Con le donne, per le donne: il Salento si tinge di rosso

Sono ogni anno più numerose le iniziative organizzate nel Salento in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale a contrasto della violenza contro le donne.

Il lenzuolo della signora Ornella Cucci esposto in via de Mura a Lecce

Torna il 25 novembre, una data nata per ricordare ma soprattutto per fare il punto sulla situazione sulle azioni a contrasto della violenza contro le donne che, anche e soprattutto in tempi di lockdown, non accenna a diminuire. Secondo ActionAid, sarebbero più di 15mila, le chiamate arrivate al numero del centro antiviolenza 1522 nel periodo che va da marzo a giugno dell’anno in corso, circa il 120% in più rispetto al numero del 2019.

Succede anche nel Salento dove, anche in questo strano anno pandemico, si celebra e si riflette, ci si raduna e si agisce, per e insieme alle donne. Ognuno con il proprio linguaggio e con la propria espressività. Fil rouge della giornata, è proprio il caso di dirlo, è il colore rosso. Sono scarlatte le scarpette in ceramica esposte in piazza Municipio a Cutrofiano, dove è anche il teatro, con una performance della cooperativa 29nove (in diretta streaming dalle 17 su salentovideo.it), a parlare di violenza e storie al femminile. Sono rossi i flutti della fontana in piazza Diaz a Nardò dove, nella Giornata che lotta per l’eliminazione della violenza contro le donne, non si può fare a meno di ricordare Renata Fonte, vittima di mafia ed emblema del massacro delle donne impegnate nelle battaglie civili e sociali.

Come un testimone, si passano l’ago e il filo, le donne del “Lenzuolo SOSpeso“, un telo bianco ricamato di rosso, in segno di sorellanza, progetto ideato dall’artista milanese Silvia Capiluppi. A raccoglierlo per la centesima volta, è Ornella Cucci, che a Lecce ha esposto in via De Mura 73 un arazzo ricamato con una parola, semplice e potente: amore. “Ho iniziato questo ricamo ad agosto, giorno del mio anniversario di nozze; un giorno d’amore”, spiega Ornella, che ha cucito sul lenzuolo la sua traduzione nelle cento lingue più parlate al mondo, da quella più antica, il sanscrito, all'”ammore” in napoletano. Lo intitola “Chiamami amore”, come fosse una supplica per fermare l’ondata di violenza, affinché a quella parola seguano gesti e tenerezze. Così dal tessuto si leva un coro di voci che parlano idiomi diversi ma che intendono lo stesso linguaggio, quello universale dell’amore. “Quando una delle inquiline del palazzo mi ha visto sul pianerottolo srotolare il lenzuolo, non ha avuto bisogno di spiegazioni”, racconta Ornella, “con sguardo complice si è avvicinata e, insieme, sfidando il vento, abbiamo fissato i lembi. Penso spesso che quel filo rosso sia magico”. Quando le donne si uniscono accadono cose incredibili.

Un momento della performance “Le Spose di BB” – Ph. Gianluca Rollo

Attraversa il Salento, con una performance toccante, trasversale e sicuramente unica, la compagnia teatrale Io Ci Provo della regista Paola Leone, che coinvolge i comuni di Lecce, Brindisi, Novoli, Carpignano Salentino, Melpignano, Sternatia, Morciano di Leuca e le studentesse e gli studenti dell’istituto Ites Olivetti del capoluogo salentino. In filodiffusione, lungo le strade e le piazze, i monologhi recitati dagli attori, tutti uomini, della compagnia, tratti dallo spettacolo “Le spose di BB“, incentrato sul contrasto alla violenza di genere. Una vera e propria incursione sonora, alle 12 e alle 18, per battere un colpo, ribadire che anche il teatro è in prima linea, in mancanza della possibilità di accogliere le platee in presenza. Per le scuole, invece, la performance sarà accolta e visibile virtualmente sulla piattaforma scolastica. “Si continua a morire assassinate da uomini incapaci di gestire le emozioni e tutti ci indigniamo di fronte a questi insensati e bestiali omicidi, ma poi ci sembra che poche cose si muovano”, dichiara Leone, “Dal canto nostro per far fronte a questa emergenza, gli strumenti che possiamo mettere in campo sono l’educazione ai sentimenti e al rispetto dell’altro. Ci vogliono nuove leggi, un nuovo linguaggio, una nuova cultura della parità e insieme nuovi modi di informare, comunicare e sensibilizzare. La lotta alla violenza di genere riguarda tutte e tutti, e dobbiamo impegnarci ogni giorno e ovunque”.

Ha invece il merito di lanciare e far circolare attraverso i social una campagna utile e, talvolta, provvidenziale, la campagna “Alza le mani”, a cura dell’associazione La Scatina di Parabita in collaborazione con la rete di centri anti-violenza della Comunità San Francesco, che illustra una sequenza precisa di gesti da eseguire con le dita, per esempio durante una video-chiamata con amici o familiari, qualora ci si trovasse in situazioni di pericolo all’interno del proprio domicilio, luogo che, purtroppo, può rivelarsi più che insidioso per le donne. Mano tesa di fronte lo schermo, pollice chiuso nel palmo, pollice stretto nel pugno, tre semplice mosse, illustrate nelle grafiche di Francesco Panese, per comunicare senza rischi con il proprio interlocutore.

Le tre sorelle Mirabal e l’epilogo triste della loro esistenza, finita nelle mani degli agenti messicani che proprio il 25 novembre del 1960 le trucidarono, e le tante donne ferite, nel proprio corpo e nella propria dignità, sono ricordate nell’istallazione artistica “Donna violata”, realizzata da Gabriele e Vittorio Magrì e allestita all’esterno del Castello Normanno-Svevo di Mesagne, sino al prossimo due dicembre. Lascia la parole alle donne, che ci mettono letteralmente la faccia, la campagna #iomivogliobene, a cura del Comune di Lecce, con la partecipazione di sei figure impegnate nelle battaglie per i diritti civili delle donne nelle istituzioni o nel mondo dell’associazionismo con un videomessaggio diffuso sui social e un significativo palmo della mano dritto verso il loro interlocutore. Sono Filomena D’Antini, Serenella Molendini, Teresa Chianella, Emanuela Palamà, Fiammetta Perrone e Alessia Ferreri, i volti della campagna, che dichiarano l’importanza dell’accettazione di sé, del riconoscersi e tendersi la mano, prima tra sorelle.