Un minuto d’Aria, in punta di biro nella musica

Un minuto, dura solo un minuto il video grafico e musicale Aria. Breve, eppure, come i versi di una poesia, capace di far chiudere gli occhi, respirare e pieni polmoni in riva al mare, sollevare un po’ il cuore, prendere per mano e condurre in un luogo “altro”, lasciarsi dietro una scia di dolcezza e malinconia.

Aria è un piccolo filmato realizzato con i disegni di Alberto Giammaruco, sulla musica e le parole di Miro aka Palmiro Durante e il montaggio di Kika Montinaro.

“L’aria è quella che si respira in una giornata ventosa e malinconica, forse libeccio, forse tramontana, forse fine estate”, dicono gli autori, “il mare mosso fa da sfondo alla lontananza e alla trasformazione di un amore, evocato dalla chitarra e dalla voce di Miro che canta nel dialetto di Castri di Lecce con la forza del cantautore senza schemi”.

Realizzato con i limiti e i mezzi a disposizione in casa, in questo periodo di “isolamento sociale” e con lo stato d’animo che un po’ tutti abbiamo, magari in una certa ora del giorno guardando fuori dalla finestra, il video, forse proprio per questo, è una piccola perla.

Per la tecnica innanzitutto, ben 250 disegni realizzati dal talentuoso Giammaruco in punta di biro e in pieno stile “Sketching”, con mano veloce, gestualità ispirata da un sentire profondo e dall’urgenza dell’esprimersi su ritagli di fogli A4 che rivelano segni, macchie, “rumori di fondo” poi acquisiti con uno scanner domestico. Per il montaggio di questi, “secondo procedure assolutamente lontane dagli standard della grande animazione contemporanea”, ammettono gli autori, eppure perfetto nella sua essenzialità, perché non necessita d’altro. Altro, sarebbe stato troppo, avrebbe compromesso lo slancio vitale e la spontaneità che ne costituiscono l’essenza stessa.

E nella musica e le parole di Palmiro Durante, in grado di cogliere con delicatezza infinita le sfumature più malinconiche ma anche dolci di questi tempi (ascoltate la versione integrale del pezzo sulla sua pagina Facebook).

Ogni tratto, ogni nota, ogni fotogramma sembrano sussurrare un’unica parola: “passerà”. “È sulu maletiempu e qualche nula”.