Festa dei lampioni e de lu cuturusciu

Terra di fuoco, di carboni dormienti sotto le braci, e terra di luce, di carta velina colorata, dell’immaginazione che prende forma, si modella, con spago, fil di ferro e fantasia, e sembra volteggiare sulle teste dei calimeresi. In onore di San Luigi, e per accogliere la bella stagione, il giorno del solstizio d’estate, da vent’anni Calimera accende i suoi tradizionali lampioni, facendo del centro storico, dei vicoli, delle corti e delle piazzette, una sorta di installazione diffusa. È la centrale piazza del Sole, il cuore di questo itinerario di luce, di questo mondo incantato, dove veleggiano battelli, i campanili s’innalzano a due metri dal suolo, ghirlande di stelle incorniciano stradine e aie, farfalle e margherite sembrano bussare alle finestre e amabili draghi si lasciano sfiorare con un dito dai bambini sulle spalle del papà.

Un’architettura effimera, eppure preparata da giorni, rigorosamente a mano, dagli abitanti, e tramandata da generazioni, grazie all’arte tutta manuale di piegare la carta e farne fiaba, che nasce da quell’ingegno che fa di necessità virtù, di pochi materiali poveri e da riciclo una vera e propria lanterna magica, un giocattolo d’altri tempi, di quelli inventati dai nonni per i nipotini durante i primi lunghi pomeriggi d’inizio estate. Insieme ai giochi, ci sono anche i sapori di una volta, con il saporito “cuturusciu”, un vero e proprio pezzo di archeologia culinaria, un gustoso tarallo di pane ricavato dall’impasto che rimaneva nella “madia”, con l’aggiunto di olio, sale e pepe.

Il programma completo e le altre feste di giugno sul numero di quiSalento in edicola.