Così era l’Anfiteatro romano di Lecce

Un fotogramma del documentario sull'Anfiteatro di Lecce

L’Anfiteatro romano di Lecce come non l’abbiamo mai visto ma cercato di immaginare.

Grazie al documentario realizzato a partire dalla ricostruzione 3D del monumento romano, è possibile ammirarlo in tutto il suo originario splendore. Il filmato è adesso disponibile sul canale YouTube della Direzione regionale Musei Puglia in virtù della collaborazione tra l’Anfiteatro romano di Lecce e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR.

E in pieno stile documentaristico e divulgativo, le immagini prendono vita con l’accurata narrazione in sottofondo: “Nel XV secolo, il giureconsulto patrizio leccese Jacopo Antonio Ferrari, descrivendo l’Anfiteatro romano di Lecce nella sua ‘Apologia paradossica’ scrive: ‘Lecce mostra dentro al suo corpo, e proprio nella sua piazza, le più belle reliquie della sua antichità’”.

Scorrono anche le foto ingiallite degli scavi che lo riportarono alla luce da quella che era chiamata l’Isola del Governatore. La storia è nota: si ebbe la certezza della sua esistenza durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d’Italia, ma Cosimo De Giorgi, già nel 1896, aveva individuato due pilastri e due fornici. A lui furono poi affidati i lavori di recupero che durarono fino al 1940. Fu uno dei primi lavori di archeologia urbana dell’epoca e da quel momento la città cambiò volto.

Che effetto avrà fatto ai leccesi di allora vedere, giorno dopo giorno, riemergere da sotto il piano stradale e dal passato questa imponente e antichissima costruzione? Di certo, quelli di oggi, grazie a questo documentario avranno la percezione esatta della sua imponenza.

Realizzato dal CNR nel 2015 nell’ambito del progetto DICET-SMART CITIES, partendo dall’analisi e dal rilievo metrico dei resti archeologici, nel video viene ricostruita, con buona approssimazione, l’originaria fisionomia dell’edificio antico. L’indagine indiretta con tecnologie integrate di scansione laser e fotogrammetria digitale, ha permesso di individuare gli elementi morfologici e tessiturali sui quali poter sviluppare ipotesi ricostruttive plausibili, in accordo con le leggi della statica e delle tecniche costruttive in uso in età romana. Gli elementi scultorei e i particolari architettonici sono il risultato di un restauro digitale basato su modelli ottenuti mediante fotomodellazione.

Adesso, da immaginare c’è solo il resto dell’ellisse sotto la chiesa di Santa Maria delle Grazie.