“Dell’amore” e “Dove tutto trema”, le mostre virtuali del Fondo Verri

Un'opera di Benedetta Longo

Proseguono le mostre virtuali della Galleria del Ritorno, appendice delle arti visive, del Fondo Verri. Nell’attesa, sempre più imminente, di un ritorno fisico ad abitare gli spazi e i luoghi, a dare continuità attraverso l’interazione partecipata alla poesia, alle arti performative, gli eventi culturali dello storico spazio leccese, sperimentano possibilità “altre”. Così nell’ultima settimana la galleria virtuale ha propagato nella rete ben due mostre, visitabili sulla loro pagina social.

La mostra #03 è “Dell’Amore” di Benedetta Longo che si presenta quasi come un romanzo di formazione visivo. Le tavole riportano figure antropomorfe sospese nella vacuità acquarellata di paesaggi lontani e rarefatti, e sorrette a margine da frasi e affermazioni sull’amore e gli stati d’animo. Scorrendo lo sguardo da un’immagine all’altra si attraversano le figure che le animano, come in un’educazione sentimentale, un ventaglio di sensazioni tra memoria, ricordo onirico e sentimenti provati, rappresentati da corpi ora disgiunti ora improvvisamente uniti. Paesaggi interiori iconizzati da simboli universali, come la stella o la fiamma di un fuoco, che ben aderiscono al senso di sospensione e di incertezza. Sono tracce di passaggio queste figure dove, spiega nelle note di presentazione Irene Ester Leo: “Il corporeo e l’incorporeo si fondono. Non occorre esserci per essere”.

Un’opera di Maira Marzioni

Alla mostra di Benedetta Longo si è aggiunta di recente #04 è “Dove tutto trema” di Maira Marzioni che indaga l’essenza dell’incompiutezza, anima del nostro tempo. “La danza delle cose cadute” è il suo pozzo intimista, la sua miniera poetica nella quale tempera la percezione del vitalismo insito nelle “cose”, dal buio della vista emerge un impianto visivo e poetico. Attraverso l’amplificazione di sensi primordiali, si ritorna al concetto dell’essenza nella sua origine più pura con un’autonoma dignità di esistenza. Sono scarti vegetali, quelli fatti tremare alla luce e che, alla vista dell’osservatore, contengono la luce rifrazionandola all’esterno, staccandosi dal suolo così come dal fondo. Zenzero, gelsomini, segmenti di corteccia, aglio, colti nel pulsare della loro linfa vitale nel tracciato visibile di un movimento che arriva all’occhio amplificandosi nel suo volume. La materia che si trasforma, l’ineffabile impalpabilità di quelle che per tutti sono comunemente “cose” ortaggi, fiori, vegetazioni e nutrimenti, reclamano il proprio esistere. Le immagini di Maira Marzioni sono tracciature di vita lì dove “trema ogni cosa” e “tutto si muove”, spiega Vittorino Curci nel presentare il suo lavoro.

La nuova stagione di stupori e incanti è quindi fertile e attiva nella galleria virtuale del Fondo Verri, un luogo che nutre e ventila il sentimento di rinascita e di un ritorno fisico, che dilata quello vitale ricolmandolo di possibilità. Le attività della pagina realizzano, inoltre, piccolo cataloghi digitali su Issuu. (Lara Gigante)