Apulia Farm: il buono della terra, sulla strada di casa

Nelle campagne tra Avetrana e Manduria, Giorgio e Lucia hanno creato Apulia Farm. Siamo andati a trovarli, tra filari di pomodori e arnie felici, per raccontare la storia di un ritorno a casa.

Ascoltandoli, sembra quasi di sentire quel gusto saporito dei piatti della mamma che accolgono dopo un viaggio, dopo un periodo vissuto lontano, dopo un tempo passato tra strade e palazzi nuovi. E quando si torna a casa, il sapore casalingo di quella ricetta preferita non è solo questione di chimica, ma rappresenta la dimensione di ciò che si conosce, di quello che si possiede. Il ritorno a ciò che è sempre stato proprio.

A raccontarla per bene, in realtà, quella di Giorgio e Lucia è la storia di un ritorno “a metà”. È lei la salentina di origine, figlia di padre contadino, emigrata a Roma per inseguire i suoi sogni: una laurea in marketing alla Luiss, quindici anni nella capitale e un profondo dubbio sul futuro quando, alla fine del 2017, la start up svizzera del turismo per la quale lavorava ha deciso all’improvviso di chiudere i battenti e mandare tutti a casa, “dalla sera alla mattina perché, dicevano, in Italia pagavano troppe tasse”. Giorgio invece, “romano di Roma che… se ti devo rispondere, ti dico di Trastevere”, nato e cresciuto in città senza mai allevare neanche un cagnolino, ha deciso di seguire sua moglie e, pur continuando a conciliare il lavoro nel settore informatico per un’azienda leccese, di cominciare, al Sud, una nuova vita nel segno della ruralità, del rispetto dell’ambiente, dell’agricoltura sana.

Nasce così Apulia Farm, la giovanissima azienda agricola che si trova nelle campagne tra Manduria e Avetrana, in contrada Potenti. Sembra quasi un piccolo isolotto nel mare infinito dei vigneti di Primitivo che la circondano. Un vialetto sterrato costeggia i tronchi monumentali degli ulivi che fanno ombra agli ortaggi messi ordinatamente in fila, e contrastano con i loro colori vividi d’estate le zolle grasse di terra rossa. È vero che Apulia Farm è nata quasi per caso, come risposta alla difficoltà improvvisa di aver perso il lavoro, ma non avrebbe sicuramente preso questa forma se in fondo allo stomaco di Lucia e Giorgio non ci fosse stato quel formicolio che finisce sempre per indicare la strada giusta, che esprimeva il desiderio di voler ritrovare una “casa” dove sentirsi finalmente a proprio agio. Galeotto fu quel corso sull’apicoltura, frequentato non appena capito che qualcosa stava cambiando nelle loro vite: sei mesi di lezioni teoriche e pratiche hanno fatto sì che l’affascinante mondo degli insetti impollinatori, e il loro ruolo fondamentale per la vita del pianeta, diventasse il punto di partenza per approcciarsi alle nuove esperienze che da lì sarebbero nate.

E così, alla fine del corso, quando si è passati a fare un acquisto cumulativo di arnie, c’era già il posto pronto per posizionarle: al centro di quella campagna di due ettari in contrada Potenti a Manduria che Antonio, il papà di Lucia, oggi 73enne, aveva continuato a coltivare e accudire, riponendo nel cassetto il sogno di produrre del miele e, soprattutto, senza sapere che prima o poi sua figlia laureata in marketing sarebbe ritornata a zappare con lui. “Mio padre ha sempre fatto il contadino, anche se non è riuscito a valorizzare il suo lavoro come avrebbe meritato”, spiega Lucia mentre ripercorre le imprevedibili evoluzioni della sua vita che, durante gli anni romani, hanno fatto sì che la famiglia decidesse di vendere otto dei dieci ettari di terra di proprietà. Salvo poi arrivare a oggi, con la voglia di riprendersi parte di quelle terre per completare un percorso reso circolare dal destino.

Contrada Potenti è stato il punto di approdo dopo la decisione di impacchettare la propria vita e di partire. Apulia Farm si è costruita pezzo dopo pezzo attorno a quelle prime tre arnie, fino ad arrivare all’inaugurazione ufficiale nell’agosto del 2019. In un anno le arnie sono diventate 35 e nella “casa delle galline” una quarantina di pennuti vivono serenamente, il piazzale del campo pullula di vita, grazie alla gente che lo frequenta ogni giorno. Mentre i più piccoli possono giocare tra la terra e le piantine, oppure nell’angolo degli indiani” dedicato ai visitatori più piccoli, gli adulti all’ombra del gazebo in legno trovano prodotti freschi ogni giorno, olio d’oliva e miele ma anche farine e prodotti da forno nati dalla collaborazione con altre aziende del territorio. Spesso succede che si faccia un giro nell’orto insieme al cliente, scegliendo insieme a lui direttamente dalla pianta. “Tante volte regalo l’uovo appena fatto ai bambini”, dice Giorgio per raccontare la sua idea di azienda che non è “prendi e vendi”, ma luogo di benessere, dove acquistare prodotti buoni della terra non significa esclusivamente soddisfare i bisogni dello stomaco, ma ritrovare quel generale equilibrio con la natura che molto spesso sembra smarrito.

Ne è un esempio il miele, prodotto per la vendita ma anche “lasciato sempre alle api nella quantità che serve a loro, senza spremerle”, spiega, tanto più che sono curate solo con l’acido ossalico contro i parassiti della varroa e aiutate con un “rinforzino” a base di sciroppo di acqua, zucchero e limone. Tra i filari, l’estate trova il suo tripudio di forme e colori, con fiori di zucca e zucchine, pomodori e cipolle. “Adesso ci chiedono melanzane ma non ce ne sono”, Lucia sottolinea quel concetto apparentemente banale, che riguarda la capacità di modulare una dieta in base alle reali disponibilità che la natura concede, tanto che “i prodotti quando sono finiti… sono finiti”, rimarca. È un concetto che evidentemente vale la pena ribadire, se in genere le scelte dei consumatori sui banchi dell’ortofrutta continuano a essere viziate da dinamiche che mettono da parte il principio della stagionalità. D’altro canto, non dovrebbe essere così difficile seguire il principio di doversi “accontentare di quello che c’è”, a vedere la ricchezza di scelte che un orto estivo riesce a offrire. Senza grandi sforzi, tutto questo si trasforma per Lucia in una miniera inesauribile di suggestioni, quando con il suo profilo di food blogger “Keepqueenbeealive” elabora ricette sfiziose da pubblicare su Facebook, Instagram e sul blog omonimo, rilanciando ovviamente anche il marchio dell’azienda.

“I canali sono dedicati al lavoro delle api, fondamentale per la vita di tutti. In particolare all’ape regina, che non è l’ape Maia come piacerebbe pensare, ma ha una vita difficile e quando alla famiglia non piace più viene deposta”, spiega. È forse questo tipo di comunicazione il “piccolo” segreto dell’esperienza di Apulia Farm, che puntualmente viene raggiunta anche da clienti disposti a percorrere svariati chilometri pur di comprare direttamente sul posto e che di norma riesce a vendere in poco tempo tutto il raccolto del giorno, “anzi, abbiamo necessità di aumentare la produzione”, chiosa Giorgio. Su Instagram, i quasi 16mila follower del profilo di Lucia, impaginato con grazia e senso estetico, trovano messaggi positivi e sinceri che raccontano la sua realtà per quel che è: la durezza del lavoro quotidiano, lo sguardo sognante verso il futuro e la serenità di poter finalmente lavorare per il proprio progetto di vita.

Tutto questo si traduce nella carrellata di ricette, piatti, curiosità gastronomiche e perfino nel “kit della frisa perfetta”. Perché, come scriverebbe Wendell Berry, “mangiare è un atto agricolo”, soprattutto quando ti riporta ad affondare le mani per riprenderti cura della tua terra d’origine.