La morte e le sue figure. L’invito alla scrittura del cartaio Andrea De Simeis

L'artista inciderà gli scritti pervenuti, e selezionati, sul retro delle sue opere

Due delle incisioni di Andrea De Simeis

“Non è certo dove ci attenda la morte, aspettiamola ovunque. La premeditazione della morte è la premeditazione della libertà”. A scriverlo nei suoi Saggi fu Montaigne e con questo pensiero già dovrebbero essere fugati triviali riti scaramantici e ancestrali tabù. Ma probabilmente l’operazione della sublimazione della inevitabile dipartita richiede ben altre dinamiche, altri meccanismi e ingranaggi da oleare, andandoli a cercare nelle stanze del nostro inconscio più profondo e pauroso.

A mettere in moto questi ingranaggi è Andrea De Simeis. Incisore sopraffino e cartaio dalla manualità quasi estinta, dà corpo, sostanza, musica e parole alla “triste mietitrice” con “Totentanz”, una vera e propria macchina musicale, una sorta di grande carillon su quattro ruote. Al semplice giro della manovella che muove tre cilindri illustrati e dà vita al melodico dies irae, il complicato e imponente meccanismo in legno “estrude” la sentenza: non un destino segnato, bensì una plaquette illustrata (una preziosa incisione del maestro) in cui “un morente incontra la sua morte” corredata da un breve dialogo tra i due.

La macchina interamente costruita da De Simeis da dove saranno estruse le plaquette

E da qui ha inizio la “chiamata alle armi”, anzi, “alle penne”, lanciata da De Simeis che quiSalento sposa e della quale si fa promotore. L’invito è rivolto a chiunque desideri, aneli, abbia semplicemente voglia, capriccio, sfizio, necessità di cimentarsi con la scrittura intorno alla morte. I testi andranno poi a corredare le diverse incisioni. Ben vengano dunque aforismi, massime, coccodrilli, epitaffi, mottetti, dialoghi, poesie e tutto quello che la umana e peritura condizione evoca. L’intento è quello di “prendere la signora sottobraccio” e concedersi il lusso di confrontarsi con lei. La “destinazione finale” è inevitabile… ma che almeno il viaggio in sua compagnia sia interessante.

Due delle incisioni di Andrea De Simeis

I contributi inviati saranno opportunamente valutati e, se ritenuti idonei, stampati sul retro delle incisioni con una pedalina Ambrosia del 1951, su carta vergata a mano in cellulosa di puro cotone, canapa e fico. La “giostra musicale sul tema della danza macabra” inizierà così il suo lungo viaggio in Italia e all’estero, accompagnata da autori, interpreti, attori e musicisti che daranno vita, è proprio il caso di dire, a un siparietto tutt’altro che tenebroso bensì burlesco e ridanciano, declinandosi in diverse figure emblematiche come “Calavera Catrina-omaggio a Josè Guadalupe Posada”, “Il Papa-omaggio a Guyot Marchant, 1491”, “ILVA-Respice Finem” e poi “La castellana”, “Nonno Gino”, “Il contadino”, “Il monaco”, Tsuwamono, “Il trans”, “La Monaca tèmola”, “Il cieco” e molti altri.

I testi non dovranno superare le mille battute (spazi inclusi) e dovranno essere inviati entro il 15 settembre a cubiarte@gmail.com

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