Abitare al femminile: cosa vogliono le donne?

Il progetto pilota Abitare il femminile coinvolge i comuni di Alezio, Gallipoli e Taviano per una progettazione urbana a misura di donna. L'intervista a Teresa Chianella, presidente della commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce.

Il parco "Don Tonino Bello" ad Alezio

Sono stati pubblicati qualche giorno fa i dati Istat sull’occupazione femminile. E sono sconfortanti. Sono 312mila le lavoratrici ad aver perso il loro posto nel 2020, numeri in parte dovuti sicuramente all’emergenza sanitaria del Covid, ma anche a una società che sembra non trovare spazio per le donne.

È ancora più prezioso e importante, allora, il progetto Abitare al femminile Puglia, vincitore dell’Avviso Pugliapartecipa della Regione Puglia, che coinvolge le donne dei comuni di Alezio, Gallipoli e Taviano per la progettazione di spazi e paesi “più rosa”, dando la parola proprio alle interessate. Si parte, infatti, da un questionario (disponibile on-line a questo link), e si continua con consultazioni, forum e assemblee partecipative, quando sarà consentito anche in presenza, passeggiate nelle città e incontri con le scuole. L’obiettivo è quello di ascoltare la voce delle donne per pianificare progetti di riqualificazione urbana e gestione dei luoghi pubblici dell’abitare.

Teresa Chianella

Si tratta di un progetto pilota, che per ora interessa solo tre comuni ma punta a essere esportato e replicato. “I bandi urbanistici sono redatti in prevalenza da uomini, è importante invece dare voce alle donne, capire cosa vorrebbero“, spiega Teresa Chianella, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce, principale promotrice del progetto, insieme all’architetta Elisa Conversano e alla progettista Chiara Coppola. “Lavoriamo a questo progetto da anni e grazie alla legge Puglia Partecipa, il sogno è diventato realtà”.

“Abbiamo mutuato l’idea dal Veneto ma i nostri numeri sono stati sorprendenti”, continua, “in tutta la regione veneta sono state 500 le risposte al questionario, mentre in pochi giorni nei soli tre comuni interessati abbiamo raccolto circa 400 moduli compilati; questo dimostra che i cittadini hanno voglia di essere interpellati, aspettano solo che qualcuno faccia loro una domanda“. Non solo. “Lavorare a questo progetto mi ha portato a lavorare a stretto contatto con giovani professioniste impeccabili, architette paesaggiste del calibro di Sara Durante e Valentina Nicolardi, vere e proprie risorse, che hanno uno sguardo fresco, concreto, su quello che renderebbe i nostri paesi più vivibili”.

Il pregio dell’iniziativa è, tra gli altri, quello di aver coinvolto la parte più attiva della cittadinanza, interpellando le associazioni presenti sul territorio, tra cui ProLoco Gallipoli, AMART, Fidapa, Cittadinanza Attiva Puglia. “Non è più rimandabile l’esigenza di prendere in conto i desiderata delle donne“, continua Chianella, “che hanno il diritto di essere madri, mogli, lavoratrici, di realizzarsi secondo la propria volontà e incontrare un’infrastruttura sociale adeguata”. L’obiettivo a medio termine è quello di raccogliere dati da presentare in un futuro report, compatibilmente con l’emergenza sanitaria presentare i risultati in un convegno.

Un parco giochi nel comune di Gallipoli

La partecipazione della cittadinanza è ormai condizione obbligatoria per la pianificazione urbana, ma questo è il primo progetto che chiama in causa direttamente le donne, nel loro essere madri o lavoratrici o tutte e due: “abbiamo mai pensato se una strada è sicura, per una donna che torna a casa a piedi da sola la sera? se è agevole per i passeggini? se ci sono abbastanza asili nido? se gli spazi verdi sono sufficienti”. Domande che si fanno più pressanti, soprattutto tenuto conto dei dati e della scoraggiante situazione femminile nazionale.

“Da decenni c’è una sottovalutazione cronica della questione della parità di genere e della questione delle infrastrutture sociali”, ha dichiarato Linda Laura Sabbadini, presidente dell’engagement group Women20 al G20. “Faticosamente eravamo arrivati a un 50% di occupazione femminile, un livello molto basso“, continua, “molto faticosamente perché, negli anni, non si è mai investito sufficientemente in politiche adeguate, in piani straordinari per l’occupazione femminile, in infrastrutture sociali, e tutto questo ha contributo a un aggravamento della situazione dell’occupazione femminile. Siamo arrivati al 48,6% di tasso di occupazione femminile, solo nel mese di dicembre abbiamo registrato 100mila occupate in meno, tutte donne. Nel 60% sono giovani. L’ultimo trimestre disponibile ci dice che per le giovani tra i 25 e i 29 anni, abbiamo un tasso di occupazione inferiore alla Grecia, siamo ultimi in Europa, sei punti sotto la Grecia. Anche nella fascia 30-34 anni abbiamo ugualmente un tasso di occupazione sotto la Grecia”.

“Crediamo molto in questo progetto”, conclude Teresa Chianella, “in questa iniziativa c’è tutta la forza delle donne, che è quella di perseguire i propri obiettivi, con capacità e amore”.