Le “connessioni” tra 167/B street Lecce e il Ministero degli Affari Esteri

Il murale realizzato da Chekos e Ania sul muro del giardino di casa

Questa è una storia nata dalle connessioni, quelle umane. Di incontri, presentazioni e garbate strette di mano. E di altri incontri, fortuiti, quasi sfiorati, che hanno innescato eventi grandi e piccoli, e creato quel tipo di arte che regala speranza.

Cominciamo dalla fine. #WeAreItaly è il canale YouTube del Ministero degli Affari Esteri in cui diversi artisti italiani, da Renato Zero a Giovanni Allevi, da Paolo Conte a Uto Ughi, e poi Nicola Piovani, Tiziano Ferro, Andrea Bocelli, Mario Biondi e molti altri hanno offerto il proprio contributo artistico per lanciare dall’Italia messaggi di creatività in stile Made in Italy.

Tra questi c’è anche il murale di Chekos Art e Ania, con tanto di didascalia e hashtag: “Gli street artist del 167/B street, laboratorio e spazio espositivo di Lecce, dedicano il loro murales e messaggio alla speranza per la costruzione di un mondo migliore per le generazioni future. #WeAreItaly #StayTunedonIT #VivereALLitaliana”.

Le connessioni, quelle umane, sono cominciate con un viaggio in Indonesia per andare a trovare un amico. Qui Ania e Chekos hanno preso parte a una serata dedicata al tema della condivisione tra le culture e lì hanno conosciuto Michela Magrì, all’epoca direttrice dell’Istituto Italiano di cultura a Giacarta. Poi, qualche mese fa, un altro incontro, a Catania, da passeggeri in aereo. Si salutano e questa volta si scambiano i contatti. Arriva l’emergenza virus, il distanziamento sociale, l’isolamento, ma le connessioni ormai si sono innescate e non si possono fermare.

E così: “L’altro giorno ci hanno chiamato dal Ministero per chiederci se volevamo prendere parte a questa iniziativa”, racconta Chekos, “Michela Magrì adesso lavora lì e si sta occupando di diversi progetti di street art. Il nostro lavoro funziona così, per connessioni. Può sembrare il destino ma io credo che il destino siamo noi, basta superare certi ostacoli. Se vai oltre… puoi conoscere altro. C’è sempre qualcosa che ritorna. È come un ciclo virtuoso, basta non chiudersi e seguirlo”.

Lui e sua moglie Ania vivono a Villaggio Montegrappa, un minuscolo borgo, poche case sparse su una strada che le divide, tra Frigole e Torre Chianca. Il murale è stato realizzato sul muro del giardino della loro abitazione. Sono partiti da una foto di Ania che tiene in mano un pallone, “non avevo un mappamondo” ammette Chekos. Poi la consueta tecnica, la cifra stilistica di Chekos Art, lo stencil, e la colorazione con le bombolette di vernice. Il video è realizzato in time-lapse, la tecnica che cattura e mette in sequenza infiniti fotogrammi. Il lavoro di due ore è stato così compresso in un minuto e 40 secondi che si chiudono con i “saluti di famiglia” dove c’è anche la piccola Amelia di quattro mesi, e il cui senso è un globale “We Can Do It”.

La donna rappresentata indossa una mascherina e tiene in mano il mondo: “Credo che parli da sola. Potrebbe essere un’infermiera sì. Ma medici e infermieri dicono di non voler essere definiti eroi. Io lo rispetto, ma non ho potuto fare a meno di inserire comunque un ciondolo con la S di Superman. Ha lo sguardo trasognato, segno di speranza, del guardare al domani”.

C’è anche una bambina di spalle e in punta di piedi, dichiarato riferimento e omaggio a Banksy, “Per me è il futuro. Ho sempre cercato di lanciare messaggi attraverso le mie opere, l’arte ha anche il dovere di creare dibattito, altrimenti diventa estetica e decorativa. Ma da quando sono padre è cambiato anche il peso che hanno. Tutto quello che faccio adesso è per lei, per mia figlia. Spero che un giorno non dovrà vivere in un mondo stravolto dai cambiamenti climatici, dalla disparità sociale ed economica e in tutto quello che noi stiamo vivendo adesso. Oggi queste cose le sento molto di più”.

E se le connessioni continueranno a innescarsi, quello che di buono facciamo oggi, domani arriverà ad Amelia.