La danza che cura e dà felicità degli allievi di Tarantarte a Bologna

Si balla nei giardini di casa, si balla nel salotto, in camice bianco da medico e mascherina, si balla in cucina con i figli, si balla con lo sfondo e le alture di una città che non sono salentini. Ballano gli allievi dei corsi di Tarantarte di Bologna e nel profilo Instagram della scuola diretta da Silvia De Ronzo con gli insegnanti Anna Maria Cetrone e Giuseppe Presicce, si uniscono in un ballo collettivo trascinante. Attraverso un video montato con le diverse riprese degli allievi, la pizzica irrompe sullo schermo e regala quella dose di spensieratezza così necessaria in questi giorni.

È una “danza che cura”, “una danza che unisce”, “la mia danza per…”, si legge negli hashtag, per gli allievi della danza salentina al nord. La ronda si fa ideale e diventa un’onda. Da nord a sud trascina nell’allegria di una danza che, fin dalla sua origine, è stata la cura a un male indefinito e indefinibile, guarigione e liberazione dallo scoramento e la tristezza.

La pizzica si fa “domestica” ma quel cerchio magico di energia conviviale che sboccia nelle piazze salentine si sente e si percepisce comunque. La vitalità, la voglia di reagire, di riprendersi piccoli spazi di felicità nonostante tutto, sono scanditi dai passi sincopati e dalla grazia delle ballerine e dei ballerini, nelle “coppie di corteggiamento” garbato ed elegante che appartengono al tempo dei nostri nonni.

In un susseguirsi di balli tra il tavolo della sala da pranzo e il cortile condominiale, tra il divano e l’ingresso, l’angolo cottura e la libreria del salotto, la piazza, comunque c’è perché: “La vita è una danza. Gli alberi danzano nel vento, le onde sul mare, gli uccelli e i pesci sono tutti impegnati nella loro danza della vita. Ogni forma di vita sta danzando. Vivete con uno spirito capace di danzare” (Daisaku Ikeda).