Lecce, a scuola di umanità

Nasce l'Accademia della Carità, progetto parallelo della fondazione leccese, diretto dal regista Alessandro Valenti.

Il regista Alessandro Valenti

Imparare la carità, accompagnare, sostenere e portare avanti un percorso solido e strutturato, un vero e proprio cammino dell’aiuto, per dire all’altro: “tu non sei solo”. All’obiettivo della mera assistenza, sostituire quello più lodevole dell’inclusione e della cittadinanza attiva. È l’ambizioso progetto dell’Accademia della Carità, costola della Fondazione Casa della Carità di Lecce, presentato la scorsa settimana presso il Duomo di Lecce, alla presenza del vescovo Seccia e del regista Alessandro Valenti, direttore dell’Accademia.

L’Accademia punta a realizzare un’opera di rigenerazione culturale e sociale, offrendo ai soggetti più emarginati un’opportunità, quella di camminare con le proprie gambe, di farcela da soli, accompagnandoli in un percorso di formazione professionale ma anche di riconciliazione con la propria persona. Ex detenuti, immigrati, senzatetto, soggetti con disabilità, soggetti in povertà estrema, l’idea è quella di liberarli dalla definizione gravosa delle loro carenze e aiutarli a raggiungere un’integrità, dignità, di cittadino e di essere umano.

Il progetto coinvolge quindi gli ospiti che quotidianamente popolano la Casa della Carità di Lecce, con le loro capacità, attitudini e passioni e, soprattutto, con la loro voglia di rimettersi in gioco, ma apre le porte anche ai cittadini che hanno il desiderio di seguire un cammino di riflessione sociale, in un clima di fraternità condivisa ed attiva. Saranno infatti attivati laboratori di artigianato, in compagnia della cartapestaia Stella Ciardo; di diritto costituzionale; di poesia e scrittura creativa; di inglese e italiano per stranieri; di arte, insieme a Lorenzo Madaro e Brizia Minerva; di cinema, insieme ai registi Mattia Epifani e Francesco Lefons; di lettura quotidiani. Tutti gli strumenti per ricondurre letteralmente al centro coloro che subiscono una condizione di emarginazione.

A questo si aggiunge il progetto dell’autonomia abitativa, “realizzata nel Social Housing, congiunta al supporto culturale offerto dall’Accademia della Carità, che emancipa la dignità dei senza fissa dimora che si ricentrano, con fiducia e convinzione, nella loro storia personale”, sottolinea la dottoressa Simona Abate, coordinatrice della Casa della Carità di Lecce. “Il mondo della Casa della Carità, non ultimo il progetto dell’Accademia sono resi possibili soprattutto grazie a tutto ciò che ruota intorno a tale fantasia caritativa: Mario Renna, espressione pura del Diaconato Permanente diocesano, la dottoressa Paola Rizzo, l’avvocato Pablo Allegro, esperti concreti di antropologia interculturale, lo psicologo Davide Mancino, il consiglio di Fondazione, i tanti volontari dal cuore grande”.

A rafforzare la rete della fondazione, è stato siglato anche il protocollo di collaborazione con l’Azione cattolica diocesana, simboleggiando l’importanza della sinergia nel mondo di un volontariato orientato all’ascolto delle problematiche sociali più gravi.