Il viaggio nell’aldilà dei Messapi, i ritrovamenti nella necropoli di Alezio

Correva l’anno 1981 quando, finalmente, ad Alezio si ha la conferma dell’esistenza di una necropoli messapica individuandone la collocazione. Diversi rinvenimenti fin dal secolo precedente ne avevano fatto supporre la presenza, tra questi, tre epigrafi del VI secolo a.C. iniziarono così gli studi e le ricerche nella necropoli di Monte d’Elia da cui nacque, anche, il museo Civico Messapico. Ma è solo dalla scorsa estate che è iniziata la prima campagna di scavi condotta dal Laboratorio di Archeologia classica dell’Università del Salento sotto la direzione dal professor Giovanni Mastronuzzi.

“Nell’arco di alcune settimane di ricerche sono emersi nuovi fondamentali dati per la conoscenza della civiltà messapica”, ha dichiarato il professore dell’Ateneo salentino. Un vero e proprio tesoro riemerso dall’antica città di Alytia, prezioso perché offre l’opportunità di comprendere a fondo i rituali funerari dell’antichità, di ricostruire, attraverso le diverse sepolture e gli oggetti ritrovati al loro interno, la vita e gli usi dei Messapi. Gli scavi hanno infatti riportato alla luce una vera e propria piazza cerimoniale “intorno alla quale”, spiega Mastronuzzi, “all’interno di recinti costruiti con grandi massi, si concentravano i gruppi di tombe appartenenti a nuclei di famiglie o clan. Essa costituiva il punto di arrivo delle processioni che accompagnavano il defunto nell’ultimo viaggio dalla casa al luogo del seppellimento”.

microscavo nel Laboratorio di archeologia classica

E se è di poco tempo fa la notizia del ritrovamento a Pompei di resti di cibo all’interno del Termopolio, Alezio non è da meno perché tra gli straordinari ritrovamenti di questi mesi ci sono anche le olive come offerte destinate ad accompagnare il defunto nel suo viaggio verso l’aldilà. E poi diversi elementi a corredo della sepoltura: una lucerna, un piatto, una “trozzella” (il tipico vaso della civiltà messapica), due pesi da telaio e un puntale di giavellotto. Oggetti che raccontano della vita terrena o di quelle interrotte troppo presto come quelli ritrovati nella tomba di un bambino: un bicchiere per il vino (skyphos), un’anforetta, un sonaglio e un astragalo con funzione di giocattoli, e anche uno “strigile”. “Quest’ultimo è elemento che contraddistingue gli atleti”, dice Mastronuzzi, “potrebbe essere quindi un dono che sottolinea il mancato raggiungimento dell’età adulta”.

dettaglio del corredo della tomba di bambino

A queste sorprendenti scoperte si aggiunge anche l’identificazione di una fossa, “dotata di pavimento in blocchi di calcare e di cornice in carparo, al cui interno erano accumulati i resti di almeno 12 individui. Un ossario, insomma, collegato al funzionamento della necropoli e alla prassi del riuso delle strutture funerarie per varie deposizioni”.

Il lavoro prosegue alacremente con il restauro e le analisi dei reperti a cura di un team di cui fanno parte i ricercatori del CNR-ISPC Ivan Ferrari e Francesco Giuri, gli archeologi formati a UniSalento Patricia Caprino e Francesco Solinas e le studentesse del corso di laurea magistrale in Archeologia Irina Bykova ed Elisa Lauri. Una seconda campagna di ricerche è prevista per la prossima primavera.