A dieci anni da Sarah

Un’inchiesta giornalistica accurata e minuziosa ma con il fascino del reportage letterario che delinea ambientazioni e quadri psicologici e accompagna il lettore nei meandri del degrado di un noir pugliese drammaticamente vero.

Ci sono storie che colpiscono e coinvolgono l’opinione pubblica più di altre. Storie che segnano un territorio e possono sconvolgere una comunità per sempre. Storie che appassionano lettori e telespettatori e che creano fazioni e contrapposizioni. Quella dell’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, raccontata dai giornalisti Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni è sicuramente una di queste.

Il libro “Sarah. La ragazza di Avetrana”, appena uscito per Fandango, ricostruisce la storia nei dettagli, a dieci anni esatti dagli avvenimenti. Dalla sparizione misteriosa della giovane ragazza nella tarda mattinata del 26 agosto 2010 alle ricerche e alle pruriginose chiacchiere, dall’epilogo tragico nella serata del 6 ottobre con il ritrovamento del cadavere, praticamente in diretta televisiva, e la confessione choc dello zio Michele Misseri fino al coinvolgimento nell’inchiesta della cugina Sabrina, che per quaranta giorni si era trasformata da richiesta estetista ad abile e scaltra addetta stampa, e della zia Cosima, poi condannate all’ergastolo.

Ma soprattutto, dopo una meticolosa ricostruzione della verità processuale, il volume apre un interessante squarcio sulla realtà di Avetrana, con dubbi, perplessità, dettagli sfocati, contraddizioni, anomalie di una vicenda complessa che coinvolge una famiglia numerosa e all’apparenza unita, un paese tranquillo e i suoi tanti “personaggi”. L’imperturbabile madre Concetta, il chiacchierato padre Cosimo, il fratello con velleità televisive Claudio, la cugina “buona” Valentina, il latin lover Ivano, gli amici e le amiche della comitiva, il fioraio sognatore Giovanni, la “pettegola di paese” Anna Cosima, gli avvocati e i consulenti, alcuni dei quali finiti sotto processo, e tanti altri che entrano nella storia come testimoni, imputati, accusatori, semplici comparse.

Un’inchiesta giornalistica accurata e minuziosa ma con il fascino del reportage letterario che delinea ambientazioni e quadri psicologici e accompagna il lettore nei meandri del degrado di un noir pugliese che sembra frutto della fantasia di uno sceneggiatore sadico ma che è drammaticamente vero. E che si trasformerà presto in una serie tv con la regia di Pippo Mezzapesa e un documentario diretto da Christian Letruria.

(di Pierpaolo Lala)