con noi. Il nostro comitato si basa innanzitutto sul rispetto”. 

Il comitato feste di Casarano
Il comitato feste di Casarano

Erano i giorni del picco dell’emergenza, il Paese si era appena fermato e anche a Casarano la macchina organizzativa della festa patronale ha avuto il suo contraccolpo: “La nostra è stata sempre una grande festa”, spiega il signor Fersini, “lo scorso anno abbiamo accolto le reliquie del corpo del santo, ma quest’anno volevamo e dovevamo aggiungere qualità al programma. Avevamo ingaggiato paratori, fuochisti, la banda e il cantante per la chiusura finale ma non abbiamo neanche preso in considerazione di rinviare la festa, non avrebbe avuto senso. Per disdire i contratti e gli ingaggi che avevamo già chiuso, non abbiamo avuto alcun problema. Sono persone con cui abbiamo rapporti da tanti anni. C’è un rapporto di amicizia e comprensione reciproca”.

Le celebrazioni che solitamente precedono la festa per il patrono, il settenario che inizia il 9 maggio fino al 15, si farà sicuramente, così come la messa ma, chiarisce il vicepresidente, “non sappiamo ancora in che forma, se su Internet o, magari, più in là sarà consentito celebrare all’aperto. È tutto in divenire. Siamo attenti a come si evolve la situazione e tutto quello che sarà consentito fare lo faremo, sempre, nel rispetto delle regole”.

Niente processione e niente festa, almeno per ora, anche a Parabita, dove a fine maggio si festeggia la Madonna della Coltura. Eppure, chissà se le attuali misure di restrizione legate all’attività sportiva individuale non consentano a un solo podista di correre simbolicamente da contrada Paradiso sino a “sutt’a porta”, per non saltare l’appuntamento con la tradizionale corsa dei “curraturi”. “Sarebbe bello”, dichiara Guido Russo, presidente del comitato parabitano, “tutta la cittadinanza aspetta i tre giorni di festa con ansia, ma quest’anno non ci permettiamo il lusso di fare la questua e organizzare i festeggiamenti”.

Anche qui, ancora poche certezze, tra cui quella di esporre la Madonna all’interno del santuario, organizzare un addobbo omogeneo con la partecipazione di tutta la cittadinanza e celebrare in diretta streaming le messe, “sarà riduttivo, ma meglio di niente”.

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I carri di Sant’Antonio ad Avetrana

Il 2 giugno nei campi di Avetrana si miete il grano in onore di Sant’Antonio da Padova. Quel grano sarà poi caricato sui carri trainati dai cavalli che recano l’immagine del santo e sono agghindati di fiori e nastri per la bellissima processione lungo le vie del paese. “Noi, a gennaio avevamo già il programma pronto, poi si è fermato tutto. Il rito della mietitura è stata la prima cosa che abbiamo annullato”, dice il signor Mimmo Rizzo, da oltre 20 anni nel comitato e alla guida della festa in cui riversa la devozione di ogni avetranese, “poi abbiamo annullato anche la cerimonia del Giglio d’oro, il riconoscimento alle persone che si sono distinte con azioni virtuose nell’arco dell’anno. In questa edizione volevamo premiare i detenuti del carcere di Lecce per il loro impegno nella coltivazione dei pomodori. Avremmo consegnato il premio alla direttrice dell’istituto penitenziario”.

È tutto fermo, o meglio, sospeso. Il signor Rizzo non tira completamente i remi in barca, un po’ ci spera ancora: “Spero si possano celebrare almeno le due processioni: quella che porta il santo a spalla, il 12 giugno, e quella dei carri di grano. Voglio aspettare ancora per decidere se annullare tutto. Per l’organizzazione della festa il limite massimo è la metà di maggio e confido che fino ad allora, magari, saranno consentite più cose e che il virus si sia fermato”. Per gli avetranesi è importante la celebrazione della messa in onore di Sant’Antonio, che si faccia all’aperto e con le dovute precauzioni e distanze, “Anche se”, ammette Rizzo, “sarebbe difficile da gestire il flusso di gente. Lo scorso anno c’erano almeno tremila persone”. La festa di San Biagio è già saltata ma, per non perdere il contatto con gli avetranesi e la ricorrenza, il comitato ha invitato i più piccoli a mandare le foto dei disegni del santo protettore della gola. 

“Nel paese si avverte la mancanza delle feste. Gli altri anni era tutto un fermento: le strade addobbate, le bancarelle, i paesani che tornavano appositamente dal nord per partecipare. L’inizio dell’estate. Ma adesso, dopo tutto quello che è accaduto io mi chiedo anche come possiamo raccogliere le offerte casa per casa da persone che non lavorano da due mesi. Noi queste persone le dobbiamo guardare in faccia, magari sono in difficoltà. Con quale coraggio possiamo chiedere il contributo per la festa?”.

Altare devozionale in onore di Santa Domenica a Scorrano
Altare devozionale in onore di Santa Domenica a Scorrano

Vittorio Merola, 40 anni, oltre a essere il presidente, è il più giovane componente del comitato festa di Santa Domenica a Scorrano. Quando è scattato il lockdown avevano appena cominciato a raccogliere le offerte per la festa di luglio. L’ultima riunione del comitato risale a febbraio, stavano decidendo come organizzarsi quando si è bloccato tutto. Oggi, con l’evolversi dell’emergenza, del rischio che si acuisca nuovamente e delle restrizioni seppure allentate, la posizione del comitato è tanto netta quanto dolorosa. Merola, a nome di tutti, è ligio alle regole e seguirà le disposizioni del Governo perché sa bene quanta responsabilità abbia il comitato in questa difficile situazione e i possibili rischi che comporterebbero le loro decisioni.

Grande o piccola che sia, qualsiasi cosa a Scorrano venga fatta e organizzata in nome di Santa Domenica, è estremamente sentita e partecipata. E non possiamo rischiare di creare assembramenti”. Prudenza e cautela per il bene della comunità, sono dunque le parole d’ordine di fronte a una devozione che potrebbe rivelarsi incontenibile.  

Si è abituati a guardare alla festa di Scorrano come a un grande evento-spettacolo a cielo aperto, dove confluisce tutta la maestria dei paratori famosi in tutto il mondo. Dal punto di vista turistico la festa di Santa Domenica rappresenta un fiore all’occhiello non solo per il Salento ma per tutta la regione ma, forse, questa è l’occasione per gettare lo sguardo oltre lo scintillio delle luminarie che l’hanno resa famosa, e comprendere che questa festa racchiude la fede immensa degli scorranesi verso la santa. 

La questione è tangibile nelle parole del presidente: “Per gli scorranesi, i visitatori e i turisti che ogni sera riempiono fino all’inverosimile la piazza per lo spettacolo delle accensioni, rappresentano qualcosa di molto collaterale al loro rendere omaggio alla santa. Se domani ci fosse consentito anche soltanto di esporre la statua di Santa Domenica sull’altare ma con il divieto di andare ad onorarla, se fosse il Presidente della Repubblica in persona a dire a uno scorranese che non ci può andare, il divieto cadrebbe nel vuoto. Ogni devoto correrebbe qualsiasi rischio per andare a omaggiare la santa”.

Scorrano è un paese di poco meno 7mila anime, una comunità piccola che diventa gigantesca nei primi giorni di luglio. Ma nel corso dell’anno, prima di quei giorni di folla gaudente, quella comunità si riconosce nella propria ricorrenza più importante e sentita, si ritrova nel crescendo dei preparativi, nella tradizione sentita da tutti, nella devozione: “Non è facile fermarsi”, chiosa Merola, “noi per primi ne stiamo facendo una malattia. Ci mancano tante cose. Le domeniche in piazza per la raccolta delle offerte, la sensazione della festa che si avvicina. In questo periodo gli altri anni avevamo già chiuso tutti i contratti e il montaggio dei pali per le luminarie sarebbe già a buon punto. In questi giorni avremmo avuto un gran da fare e invece… non ci resta che aspettare ed essere responsabili”. 

L'effigie di Santa Cristina all'ingresso della città vecchia a Gallipoli
L’effigie di Santa Cristina all’ingresso della città vecchia a Gallipoli

A Gallipoli, sin dall’inizio dell’emergenza, all’ingresso del centro storico è stata esposta l’effigie di Santa Cristina. “Un piccolo segno che ci aiuta a tenere duro in questo periodo, perché l’umore non è dei migliori”, dichiarano dal comitato feste. La città si è affidata nelle mani della sua protettrice, pur temendo che quest’anno non potranno tributarle i grandi fasti ai quali è abituata. La ricorrenza di fine luglio che raduna migliaia di fedeli e turisti su Corso Roma e nel centro storico probabilmente salterà. “Abbiamo ancora un po’ di tempo e le circostanze cambiano così velocemente che è difficile fare delle previsioni”, continua il responsabile. “È impossibile che i giorni della festa passino inosservati e ogni gallipolino renderà omaggio a suo modo alla santa“, un’abitudine, questa, consolidata nei decenni, soprattutto all’interno del centro storico dove a ogni crocicchio campeggia un’effigie della martire.

“L’idea era quella di fare una festa al pari di quella dello scorso anno, invece non sarà così”. Qui, in accordo con il Comune, si pensa di organizzare probabilmente una filodiffusione del concerto bandistico tra i vicoli della città vecchia e allestire un omaggio luminoso in riva al mare, nel Seno del Canneto, dove si erge l’edicola dedicata a Santa Cristina.

Secondo la tradizione, la santa si porta via chi, nei giorni della festa, ha l’ardire di andare al mare, trascurando le celebrazioni religiose. Celebrazioni più modeste, in questo anno zero dell’umanità, la resistenza dei comitati, la fantasia e l’immaginazione dei fedeli, la passione nel non voler rinunciare anche alla più ridotta forma di devozione, rappresentano l’omaggio più sincero e autentico ai santi patroni che, sicuramente, dall’alto approveranno.