Cocumola: la tavola di San Giuseppe a casa Rizzello

Si allestisce in famiglia, senza visitatori, il tradizionale altarino per il santo.

La tavola di San Giuseppe a casa Rizzello
La tavola di San Giuseppe a casa Rizzello

Una devozione ereditata dalla nonna, una grazia ricevuta, la fede riposta nelle mani di San Giuseppe. A Cocumola, si schiude il salotto buono, si tirano fuori le tovaglie immacolate del corredo, si dispongono i piatti secondo la geometria della fede e seguendo regole immutate da decenni, anche in questo strano marzo 2020, segnato dall’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 e alla necessità di restare nella propria abitazione.

È da circa cinquant’anni che a casa Rizzello, si allestisce la tavola per San Giuseppe. “Ha cominciato mia nonna, ha continuato mia madre e ora sarebbe peccato interrompere”, racconta Veronica, la più giovane di casa, che anche quest’anno assiste e aiuta nell’allestimento dell’altarino dedicato al santo della famiglia per eccellenza. La nonna Clelia, sulla fine degli anni Sessanta, ha imbastito la prima tavola, perché “San Giuseppe le aveva ridato fiducia” salvando il figlio, Antonio, in ospedale dopo un grave incidente sul lavoro. Oggi, è proprio a casa di Antonio, insieme alla figlia Veronica, che si allestisce il banchetto.

Sono tantissimi i comuni del Salento, tra cui Uggiano la Chiesa, Minervino, Otranto, Giurdignano, Giuggianello, che il 18 marzo imbastiscono la sontuosa tavola seguendo un protocollo sacro, una geometria precisa tra portate, fiori freschi e decorazioni, iniziando i preparativi in anticipo. Pasta fatta in casa, arance, pane, vino e olio, miele, ceci, finocchi, ogni cittadina ha il suo “menu”, le sue consuetudini, ma tutte si uniscono nell’invocazione e nella preghiera, che si traduce nell’attività manuale dell’apparecchiare la tavola per il santo e nel gesto senza tempo della solidarietà. Le portate sono infatti esposte per i visitatori, che si affacciano in punta di piedi per ammirare i tanti altari domestici. Si aspetta il mezzogiorno del giorno dopo, data della ricorrenza, per il tocco del bastone di San Giuseppe che, battendo sulla tavola, dà inizio al rito della consumazione, con i convitati abbigliati da Sacra Famiglia. In seguito, le portate sono poi date in dono ai più bisognosi.

Quest’anno, però, sono in tanti ad aver deciso, vista l’attuale emergenza, di rimandare o annullare l’allestimento della tavola. C’è anche chi ha deciso di farne un evento “virtuale”, preparando la “tria”, la tradizionale pasta fritta con ceci servita per San Giuseppe, in diretta facebook. A casa Rizzello, invece, le mani si sporcano di farina, come tutti gli anni, e si allestisce la tavola, ma a porte chiuse, senza invitati. “Non ci sono nemmeno i santi”, continua Veronica, “che sono tutti nostri parenti, ai quali distribuiremo le portate una volta finito l’isolamento”.

Cambiano i modi, allora, ma non l’intenzione. “Non ci sono i fiori”, spiega, “né tutto ciò che è fresco, ma siamo riuscite a recuperare il pane, grazie alla panetteria che è rimasta aperta”. Sulla tovaglia bianca, ordinati, in fila, ci sono vino, olio, farina, pane, lampascioni, miele, vermicelli fatti in casa, tutto rigorosamente non cucinato. “Per tradizione, usiamo fare la tavola mezza cruda e mezza cotta, perché ci sono molte persone della famiglia che vengono a darci una mano, ma per quest’anno sarà tutta cruda”. La pasta non sarà cotta con il miele, ma nelle confezioni, niente fritto e le portate impossibili da realizzare saranno rimpiazzate con una offerta in denaro.

“Io di solito mi occupo delle decorazioni, dei segnaposto e dei fiori”, dice Veronica, “quest’anno aiuto la mamma a fare un po’ di tutto”. I santi saranno sempre cinque, ma ognuno a casa propria, non ci sarà il tocco del bastone ma la tavola resterà allestita, una devozione ancora più intima e ristretta. L’abbraccio del pane, il profumo della pasta fatta in casa, l’odore fresco del bucato delle tovaglie bianche, il salotto messo in ordine per l’occasione, donano a questo banchetto il sapore delle ricorrenze di famiglia, l’intimità di un banchetto riservato a un parente, a un vecchio zio buono, la festa di San Giuseppe di questa strana annata.