Con ArseVite, l’omaggio al sacrificio delle tabacchine calimeresi

Il documentario "ArseVite", sulla tragedia che condusse alla morte delle tabacchine di Calimera, è accessibile gratuitamente sul sito di Futuro Arcaico.

È il 13 giugno del 2018, e un lamento funebre si diffonde ancora sulle strade di Calimera. Sono passati cinquantotto anni da quel giorno maledetto, e se il passaggio inesorabile del tempo può avere sbiadito i ricordi, onnubilato le immagini, confuso le parole nella memoria, la ferita non sarà mai completamente rimarginata.

Era il 13 giugno del 1960 quando prese fuoco il deposito di tabacco Villani e Pranzo. In quel giorno funesto, sei tabacchine trovarono la morte. Oggi, quella tragedia collettiva continua a rivivere tra le parole di chi ne fu testimone, di chi ancora piange l’assenza di una madre, di chi cammina lentamente tra i viali del cimitero del paese, di chi scava tra gli archivi e rilegge la vicenda tra le fotografie ingiallite e i titoli in grassetto dei giornali dell’epoca.

Quella tragedia continua ad essere raccontata da Alberto Giammaruco e Christian Manno con “ArseVite”, film documentario, accessibile gratuitamente sul sito di Futuro Arcaico, che completa il libro “Nel dominio del tabacco” di Maria Concetta Cappello, edito da Kurumuny. È un omaggio, il loro, alle sei donne morte in quell’incendio, ma rende in realtà onore a tutti i caduti sul lavoro, molto spesso a causa di negligenze e disattenzioni. Così accadde anche a Calimera, per l‘assurda, fatale scintilla innescata dalla sigaretta gettata a terra dal brigadiere Bernardino Cecchini.

Preposto alla sicurezza, ironia della sorte, avrebbe dovuto sorvegliare che tutto avvenisse secondo le regole durante le pericolose fasi di disinfestazione delle balle di tabacco. Quelle stanze, sigillate ermeticamente perché il veleno fosse il più efficace possibile, diventarono delle trappole mortali quando le boccette di solfuro di carbonio presero fuoco improvvisamente. Si ricordano i nomi di Lina e Luigia Tommasi, Luigia Bianco, Assunta Pugliese, Epifania Cucurachi e Lucia Di Donfrancesco, che andarono incontro alla morte, vestite a festa, il giorno di Sant’Antonio.

È questo, un modo per dare dignità alla figura delle tabacchine, ai loro sacrifici, al loro senso di abnegazione che ha scritto le pagine della storia del Salento. È un modo per scavare nelle tante verità mai dette ad alta voce, dei silenzi e della rassegnazione di chi è costretto a subire, solo per sfuggire alla fame e alla povertà. Nel documentario, Maria Concetta Cappello accompagna nella ricostruzione delle vicende storiche, mentre con l’avvocato Gabriele Russo si leggono le responsabilità tra le carte del processo.

La voce strozzata delle testimonianze di chi assistette a quei momenti tragici, di chi conosceva le vittime e ne può oggi raccontare, si alterna alle interpretazioni degli attori che danno vita ai documenti di cui oggi si è in possesso: le lettere inviate al prefetto da Lucia Di Donfrancesco nel corso della sua lunga convalescenza prima della morte; le invettive del deputato comunista Giuseppe Calasso, quelle dell’urbanista Marcello Fabbri, l’articolo scritto a macchina di Miriam Mafai, inviata sul luogo della tragedia per la rivista Vie Nuove.

Il racconto diventa una voce unica, si amalgama sulle musiche originali di Igor Legari, graffia sulle corde del contrabbasso. È l’ultimo moroloja per le tabacchine. Dignitoso omaggio per chi ha donato la propria vita in cambio di pane e lavoro.     

Il link per accedere al film.