Le lacrime della Città Bella, orfana della Settimana Santa

Il cortometraggio inedito firmato Poieofolà rende omaggio agli spettacolari riti della Settimana Santa di Gallipoli.

Riposano i legni sacri, non si veste l’Addolorata, non si ode il lamento delle campane. Per il secondo anno consecutivo, la Città Bella rimane orfana dei riti della Settimana Santa che, come da tradizione, qui in riva allo Jonio debuttano il venerdì precedente la Domenica delle Palme, con la processione dell’Addolorata, un corteo affollatissimo che, con lo sfilare del simulacro vestito a lutto e con il fazzoletto bianco nella mano destra, dà il la ai drammatici e teatrali riti pasquali gallipolini.

Una consuetudine antichissima, che coinvolge la popolazione tutta in un momento di pathos fortissimo, accentuato dalla musica luttuosa dell’orchestra, dal dondolio delle statue sulle spalle, dal rumore cadenzato dei pellegrini penitenti. E dalle lacrime che scivolano sul volto della Vergine disperata. E allora, se la realtà ha privato ancora una volta la comunità religiosa dei suoi cerimoniali, il teatro viene in soccorso, con la messa in scena della Trasumanazione di Cristo e il dolore lancinante di Maria, firmata dall’équipe di Poieofolà-Costruzioni Teatrali, che torna in scena, solo su schermo, per un vivido e potente omaggio a Gallipoli, ai suoi orizzonti che emozionano, alle sue tradizioni uniche al mondo.

S’intitola proprio “Dakriuon”, (dal termine greco “lacrima”), il cortometraggio uscito oggi, che non solo racconta una storia, ma sollecita una riflessione sull’attualità della pandemia e su un’esigenza, sempre più forte, quella di ritornare a vivere i momenti salienti della comunità e della religiosità popolare. Lo stile è quello noir e intenso a cui Poieofolà ci ha abituati, con dettagli vividi e impressionanti, con un’importante componente fisica dell’attore in scena, che riesce ad abbattere la parete virtuale dello schermo: le lacrime che rigano il volto, il cuore trafitto, la mano materna che non si rassegna e indulge nella detersione del corpo del figlio. A fare da quinta alla Passione di Cristo che s’è fatto uomo, c’è la passione del paesaggio, una sorta di canyon inatteso e teatrale, come solo il Salento sa celare, nelle sue cave di carparo, precisamente quelle di Mater Gratie nel territorio di Gallipoli, una landa brulla, arida, esotica, sulla quale si staglia il nero dei costumi dei teatranti, e i balconi della storica residenza di Palazzo Cappello, con l’affaccio sul mare, per un magistrale connubio tra natura e architettura.

“Il disastro pandemico Covid-19 ha imposto considerevoli restrizioni e la sospensione dei cortei cerimoniali per tutelare la salute pubblica in ottemperanza alle misure di prevenzione dalla diffusione del contagio. Per questo la devozione dei fedeli soffre per il secondo anno il declino dei costumi spirituali necessari per manifestare in comunione la pietà popolare tra i viottoli sul mare, nel cuore del centro storico di Gallipoli“, dice il regista Alberto Greco. “Legati da una conforme esigenza di esprimere la sensibilità e costretti dalle medesime limitazioni con la chiusura dei teatri e dei luoghi destinati all’intrattenimento dal vivo, gli artisti di Poieofolà si sono reinventati adattando il genio performativo a nuove modalità interattive”.

“Seppure in costante travaglio interiore, come ogni artista, ho sempre amato assistere ai riti della Settimana Santa del mio paese, Gallipoli”, continua Greco, “ero sorpreso, da piccolo, a constatare con quanta foga la gente partecipasse alle cerimonie e non nascondo quanto stupore nutrissi nel contemplare la figura dell’Addolorata, con quell’abito fastoso e ricco nonostante nero per il lutto, quando compariva dal bastione del porto, come a benedire il mare e i fedeli: gli astanti devoti pregavano con rigoroso rispetto ai piedi della statua e dai balconi delle dimore storiche; poi dal silenzio, un lungo fischio di sirena acclamava la Madonna per la sua misericordia. Spero di aver reso onore al mio paese con questa proposta artistica, nel rispetto della tradizione e della solennità”.

La visionaria regia è di Alberto Greco e la direzione artistica di Roberto Marius Treglia (entrambi fondatori di POIEOFOLÀ – Costruzioni Teatrali) che veste anche il ruolo di Gesù. Gli altri interpreti sono Claudia Treglia (Maria), Riccardo Martella (Pilato), Imma MagginoLuana Greco, Irene Nobile, Eleonora Benvenga, Marta Piccolo e Isaura Scorrano (coro di donne).

La direzione video-fotografica è supervisionata da Simone Nazaro e la post-produzione è a cura di VIDEO COOL, mentre ad Andrea Centolanze si deve la consulenza ritmica sull’aspetto musicale.